Revolut, rubate informazioni dei clienti: al centro una pec hackerata della Prefettura di Reggio
Secondo quanto ricostruito dal Corriere.it, una casella istituzionale compromessa sarebbe stata utilizzata per inviare richieste fraudolente alla fintech britannica. Coinvolti circa 680 clienti
16 Settembre 2026 - 12:58 | di Redazione

Un caso di sicurezza informatica che coinvolge anche Reggio Calabria. Secondo quanto riportato dal Corriere.it, gli hacker sarebbero riusciti a ottenere dati sensibili di alcuni clienti di Revolut utilizzando una Pec della Prefettura di Reggio Calabria, risultata compromessa.
Non si sarebbe trattato di un attacco diretto ai sistemi della fintech britannica, ma di una sofisticata operazione di impersonificazione di un’autorità pubblica. I criminali informatici, secondo la ricostruzione del quotidiano, avrebbero sfruttato un indirizzo istituzionale per inviare richieste apparentemente ufficiali, presentandosi come appartenenti alle forze dell’ordine.
La richiesta, arrivata attraverso un canale certificato, avrebbe superato i controlli iniziali di autenticazione, spingendo Revolut a trasmettere la documentazione richiesta come previsto nelle normali procedure di collaborazione con le autorità.
Tra i dati forniti ci sarebbero stati documenti d’identità, informazioni bancarie, selfie utilizzati per la verifica dell’identità, estratti conto e cronologia delle transazioni.
L’inchiesta e il ruolo della Pec della Prefettura di Reggio Calabria
Come riferisce il Corriere.it, la vicenda è emersa quando Revolut ha iniziato a nutrire dubbi sulle richieste ricevute e ha contattato direttamente l’istituzione italiana indicata nelle comunicazioni. La Prefettura di Reggio Calabria avrebbe quindi negato di essere l’origine delle richieste.
Da qui l’avvio delle verifiche e dell’indagine della Polizia Postale, che ipotizza i reati di accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica.
Il punto centrale della vicenda riguarda proprio il meccanismo utilizzato dagli hacker: non una semplice e-mail contraffatta, ma l’utilizzo di una casella certificata reale, appartenente a un ente pubblico, dopo averne ottenuto il controllo.
Una circostanza che ha reso più difficile individuare l’inganno, perché la Pec garantisce l’identità del mittente e la validità della trasmissione del messaggio.
Coinvolti circa 680 clienti Revolut
Secondo fonti citate dal Financial Times, sarebbero circa 680 i clienti contattati da Revolut dopo la scoperta dell’incidente. La società, che conta milioni di utenti nel mondo, ha confermato l’episodio parlando di una “sofisticata truffa di impersonificazione esterna”.
“La sicurezza dei clienti rimane la nostra massima priorità – ha comunicato l’azienda – i sistemi Revolut e i fondi dei clienti non sono stati compromessi”.
La fintech ha spiegato di aver bloccato l’indirizzo utilizzato dagli aggressori, informato le autorità competenti e avviato le procedure previste per assistere le persone coinvolte.
Come hanno agito gli hacker
Gli esperti definiscono questo tipo di attacco “Man in the Mail”. Secondo alcune ricostruzioni, gli hacker potrebbero essere entrati in possesso delle credenziali della casella Pec attraverso un infostealer, un software in grado di sottrarre informazioni presenti sui dispositivi infettati.
In questo modo le richieste inviate a Revolut sarebbero partite realmente da un indirizzo istituzionale, rendendo molto più complesso individuare la frode.
L’episodio riaccende il tema della sicurezza delle infrastrutture digitali pubbliche e della protezione delle comunicazioni certificate utilizzate quotidianamente da enti, aziende e istituzioni.
Il caso arriva anche in Parlamento
La vicenda ha attirato anche l’attenzione politica. La deputata di Azione Giulia Pastorella ha annunciato un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti sul numero delle comunicazioni inviate dalla casella compromessa e sulle eventuali altre realtà coinvolte.
Restano ora da chiarire la portata complessiva dell’attacco e il numero totale di soggetti eventualmente interessati.
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