Giornata della legalità, la Garante Russo: ‘Welfare penitenziario contro la subcultura mafiosa’
La Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale richiama Falcone e Borsellino e indica la partita più delicata dello Stato, dentro le carceri
23 Maggio 2026 - 09:48 | Comunicato stampa

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non sono stati soltanto due straordinari magistrati dello Stato. Sono stati, e continuano ad essere, una visione morale del nostro Stato di diritto. Una concezione alta delle istituzioni fondata sul coraggio, sul metodo, sul sacrificio e soprattutto sull’umanità. Falcone comprese prima di molti altri che la mafia non fosse soltanto un’organizzazione criminale armata, ma un sistema culturale capace di insinuarsi nelle coscienze, nelle relazioni sociali e politiche, nei silenzi, nelle paure e persino nelle abitudini quotidiane. Per questo la sua sfida alla criminalità organizzata non fu mai esclusivamente repressiva. Fu una sfida culturale, etica e istituzionale. Una sfida per cambiare la società.
Nella qualità di Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale e Coordinatore nazionale del Forum dei Garanti regionali, ritengo che oggi il pensiero di Falcone e Borsellino debba trovare nuova forza nuova ed etica anche dentro il sistema penitenziario. È qui che si gioca una delle partite più delicate dello Stato democratico.
Antimafia penitenziaria: responsabilità e metodo dentro le carceri
L’antimafia penitenziaria non è uno slogan. È una responsabilità istituzionale. Significa comprendere che il contrasto alle mafie non può fermarsi all’arresto o alla condanna definitiva, ma deve entrare nei luoghi della detenzione per impedire che le logiche criminali continuino ad esercitare potere, pressione, controllo e reclutamento.
Falcone ci ha insegnato il valore del metodo. Borsellino ci ha insegnato il valore della testimonianza morale. Entrambi ci hanno lasciato una lezione ancora attualissima: la mafia teme più delle armi la cultura delle istituzioni sane, credibili e autorevoli. Per questo è fondamentale costruire anche un nuovo welfare penitenziario fondato su sicurezza, legalità, dignità umana e reale rieducazione. Non vi può essere vera sicurezza senza percorsi di recupero autentici. E non può esservi recupero autentico senza un sistema capace di liberare le persone dalla subcultura mafiosa, dalla dipendenza criminale e da quelle dinamiche di potere che continuano a condizionare vite e territori anche dall’interno delle carceri.
Welfare penitenziario, formazione e reti: gli strumenti della libertà
Oggi parlare di antimafia penitenziaria significa allora promuovere formazione etica del personale, tutela dei detenuti vulnerabili, prevenzione delle pressioni criminali intramurarie, valorizzazione del lavoro, della cultura e dell’istruzione come strumenti di libertà. Significa creare reti tra istituzioni, magistratura, amministrazione penitenziaria, scuola, università, sanità e società civile.
Giovanni Falcone non arretrò mai davanti alla solitudine istituzionale. Paolo Borsellino continuò a servire lo Stato anche quando comprese il rischio mortale che incombeva su di lui. In loro viveva un’idea altissima del dovere pubblico: quella di uomini che non hanno mai piegato la schiena davanti alla convenienza, al compromesso o alla paura. Oggi abbiamo il dovere morale di raccogliere quella eredità non soltanto nelle commemorazioni, ma nelle scelte quotidiane delle istituzioni.
Calabria e legalità: un’antimafia concreta oltre la narrazione
La Calabria, terra straordinaria ma troppo spesso ferita da sistemi criminali e distorsioni ndranghetistiche di potere, ha bisogno di un’antimafia concreta, rigorosa, credibile. Un’antimafia che non si limiti alla narrazione, ma che costruisca strumenti reali di prevenzione, educazione e liberazione sociale.
Falcone diceva che “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.
Quella fine dipenderà dalla capacità delle istituzioni e della società civile di restare umane, unite e libere. Dipenderà dalla capacità di non piegarsi. Dipenderà dal coraggio di continuare a credere che la giustizia, la dignità e la legalità possano ancora cambiare il destino dei nostri territori iniziando da settori strategici quali la sanità e il lavoro ha concluso l’avv. Russo.
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