Autonomia differenziata, Quartuccio: ‘Non si può penalizzare chi è già indietro’
Il consigliere comunale di Casa Riformista - Italia Viva: «Avevamo lanciato un allarme in commissione consiliare, con una risoluzione del centrosinistra respinta dalla maggioranza di centrodestra. Oggi i fatti confermano la necessità di quella battaglia»
31 Ottobre 2026 - 15:26 | Comunicato Stampa

«C’è un filo politico e culturale che lega l’autonomia differenziata alle nuove scelte del Governo sui fabbisogni standard: l’idea di un Paese nel quale le disuguaglianze territoriali, anziché essere corrette attraverso politiche di riequilibrio e investimenti, rischiano di diventare un criterio attraverso cui distribuire le risorse pubbliche. È una prospettiva profondamente sbagliata, che rischia di penalizzare ulteriormente il Mezzogiorno e i territori più fragili».
È quanto dichiara Filippo Quartuccio, consigliere comunale di Casa Riformista – Italia Viva a Reggio Calabria, intervenendo sull’Atto del Governo n. 449, relativo alla determinazione dei fabbisogni standard per le Province e le Città metropolitane.
Fabbisogni standard e territori penalizzati
«Siamo di fronte a una questione che meriterebbe una discussione pubblica ben più ampia di quella che sta avendo. Dietro formule statistiche, indicatori economici e criteri apparentemente neutrali si nasconde una scelta che può avere conseguenze molto concrete sulla capacità dei territori di garantire servizi essenziali ai cittadini.
Il problema è semplice, ma gravissimo: se per determinare le risorse necessarie a un territorio si guarda prevalentemente a ciò che quel territorio è riuscito a realizzare in passato, si rischia di premiare chi ha già infrastrutture, servizi e disponibilità economiche e di penalizzare chi, invece, non ha potuto investire proprio perché storicamente privo di risorse adeguate.
È il paradosso di un sistema che rischia di trasformare le disuguaglianze in un parametro di distribuzione delle risorse. Chi ha di più continua ad avere maggiori possibilità, mentre chi è rimasto indietro rischia di essere condannato a rimanerci.
Le criticità evidenziate riguardano diversi ambiti: dalla manutenzione del territorio alla gestione dei rifiuti, dall’edilizia scolastica ai trasporti. Non si può pensare di misurare i bisogni di una comunità esclusivamente sulla base delle infrastrutture che già possiede, ignorando le carenze che avrebbe invece bisogno di colmare.
Un territorio che non dispone di impianti per il trattamento dei rifiuti non ha meno bisogno di risorse: ne ha di più. Un territorio che presenta fragilità idrogeologiche e carenze infrastrutturali non deve essere penalizzato perché non possiede le stesse caratteristiche di altre aree del Paese. E una comunità che vive condizioni di maggiore difficoltà sociale ed economica deve poter contare su strumenti di riequilibrio, non su ulteriori penalizzazioni.
Non possiamo accettare che il Mezzogiorno venga giudicato sulla base di ciò che non ha ricevuto e non di ciò di cui ha bisogno.
Coesione territoriale e articolo 3 della Costituzione
È per questo che come Casa Riformista – Italia Viva Reggio Calabria riteniamo che la coesione territoriale debba rappresentare una priorità nazionale. La Costituzione, all’articolo 3, affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale dei cittadini. Non di renderli permanenti attraverso meccanismi finanziari e amministrativi.
Questa battaglia non nasce oggi. A Reggio Calabria, infatti, il centrosinistra aveva già portato in Commissione consiliare una risoluzione sull’autonomia differenziata, con l’obiettivo di esprimere una chiara contrarietà a un modello che rischia di compromettere l’unità del Paese e di ampliare le distanze tra Nord e Sud.
La risoluzione respinta e la richiesta al Comune
Quella risoluzione fu respinta dalla maggioranza di centrodestra. Una scelta politica della quale oggi, alla luce delle nuove criticità che emergono, si comprende ancora meglio la gravità.
Avevamo chiesto che anche il Comune di Reggio Calabria assumesse una posizione chiara su una riforma che non riguarda soltanto gli equilibri istituzionali tra Stato e Regioni, ma incide direttamente sulla vita delle persone: sulla sanità, sulla scuola, sui trasporti, sulle opportunità di sviluppo e sulla qualità dei servizi pubblici.
Oggi torniamo a ribadire quell’allarme. L’Atto del Governo n. 449 rappresenta un ulteriore campanello d’allarme rispetto a un’impostazione che rischia di consolidare le disparità territoriali, anziché superarle.
Reggio Calabria, la Calabria e l’intero Mezzogiorno non chiedono privilegi, ma pari opportunità. Non chiedono assistenzialismo, ma investimenti, infrastrutture, servizi efficienti e condizioni concrete per competere alla pari con il resto del Paese.
L’ANCI e le richieste al Governo
Mi sorprende, inoltre, che su una questione così delicata non sia maturata una maggiore attenzione da parte del sistema delle autonomie locali. L’ANCI dovrebbe essere in prima linea nella difesa dei Comuni, soprattutto di quelli che amministrano territori con maggiori difficoltà strutturali.
La perequazione non può diventare un esercizio matematico che finisce per avvantaggiare chi parte già da una condizione migliore.
Il Governo deve fermarsi e garantire criteri che tengano realmente conto dei fabbisogni insoddisfatti, dei divari infrastrutturali, delle fragilità sociali e delle condizioni territoriali. Servono correttivi capaci di assicurare che nessuna comunità venga lasciata indietro.
L’Italia non può essere unita soltanto sulla carta. L’uguaglianza dei diritti deve essere garantita nei fatti, in ogni territorio, da Nord a Sud. Non possiamo costruire un Paese a due velocità e chiamarlo autonomia. Non possiamo accettare che nascere a Reggio Calabria significhi avere meno opportunità, meno servizi e meno risorse.
Su questo non ci possono essere ambiguità né convenienze di parte. È una battaglia di giustizia sociale, di dignità territoriale e di rispetto della Costituzione».
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