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San Giorgio d’oro, l’eroe reggino di Crans-Montana: ‘Premio annunciato ma mai consegnato’ – VIDEO

Il reggino che si distinse nei soccorsi durante l’incendio del Constellation racconta l’amarezza per un riconoscimento promesso e mai ricevuto: "La pratica è stata dimenticata"

paolo campolo crans montana

All’indomani della tragedia di Crans-Montana, Reggio Calabria aveva scelto parole forti per Paolo Campolo, il reggino che si era distinto nei soccorsi durante l’incendio.

Il 3 gennaio, sulle pagine di CityNow, veniva riportato l’annuncio dell’allora sindaco Giuseppe Falcomatà:

“Caro Paolo, ti aspettiamo a Reggio, quando tutto sarà finito, per tributarti gli onori dell’intera comunità reggina, consegnandoti la massima benemerenza cittadina del San Giorgio d’Oro”.

Una promessa pubblica. Un riconoscimento solenne. Il tributo della città a un uomo che, in una notte drammatica, aveva scelto di aiutare altri prima di pensare a sé stesso.

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Il premio annunciato ma mai arrivato

A distanza di mesi, però, quel San Giorgio d’Oro non sarebbe mai stato consegnato a Paolo Campolo.

A denunciarlo è lo stesso interessato, da Crans-Montana, davanti al memoriale dedicato alle vittime dell’incendio del Constellation.

Campolo ha ricordato il momento in cui, dopo essere uscito dall’ospedale, lesse il post dell’allora sindaco Falcomatà, che lo definiva “un eroe” e annunciava il conferimento della massima benemerenza cittadina.

“Io, molto onorato, avevo accettato per due ragioni: il dovere morale nei confronti delle vittime e la volontà di dimostrare che un calabrese può dare il meglio di sé contro ogni stereotipo”.

Poi, secondo quanto raccontato da Campolo, sarebbe arrivato il silenzio.

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“La pratica dimenticata dopo il cambio di giunta”

Campolo spiega che, non avendo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, la sua famiglia si sarebbe rivolta al Comune il 23 aprile.

La risposta, nelle sue parole, sarebbe stata “sconfortante”.

“La pratica era stata dimenticata dopo il cambio di giunta. Da allora nessuna comunicazione ufficiale, nessun invito alla cerimonia”.

Una ferita istituzionale

Il punto non è soltanto la mancata consegna di una benemerenza.

Il punto è il valore della parola pubblica. Soprattutto quando quella parola viene pronunciata dopo una tragedia, davanti a una comunità ferita e a una storia che aveva commosso Reggio Calabria.

Campolo lo dice con amarezza:

“Quello che doveva essere un riconoscimento delle virtù della nostra comunità si è dimostrato esattamente il contrario. Abbiamo evidenziato ancora quella non affidabilità, quella disinvoltura che ci viene spesso rimproverata”.

Parole dure. Ma non rivolte alla città nel suo complesso.

Il grazie ai reggini

Nel suo intervento, Paolo Campolo distingue infatti tra il silenzio istituzionale e l’affetto ricevuto dai cittadini.

A confortarlo, racconta, è stato il calore del “vero popolo reggino”, anche attraverso il Premio Tripodi, conferitogli per le stesse ragioni: il coraggio, il ricordo delle vittime, la testimonianza di umanità.

“Allora oggi voglio ringraziare i reggini, quelli che non dimenticano”.

Resta adesso una questione aperta.

Se il San Giorgio d’Oro era stato annunciato pubblicamente, se il nome di Paolo Campolo risultava tra i premiati, se il suo gesto era stato indicato come esempio per l’intera comunità, è necessario chiarire perché quel riconoscimento non sia mai arrivato nelle sue mani.

Non per forma. Ma per rispetto.

Verso Paolo Campolo. Verso le vittime di Crans-Montana. E verso una città che, quando promette memoria, non può permettersi di dimenticare.

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