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Dante Alighieri, la Corte d’Appello rigetta l’istanza dell’ex CdA. Il cda di Basilicata va avanti

Entro questa settimana attesa la scelta del nuovo direttore generale: in lizza Francesco Dattola e Francesco Perrelli. La Città Metropolitana intanto scrive al ministro Bernini: “L’Ente non risulta rappresentato nel CdA”

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Nuovo passaggio nello scontro a colpi di carte bollate che ormai da anni agita l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria. Dopo il colpo di scena dello scorso dicembre, quando il tribunale di Reggio Calabria aveva accolto il reclamo di Pasquale Basilicata contro la precedente ordinanza del giudice Filippo Meneghello, la vicenda è arrivata davanti alla Corte d’Appello.

Il risultato, però, non cambia gli equilibri maturati nella fase cautelare. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti rigettato l’istanza di sospensione presentata dall’ex CdA dell’Ateneo, riconducibile al precedente assetto guidato da Piero Aloi, che chiedeva di fermare l’efficacia esecutiva del provvedimento favorevole a Basilicata.

Tradotto: resta in piedi l’ordinanza con cui la sezione civile del tribunale aveva ribaltato la precedente decisione di Meneghello e aveva disposto l’insediamento del Consiglio di amministrazione del consorzio dei soci fondatori, presieduto da Pasquale Basilicata.

Una decisione che, almeno per la fase cautelare, segna un punto fermo. Il tentativo dell’ex CdA dell’Ateneo di congelare gli effetti dell’ordinanza che aveva dato via libera al CdA Basilicata non ha prodotto l’esito sperato.

Sul piano giudiziario cautelare, quindi, la partita può considerarsi chiusa. Resta eventualmente sullo sfondo il giudizio di merito, ma senza che questo abbia determinato, ad oggi, uno stop all’operatività del CdA Basilicata.

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Il passaggio in Corte d’Appello

L’ordinanza della Corte d’Appello, decisa il 4 maggio 2026, nasce dalla richiesta di sospendere l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato. Nella richiesta venivano richiamati presunti “gravi vizi” della decisione e il rischio di un pregiudizio collegato al completo rinnovo dei ruoli apicali, alle delibere e alle decisioni strutturali sulla governance dell’Università.

I giudici, però, non hanno accolto l’istanza. Il punto tecnico è rilevante: secondo la Corte, le norme invocate per ottenere la sospensione non potevano operare nel caso concreto, perché il provvedimento impugnato non era una sentenza di primo grado, ma un’ordinanza cautelare emessa ai sensi dell’articolo 669 terdecies del codice di procedura civile.

Si tratta, appunto, dell’ordinanza con cui era stato accolto il reclamo di Basilicata contro l’ordinanza Meneghello, che in precedenza aveva invece rigettato il ricorso dello stesso Basilicata.

Per questo la Corte d’Appello ha confermato il decreto presidenziale del 12 marzo 2026 e, per l’effetto, ha rigettato l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato.

Il risultato pratico è chiaro: nessuna sospensione, nessun congelamento degli atti, nessun ritorno automatico al precedente assetto. Il CdA presieduto da Basilicata prosegue il proprio percorso.

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La nota della Città Metropolitana al Ministero

Se il fronte cautelare sembra essersi chiuso a favore del nuovo assetto, resta però aperto un altro fronte, questa volta più istituzionale che giudiziario.

Il 14 maggio 2026 il sindaco metropolitano facente funzioni Carmelo Versace ha trasmesso una nota al ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, relativa alla rappresentanza della Città Metropolitana nel Consiglio di amministrazione della “Dante Alighieri”.

La comunicazione è stata inviata anche al capo di gabinetto del Ministero, alla Direzione generale competente e al rappresentante del Governo nel CdA dell’Ateneo.

Versace scrive di aver trasmesso il carteggio intercorso con il presidente del CdA Pasquale Basilicata, segnalando le criticità già rappresentate sulla effettiva legittimazione del soggetto convocato quale rappresentante dell’Ente nell’organo di governo dell’Università.

Il passaggio più netto riguarda la posizione della Città Metropolitana. Nella nota, Versace ricorda che durante la riunione dell’Assemblea del Consorzio promotore del 26 febbraio 2026 ha fatto verbalizzare che la Città Metropolitana di Reggio Calabria, allo stato, “non risulta rappresentata” nel Consiglio di amministrazione dell’Università, pur avendone titolo.

Il motivo indicato è preciso: il soggetto attualmente convocato sarebbe decaduto dalla carica di sindaco metropolitano e non risulterebbe investito di alcuna delega da parte dell’Ente.

Governance operativa, ma non pacificata

La differenza, a questo punto, è sostanziale. Da un lato, la Corte d’Appello non ha fermato il CdA Basilicata e ha lasciato intatti gli effetti dell’ordinanza cautelare che ne aveva disposto l’insediamento. Dall’altro, la Città Metropolitana ha formalizzato al Ministero una questione che riguarda la composizione dell’organo di governo e la propria rappresentanza istituzionale.

La governance, dunque, appare operativa. Ma non per questo pacificata.

È in questo scenario che si inserisce anche la prossima nomina del direttore generale. Dopo l’elezione del rettore, il professore emerito Carlo Felice Casula, il Consiglio di amministrazione dovrebbe infatti decidere entro questa settimana anche sul vertice amministrativo dell’Ateneo.

Secondo quanto emerge, in lizza ci sarebbero Francesco Dattola e Francesco Perrelli. Il primo è un nome già noto negli ambienti amministrativi reggini: avvocato, già capo di gabinetto della Città Metropolitana durante la gestione di Giuseppe Falcomatà, Dattola ha lasciato Palazzo Alvaro dopo le ultime nomine dell’attuale sindaco metropolitano facente funzioni, Carmelo Versace.

Anche Perrelli è un profilo conosciuto negli ambienti amministrativi e professionali reggini. Commercialista e revisore dei conti, nel curriculum indica, tra le altre esperienze, anche quella di direttore amministrativo dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri” tra il 1995 e il 1997.

Due profili diversi, quindi, ma entrambi legati, in forme differenti, al sistema amministrativo locale. E proprio per questo la scelta del direttore generale non sarà letta come un semplice adempimento tecnico.

La variabile delle elezioni comunali

A rendere ancora più delicato il quadro c’è poi la scadenza elettorale. Domenica 24 e lunedì 25 maggio Reggio Calabria tornerà al voto per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il Consiglio comunale.

Eppure, almeno finora, nessuno dei candidati alla guida della città sembra avere assunto una posizione chiara sul futuro dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri”. Un silenzio che pesa, perché il nuovo sindaco cittadino sarà anche destinato ad avere un ruolo centrale negli equilibri istituzionali dell’area metropolitana.

La domanda, allora, è inevitabile: il prossimo sindaco di Reggio Calabria, chiunque esso sia, vorrà essere rappresentato direttamente negli assetti della “Dante Alighieri”? Rivendicherà per il Comune e per la Città Metropolitana un ruolo pieno nel CdA dell’Ateneo? Oppure lascerà che a rappresentare, di fatto, il Comune e la Città Metropolitana restino Paolo Brunetti e Giuseppe Falcomatà, nonostante il quadro politico e amministrativo sia ormai cambiato?

È un interrogativo non secondario. Perché la questione della rappresentanza non riguarda solo i rapporti interni al Consorzio. Tocca il rapporto tra l’Università e le istituzioni territoriali, cioè uno dei nodi più sensibili per un Ateneo che, pur essendo formalmente autonomo, vive dentro un sistema locale fatto di enti, equilibri politici e responsabilità pubbliche.

Ora il direttore generale

Il punto, dunque, non è più se il CdA Basilicata possa operare nella fase cautelare. Dopo il rigetto della Corte d’Appello, quel fronte appare definito.

Il punto diventa un altro: come si muoverà adesso la governance dell’Ateneo, mentre la Città Metropolitana segnala al Ministero di non essere rappresentata nel Consiglio di amministrazione, mentre Reggio Calabria si prepara a scegliere il nuovo sindaco e mentre è attesa una delle nomine più importanti per la macchina universitaria?

Il direttore generale non è una figura secondaria. È il perno dell’amministrazione, il soggetto chiamato a garantire continuità gestionale, organizzazione degli uffici e attuazione degli indirizzi degli organi di governo.

Per questo la scelta attesa entro questa settimana non sarà letta come un semplice passaggio interno. Arriva dopo mesi di scontro, dopo l’elezione del nuovo rettore, dopo il rigetto dell’istanza cautelare dell’ex CdA dell’Ateneo, nel pieno di una nuova interlocuzione tra Città Metropolitana e Ministero e alla vigilia di elezioni comunali che potrebbero modificare nuovamente gli equilibri istituzionali della città.

La “Dante Alighieri” prova quindi a consolidare il nuovo corso. Ma lo fa in un contesto ancora carico di tensioni istituzionali. Il CdA Basilicata, uscito rafforzato dalla nuova verifica cautelare, ha ora davanti a sé una prova delicata: trasformare il vantaggio giudiziario in stabilità amministrativa, evitando che la nomina del direttore generale e il cambio politico a Palazzo San Giorgio diventino l’ennesimo terreno di scontro.

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