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Amazon a Gioia Tauro, la società nega pressioni della ‘Ndrangheta: ‘Solo valutazioni di business’

"Continuiamo a valutare opportunità su tutto il territorio nazionale, incluso il Sud Italia, sulla base delle nostre esigenze operative", afferma la società 

amazon

Amazon respinge ogni collegamento tra il mancato decollo del progetto logistico a Gioia Tauro e presunte pressioni della criminalità organizzata. L’azienda sostiene che le scelte sugli investimenti in Italia dipendano solo da valutazioni operative, logistiche e commerciali, pianificate con largo anticipo.

Il colosso è intervenuto, attraverso una nota, dopo le notizie rilanciate da Filt Cgil Calabria e Cgil Calabria secondo cui la società avrebbe rinunciato a una nuova struttura logistica a causa di pressioni della ‘ndrangheta emerse nell’ambito dell’operazione Res Tauro della Dda di Reggio Calabria.

“Amazon pianifica le proprie infrastrutture con anni di anticipo e rivede costantemente la propria rete logistica per servire al meglio i clienti. Sono molteplici i fattori che possono influire sulle tempistiche di apertura di nuove strutture, tra cui esigenze operative, valutazioni sulla capacità della rete e considerazioni di pianificazione logistica. Le nostre decisioni di investimento in Italia e in Europa si basano esclusivamente su questi fattori operativi e di business”.

“La pianificazione della nostra rete è guidata dai medesimi criteri che applichiamo uniformemente in tutte le regioni e i Paesi in cui operiamo.

Amazon ha investito oltre 25 miliardi di euro in Italia dal 2010, creando più di 19.000 posti di lavoro a tempo indeterminato. Continuiamo a valutare opportunità su tutto il territorio nazionale, incluso il Sud Italia, sulla base delle nostre esigenze operative”, conclude la società.

Secondo alcune indiscrezioni, le intercettazioni dell’inchiesta “Res Tauro” della Dda di Reggio Calabria avrebbero mostrato l’interesse dei Piromalli per il possibile centro logistico. Dalle conversazioni emergerebbe la volontà di capire quali imprese potessero lavorare attorno al progetto e quale indotto economico avrebbe potuto generare sul territorio.

Il progetto, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe attirato l’attenzione del clan perché ritenuto capace di creare lavoro, appalti e nuove opportunità economiche. Gli inquirenti parlano anche di possibili pressioni legate ai lavori del capannone destinato ad Amazon.

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