Denise Cosco, il nonno Domenico: ‘Ho saputo dai giornali che era morta, nessuno mi ha avvertito’
In una lunga intervista rilasciata a Klaus Davi, ricostruendo il rapporto con la giovane, Cosco racconta gli ultimi contatti e alcuni passaggi della sua vita sotto protezione
06 Ottobre 2026 - 17:18 | Comunicato Stampa

Il nonno di Denise Cosco, Domenico Cosco, padre di Carlo, torna a parlare della nipote in una lunga intervista rilasciata a Klaus Davi, ricostruendo il rapporto con la giovane, gli ultimi contatti e alcuni passaggi della sua vita sotto protezione.
“Ho saputo dai giornali che Denise si era suicidata. Non sono stato avvertito, lo abbiamo visto dai siti on line, il giorno dieci settembre. Non eravamo al corrente che fosse stata in coma per cinque giorni e poi fosse morta”, ha dichiarato Domenico Cosco.
“Voleva riappropriarsi della propria identità”
Uno dei temi centrali dell’intervista riguarda il periodo trascorso da Denise sotto protezione e il cambio di identità.
“Quello che posso dire io è che questa ragazza è stata sotto protezione e le hanno cambiato il nome: la rovina sua è stata questa. Lei non aveva il suo nome, le avevano dato Chiara Rossi. Gli inquirenti ce l’avevano con lei perché voleva stare col padre. È andata a trovare il padre ed è riuscita ad andare a trovarlo anche con il bambino, glielo ha fatto vedere.
Denise sapeva che quello che ha fatto il padre l’ha fatto per lei, per salvare lei. Perché il padre non voleva che lei andasse dietro a sua madre. Quando ha cominciato a crescere si è convinta e ha detto “io non voglio stare più nella protezione” e continuava a dire “io voglio il mio cognome”. Per fare questo, per riappropriarsi della propria identità, aveva incaricato un legale romano (che non era l’avvocato Enza Rando, ndr)”.
Il nonno racconta anche del rapporto tra Denise e il padre Carlo Cosco, sostenendo che tra i due esistesse una fitta corrispondenza.
“Tra loro esisteva una fitta corrispondenza. Lei ha scritto tante lettere a suo papà, è stata lei a volerlo conoscere e a dire che voleva stare con lui. Suo padre l’ha cercato lei, si sono trovati nel periodo in cui lei è uscita dalla Comunità”.
Il primo incontro con il padre in carcere
Secondo Domenico Cosco, fu Denise a decidere di riallacciare il rapporto con il padre.
“Fu Denise a prendere la decisione di ricontattare il padre. Fu lei a decidere di cercarlo perché voleva stare con lui. E quando Carlo venne a conoscenza di questo fatto la cercò a sua volta. Quando si incontrarono la prima volta non dissero nulla ma si abbracciarono e piansero a dirotto, mi disse Denise. Fu uno sfogo, un modo per ritrovarsi. Denise voleva bene a suo padre, non aveva nessuno, si è sentita appoggiata”.
Nel corso dell’intervista il nonno parla anche delle difficoltà vissute dalla nipote e di alcune frequentazioni che, a suo giudizio, avrebbero segnato negativamente quel periodo della sua vita.
“Con mia nipote avevo un rapporto fortissimo”
Domenico Cosco ricorda poi il legame personale con Denise e le visite fatte per incontrarla.
“Avevamo un buonissimo rapporto, è stata qui a casa mia due anni fa. È venuta, mi chiamò lei: “Nonno voglio venire da te”. Io andai a prenderla. Sono stato da lei cinque volte, da Pagliarelle fino ad Ariccia saranno 600 km, a 82 sono andato con la macchina carica di roba, non le facevo mancare nulla. Quando ebbe il bambino le diedi 1.000 euro”.
L’ultima telefonata, racconta, risalirebbe ad agosto.
“L’ultima telefonata con Denise risale ad agosto, circa un mese prima di suicidarsi. Trovai la chiamata, la richiamai, lei non mi rispose. Poi m’ha chiamato e mi ha detto che non poteva rispondere perché era occupata. Nessun problema. Io allora le ho detto che alla fine di settembre sarei andato da lei per portarle i vestiti del bambino. Invece nel frattempo, in questi 10/20 giorni, è successo tutto questo…”.
Il racconto sul funerale
Cosco riferisce inoltre che la famiglia sarebbe arrivata ad Ariccia nel giorno delle esequie, senza però riuscire a partecipare.
“Noi eravamo là quel giorno. Però siamo andati la mattina, avevamo individuato il cimitero, siamo andati ma non c’era nessuno. Poi abbiamo avvistato una chiesa là vicino al cimitero, pensammo che forse lo facevano lì, invece niente: nella chiesa abbiamo visto tante suore, tante cose, c’era un movimento però senza funerale. La famiglia del compagno di Denise ci ha detto che non volevano che partecipassimo al funerale. Una crudeltà inutile, gratuita”.
Le parole su Carlo Cosco e Lea Garofalo
Nell’intervista il padre di Carlo Cosco affronta anche l’omicidio di Lea Garofalo.
“Ha sbagliato, cosa vuole che le dica. Carlo aveva paura che la figlia prendesse una strada sbagliata, come Lea, che faceva la barbona, dormiva di qua e di là. Certo, lei è stata abbandonata. E il motivo è comunque sbagliato. Se avessi saputo sarei intervenuto. Ma noi non sapevamo tutto. Abbiamo scoperto tutto a cose fatte”.
Domenico Cosco ricorda anche un episodio avvenuto quando Lea era ancora in vita e Carlo si trovava in carcere, sostenendo di essere intervenuto per fermare il figlio durante una lite.
“Quando venne in Calabria sembrava rinata”
Tra i ricordi più personali c’è infine quello di una vacanza trascorsa da Denise in Calabria due anni prima.
“È stata da noi per 15 giorni a passare le vacanze due anni fa. Sembrava rinata. Non abbiamo avuto nessun sentore. Puliva la casa, chiacchierava, era serena… Io quando la vedevo non le chiedevo nulla di lei, era bella tranquilla.
È stata qui 15 giorni, ha fatto tutto lei, puliva tutto, ordinata che non vi dico. Stava con me, con tutte le nipoti, lei stava con tutti. È venuta qui a salutare i suoi. Io l’ho portata con la macchina e l’ho lasciata lì a salutare chi voleva. Le ho detto: fai quello che vuoi. Pensava di essere respinta ma non è andata affatto così”.
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