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#TalentiReggini – Enzino Y: ‘La mia vita una ricerca di emozioni’


di Pasquale Romano – Into the wild. Per Enzo Barbaro (meglio conosciuto con il soprannome ‘Enzino Y’) la sfida più complicata arriva quando si tratta di auto definirsi. Impossibile provare a racchiudere in poche parole una vita fatta di esperienze multiformi, di passioni radicate e nuove pronte a sbocciare. Quello che solitamente è un fiume in piena di parole diventa all’improvviso quiete, causata dalla difficoltà nel ‘catalogare’ il proprio modo di essere. “Ricercatore e trasmettitore di energia“, la definizione che nasce dopo una riflessione profonda.

Il viaggio a ritroso inizia quando, all’età di 7 anni, Enzino Y scopre l’amore per la musica. “Già sapevo di voler diventare un percussionista. Avrei voluto suonare la batteria, ma mio padre si rifiutò di comprarmela altrimenti ci avrebbero cacciato di casa per il rumore –racconta divertito ai microfoni di City Now– cosi optò per una chitarra. Circa dieci anni dopo, si è materializzato il colpo di fulmine”.

Non si tratta della semplice passione verso uno strumento, il djembe in questo caso, quanto di un’affinità culturale che esplode in modo naturale: “Non a caso suono soltanto strumenti tradizionali, costruiti come si faceva secoli fa. Con il tempo ho imparato a costruirli da solo, seguendo i preziosi consigli dei maestri africani anche per quanto riguarda la delicata opera di manutenzione”.

Le percussioni africane, in un matrimonio insolito, hanno improvvisamente incontrato il mondo notturno delle discoteche: “E’ iniziato quasi per caso, assieme al mio amico dj Massimo Trunfio. Per anni invece siamo diventati una coppia indissolubile, apprezzata qui in Calabria e all’estero. Ricordo con enorme piacere ed emozione il mese trascorso a Granada, in Spagna. Dal timore per la reazione del pubblico all’adrealina esplosa appena hanno iniziato a scatenarsi sulle note mie e di Trunfio. Da quel momento è iniziato un giro per l’Europa, in Albania e a Budapest”.

Le qualità indiscutibili di percussionista portano Enzino Y a far parte del gruppo ‘I Tamburi’ di Luca Scorziello. Un progetto in costante crescita e che presto vedrà l’uscita di un album con importanti collaborazioni quali ad esempio Mario Venuti: “Adesso il gruppo è composto da 18 musicisti, ognuno di noi porta in dote caratteristiche precise. Io sono la parte africana, più selvaggia”.

La musica come essenziale colonna sonora di una vita che mille sfaccettature. E’ sempre la ricerca dell’energia il motore che muove l’imbizzarrita curiosità dell’artista reggino: “Faccio skateboard, pattinaggio acrobatico, escursioni, equitazione, l’elenco di cose che mi appassionano è troppo lungo”. Più semplice, forse, compiere il processo inverso, e cercare un una ‘fonte’ di energia non ancora rintracciata: “Lanciarmi con il paracadute, questa è una delle mie prossime sfide. Con il calcio invece è una sfida persa (ride, ndr) non mi è mai piaciuto e mai rincorrerò un pallone”.

La frenesia di una vita intensa e caotica, al ritmo delle percussioni amplificato dalle casse,trova il proprio contraltare nell’oasi di pace che Enzino Y abbraccia appena possibile. Il silenzio assoluto accoglie momenti di introspezione e spiritualità: “Almeno due volte l’anno ‘sparisco’ per alcuni periodi, mi isolo nello splendido e inimitabile scenario dell’Aspromonte. Solo io e la natura, questo tutto quello che chiedo, cosi ritrovo la serenità e la carica. Al massimo, nello zaino, c’è spazio solo per il mio djambe…”.

Tra i personaggi più istrionici e versatili di una città che prova a lasciarsi alle spalle anni difficili, Enzino Y ha vissuto da vicino la scena artistica e culturale di Reggio Calabria nell’ultimo ventennio: “Vedo apatia e poca voglia di tuffarsi in nuove avventure, mi dispiace dirlo. Da ragazzo pensavo il contrario, mi sembrava di cacalvare un’onda fatta di crescita artistica e intellettuale. Si potrebbe e dovrebbe osare di più, abbracciare l’arte in modo totale. Invece abbiamo fatto un passo indietro, e adesso viviamo un momento di regressione. Nel mio piccolo, con gli ‘Y Alternative Party’, provo a smuovere le acque e stimolare l’ambiente che ci circonda”.

Chiedere di ‘rinunciare’ ad una delle proprie passioni appare una impresa disperata: “Impossibile, non riuscirei a vivere. Tutte queste fonti di energia sono per me come gli organi che fanno parte del corpo umano. Se ne togli anche uno, si muore…“. Più semplice scrutare l’orizzonte e immaginarsi tra vent’anni. “Io e la famiglia che viviamo in una casa di legno costruita da me in mezzo al bosco. I miei figli, la compagnia degli animali, la pesca nel lago e la cura di un piccolo orto. Ovviamente la musica e i miei strumenti. E’ cosi che mi vedo tra qualche anno”. Alla costante ricerca, complicato credere al contrario, di nuove emozioni.

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