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Case della Comunità, Occhiuto rilancia: ‘La Calabria non ha problemi sui target, adesso vanno riempite di contenuti’

Al convegno “Comunità e salute”, il presidente rivendica il recupero sul PNRR e rilancia il ruolo della sanità territoriale: "Per troppo tempo il diritto alla cura è stato negato"

Consiglio Regionale Presidente Roberto Occhiuto ()

La partita non si gioca più soltanto sui muri, sui cantieri, sulle scadenze da inseguire con il fiato corto. La vera sfida, adesso, è un’altra: trasformare le Case della Comunità da contenitori a luoghi vivi. Da strutture previste sulla carta a presìdi reali, capaci di dare risposte ai cittadini e di alleggerire finalmente il peso che grava sugli ospedali.

È questo il cuore dell’intervento del presidente della Regione Calabria e commissario alla sanità Roberto Occhiuto, intervenuto in collegamento al convegno “Comunità e salute”, momento di confronto dedicato proprio alla nuova sanità territoriale e al ruolo che dovranno avere, nei prossimi mesi, le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità.

Nel suo intervento, Occhiuto ha riconosciuto apertamente il contributo di Comunità Competente, rete che da anni insiste sulla necessità di costruire in Calabria una sanità più vicina alle persone, più radicata nei territori, più capace di intercettare i bisogni prima che esplodano nei pronto soccorso.

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“Saluto tutta la comunità di Comunità Competente perché devo dire che per me i loro suggerimenti sono sempre stati preziosi, ho sempre cercato di ascoltarli e credo che abbiamo messo in pratica, anzi abbiamo acquisito in molti documenti di programmazione degli intelligenti stimoli da parte di Comunità Competente”, ha detto Occhiuto.

Parole che arrivano in un momento delicato. Perché se da una parte la Calabria prova a recuperare anni perduti, dall’altra resta aperta la domanda che attraversa territori, operatori e cittadini: questa rivoluzione sanitaria riuscirà davvero a prendere forma?

Case della comunità, Occhiuto: non solo atti, ma controllo costante

Il presidente non ha nascosto il nodo centrale. In Calabria, ha spiegato, non basta produrre atti, approvare regolamenti o scrivere buoni documenti di programmazione. Il vero problema è far sì che ciò che viene deciso arrivi davvero nella vita delle persone.

“È necessario un monitoraggio costante sugli atti, sull’azione delle aziende sanitarie”.

Una riflessione che pesa, perché dentro c’è la fotografia di una regione che, sulla sanità, ha accumulato ritardi, vuoti, promesse mancate. Ed è anche la misura della prudenza con cui va letto ogni annuncio.

Occhiuto, nel suo intervento, ha richiamato il lavoro condiviso con Rubens Curia e con Comunità Competente su diversi fronti, dalla salute mentale al budget di salute, fino al terreno più attuale: quello delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità.

“Abbiamo recuperato il tempo che la Calabria rischiava di perdere”

Se il passato è stato segnato da lentezze e immobilismi, il governatore rivendica però un cambio di passo sugli obiettivi del PNRR.

“Noi abbiamo già centrato gli obiettivi sulle altre missioni PNRR, quelli legati alla digitalizzazione, alle attrezzature, all’assistenza domiciliare”, ha ricordato. E ancora: “Abbiamo recuperato il tempo che la Calabria rischiava di perdere, anche le risorse che rischiava di perdere”.

Secondo Occhiuto, il lavoro di coordinamento portato avanti dalla struttura regionale, con il supporto dell’assessore al bilancio e alla programmazione e dei direttori generali e commissari delle aziende, avrebbe consentito di riallineare la Calabria sui target previsti.

“Vedrete nel prossimo report che la Calabria non ha problemi di raggiungimento del target rispetto alla realizzazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, perché si è andati avanti piuttosto velocemente”.

Una rassicurazione netta, che punta a smontare il clima di allarme che negli ultimi mesi ha accompagnato il dibattito pubblico sul rispetto delle scadenze.

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La polemica politica e il rischio della superficialità

Nel suo ragionamento, Occhiuto ha poi allargato lo sguardo al contesto nazionale, sottolineando come la sanità sia ormai diventata ovunque terreno di scontro politico.

“Purtroppo la sanità è spesso un terreno fertile per le polemiche politiche”, ha detto, osservando come questo accada sia nelle regioni governate dal centrodestra che in quelle guidate dal centrosinistra. Una dinamica quasi automatica, secondo il presidente, che però rischia di produrre anche letture superficiali o scorrette.

Da qui il riferimento a una polemica recente sulle Case della Salute di San Marco Argentano e Cariati:

“Nessun definanziamento, semplicemente una riprogrammazione delle risorse su altri strumenti di programmazione”.

Il vero problema non sono le risorse, ma cosa metterci dentro

Il passaggio forse più importante del suo intervento è però quello che sposta definitivamente il baricentro del discorso. Non più soltanto soldi, cantieri, edilizia sanitaria. Ma contenuti.

“In Calabria non abbiamo un problema di risorse per gli investimenti in infrastrutture”, ha spiegato Occhiuto. Un’affermazione forte, che il presidente lega a un dato politico preciso: per molti anni, durante il commissariamento, non sarebbe stato fatto quasi nulla sul piano degli investimenti.

“Negli anni inutili del commissariamento, quando ci mandavano commissari che non avevano alcuna contezza di quello che significa governare la sanità, non è stato fatto un solo investimento”.

Oggi, sostiene, il quadro è cambiato. Le risorse dell’articolo 20, destinate all’edilizia sanitaria, sarebbero state mobilitate per i grandi ospedali e per l’assistenza territoriale.

“Che, come avete visto che sta andando molto velocemente, sia a Sibari, sia a Vibo, stanno cominciando i lavori degli scavi nell’area dell’ospedale della Piana di Gioia Tauro”.

Ma il punto vero resta un altro.

“Non abbiamo tanto un problema di risorse per infrastrutture… Abbiamo piuttosto un problema, e lo ha segnalato bene Comunità Competente in più occasioni, di riempire di contenuti questi contenitori”.

È qui che il discorso sulle Case della Comunità entra nel vivo. Perché una struttura, da sola, non basta. Serve personale. Serve organizzazione. Serve la presenza dei medici di medicina generale. Serve un modello capace di filtrare i bisogni e di evitare che tutto finisca, come sempre, in ospedale.

L’esempio di Palmi e il ruolo dei medici di base

Nel suo intervento, Occhiuto ha citato anche un’esperienza concreta: quella di Palmi, indicata come esempio di buona sanità costruita anche grazie al lavoro di Comunità Competente.

“Si possano replicare degli episodi di buona sanità che in questa regione sono stati realizzati, per esempio, grazie a Comunità Competente, a Palmi”.

L’obiettivo, ha spiegato, è convincere i medici di medicina generale a stare dentro le AFT e dentro le Case della Comunità, recuperando quel ruolo di filtro che un tempo evitava tanti accessi impropri nei pronto soccorso.

“Che si possa fare un lavoro di persuasione, di convincimento, dei medici di medicina generale, affinché stiano nelle AFT e nelle Case di Comunità, come è giusto che sia, e ritornino a fare il lavoro che facevano 15-20 anni fa i medici di medicina generale, quando filtravano ricoveri inappropriati nei pronto soccorsi”.

È un passaggio decisivo. Perché dice chiaramente che il futuro della sanità territoriale calabrese non dipenderà solo dai decreti o dai cronoprogrammi, ma dalla capacità di rimettere in moto una rete umana e professionale oggi spesso sfilacciata.

“Abbiamo bisogno di critiche intelligenti”

Nel finale del suo intervento, Occhiuto ha riconosciuto a Comunità Competente un ruolo che va oltre il semplice sostegno istituzionale. Non solo stimoli, ma anche critiche. Purché utili, documentate, costruttive.

“Abbiamo bisogno di stimoli, e Comunità Competente ne offre sempre. Abbiamo bisogno anche di critiche, ma di critiche intelligenti, costruttive”.

Parole che si legano a un altro concetto chiave evocato dal presidente: la sussidiarietà. Cioè la necessità di costruire le decisioni insieme a chi vive i problemi sul campo, a chi “sta in trincea”, a chi conosce i bisogni reali meglio di tanti uffici.

“Aprirsi a forme di sussidiarietà anche nella fase ascendente, cioè nella fase di formazione delle decisioni con chi vive in prima linea i problemi dei calabresi, credo sia una grande opportunità”.

Dalle macerie a strutture vive

L’ultima immagine usata da Occhiuto è forse la più forte. Parlando della sanità calabrese, il presidente ha evocato un sistema che per anni è stato fatto “soltanto di macerie”. Da lì bisogna ripartire. Ma non basta ricostruire edifici. Bisogna costruire fiducia, percorsi, relazioni, presenza.

“Abbiamo bisogno anche di qualcuno che ci aiuti a creare, attraverso percorsi di sussidiarietà, un modo per far diventare queste strutture, che finiremo, cioè le Case di Comunità, gli Ospedali di Comunità, strutture vive, dove i cittadini calabresi potranno recarsi invece di andare al pronto soccorso per ricevere il diritto alla cura che per tanto tempo è stato negato in questa regione”.

Dentro questa frase c’è tutta la posta in gioco. Le Case della Comunità non sono soltanto un’infrastruttura. Sono una promessa. E la Calabria, oggi, si gioca su questo crinale sottile: fare in tempo, ma soprattutto fare bene.

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