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Melito, il padre di un ragazzo disabile: ‘Medici validi, è l’ospedale che va potenziato’

"Medici straordinari, struttura in difficoltà", il racconto del papà di Vincenzo che testimonia il doppio volto della sanità reggina

Melito, il padre di un ragazzo disabile: ‘Medici validi, è l’ospedale che va potenziato’

Da una parte la professionalità e l’umanità di medici e personale sanitario, capaci di intervenire anche nelle situazioni più delicate. Dall’altra le carenze di una struttura che, secondo chi ogni giorno vive il territorio, non riesce a garantire tutti i servizi di cui avrebbe bisogno la fascia ionica reggina.

È il doppio volto della sanità raccontato dal padre di Vincenzo, un bambino con disabilità, dopo quanto accaduto nei giorni scorsi all’ospedale di Melito Porto Salvo.

Il 9 settembre il bambino era stato accompagnato a Messina per una pulizia dentale eseguita in anestesia totale. Qualche giorno dopo, domenica, le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate.

“Sudava molto e l’ho portato subito al Pronto Soccorso”, racconta il padre. Ad assisterlo è stata la dottoressa Lia Versace.

“Appena ha visto il bambino ha fatto tutto quello che era necessario. Era quasi svenuto, poi si è ripreso. Ha avuto un blocco intestinale, forse legato ai farmaci assunti in occasione dell’intervento dal dentista. Abbiamo avuto un’ottima risposta da parte del personale”.

“Bisognava capire tutto senza che il bambino riuscisse a spiegare il dolore”

A rendere ancora più complesso l’intervento, secondo il racconto del padre, sono state le difficoltà comunicative del figlio.

“Il bambino parla pochissimo, quindi non riusciva a dire che aveva mal di pancia o a spiegare cosa sentisse. Bisognava intuire tutto. La dottoressa ha capito il problema grazie alla sua preparazione e alla sua professionalità”.

Un episodio che, per Polimeni, dimostra quanto siano importanti esperienza, attenzione e capacità del personale sanitario, soprattutto quando si tratta di assistere pazienti fragili o con difficoltà nel comunicare i sintomi.

Ma proprio da questo episodio nasce anche una riflessione più ampia.

Pediatria chiusa e servizi mancanti: “La fascia ionica paga un prezzo altissimo”

“L’aspetto che mi preoccupa è la mancanza del reparto di Pediatria all’ospedale di Melito, chiuso dal 2013″, spiega il padre.

“Non c’è Neonatologia, non c’è Ortopedia, mancano tanti servizi. Sarebbe opportuno riaprire e potenziare questi reparti”.

Un problema che assume un peso ancora maggiore per chi vive nei comuni più lontani da Reggio Calabria.

“Io abito a Condofuri e, come me, tantissime persone sono costrette a percorrere decine e decine di chilometri per raggiungere il GOM”.

Per il papà di Vincenzo il rischio è che, davanti a situazioni particolarmente gravi e urgenti, anche la distanza possa diventare un fattore determinante.

“Per fatti più seri si rischia di perdere tempo prezioso”.

L’appello alle istituzioni

Il ringraziamento al personale del Pronto Soccorso si accompagna quindi a una richiesta precisa rivolta alle istituzioni.

“Ringrazio la dottoressa e tutto il personale, perché sono molto preparati professionalmente. Ma bisogna potenziare l’ospedale di Melito, che è troppo sofferente”.

Nel racconto del padre trova spazio anche il tema dell’assistenza alle famiglie con bambini con disabilità, ritenuta insufficiente.

“Le istituzioni ci hanno abbandonato”, denuncia.

Una testimonianza che mette insieme due realtà che spesso convivono negli ospedali calabresi: la qualità e la dedizione di chi lavora quotidianamente nei reparti e nei Pronto Soccorso, e le difficoltà legate alla carenza di servizi, strutture e personale.

Due facce della stessa sanità. Una capace, grazie ai suoi professionisti, di offrire risposte decisive. L’altra ancora segnata da limiti che pesano soprattutto sui cittadini più fragili e su chi vive lontano dai grandi ospedali.

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