Altre Sezioni

logo community

Niente pubblicità.
Nessun tracciamento.

ABBONATI

Cimitero dei Migranti: lo scultore reggino Luigi Scopelliti crea “Emigration Zone” – FOTO


di Federica Geria – “Ecumene, inteso nel suo senso primordiale, definisce il luogo in cui l’uomo grazie al proprio senso di adattabilità, riesce ad abitare lo spazio in normali condizioni di vita, e dove arbitrariamente vive, si ciba e si riproduce. Il termine era infatti adoperato dai Greci per designare la terra conosciuta ed abitata, per poi estendere il significato al territorio in cui l’uomo è a casa sua”.

Partendo da ciò, il progetto “Ecumen3” si ripiega su un’accezione globalizzante, in cui si avverte un’asimmetria nel rapporto antropologico e sociale tra centro e periferia, come nel dualismo tra cultura dominante e dominata. Per risalire alle origini di questa rottura è necessario un approccio pragmatico alla pluralità culturale che porti alla consapevolezza di essere ciò che comprende chi visse nel passato, che vive nel presente e che potrà vivere nel futuro.”

Questo particolarissimo progetto, ideato da Camera237 comprende una serie di eventi, che si sono svolti in maniera simultanea tra Catanzaro, Reggio Calabria e Roma.

A Reggio Calabria, in particolare nella località di Armo, il collettivo Movimentomilc proietta “Aylan 1” e contemporaneamente al Cimitero dei Migranti, lo scultore reggino Luigi Scopelliti installa la propria opera chiamata “Emigration Zone”.

Oggi abbiamo incontrato Luigi, artista scultore classe 1988, proveniente da Cataforìo, il quale ci ha raccontato della sua passione e dei suoi progetti.

Innanzitutto quando e come nasce la tua passione nei confronti del mondo dell’arte?

“Sin da giovane, da piccolissimo, avevo delle doti innate nei confronti dell’arte in generale, queste doti col tempo le ho accentuate, e sono state alimentate sia dai miei genitori sia miei alcuni insegnanti. Ho preso la scelta di seguire il mondo dell’arte, mi sono infatti iscritto all’Istituto d’Arte, e poi all’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria, nel corso di scultura. Nel mese di marzo ho concluso il mio percorso di studi, conseguendo il diploma in Arti Visive. Ho alimentato dunque sempre la mia passione ed oggi sono scultore. L’arte occupa l’80% delle mie giornate quotidiane”.

Emigration Zone è la tua opera installata all’interno del cimitero dei migranti. Di che opera si tratta?

“Si tratta di una serie di lavori che ho iniziato circa due anni fa, tutti con lo stesso titolo. In particolare, questa di Armo, nasce subito dopo la mia visita al cimitero dei migranti. Sono andato a giugno a visitare quel posto e son rimasto così colpito da ciò che mi son ritrovato davanti…sentire il numero in televisione è una cosa, ma vederlo è un’altra. Mi ha turbato così tanto che, per scaricare tutto quello che avevo dentro, ho dovuto progettare qualcosa. E’ nato in me dunque il desiderio di realizzare un’opera che ricordasse in qualche modo queste persone e che le accompagnasse in un mondo migliore. L’opera si compone di 45 rondini in terracotta, poggiate su alcuni scogli in pietra, sistemate tutte all’interno dell’area di sepoltura. Queste rondini si collegano al terreno, alla generazione dell’uomo, quindi alla terra, e sono tutte rivolte verso Sud, pronte a spiccare il volo. Questo stormo enorme si sposta sul picco massimo degli scogli ed è pronto a volare…e tornare a casa”.

Da dove deriva la scelta di prendere parte a un progetto così significativo come Ecumen3?

“Viviamo in una zona di migrazione forte, il fenomeno è fortemente tangibile nella nostra realtà. Vivere questi fenomeni che cambiano gli aspetti del mondo non è sempre facile e, girarsi dall’altro lato, non è la soluzione giusta. Qualsiasi cosa che si fa, dal fermarsi al parlare o avere anche solo il pensiero stesso, può cambiare molte cose, secondo me. Nella realtà reggina, vivo l’emigrazione sia dei miei coetanei, sia di coloro che vengono da fuori, vivo una realtà quasi di confine, proprio per questo il titolo è Emigration Zone, zona di emigrazione, concetto ripetuto molte volte nelle mie opere, perché si vive e si trasuda questo aspetto di una zona di confine, dove c’è chi arriva e chi parte. Voglio mostrare la realtà attuale in cui noi viviamo, in cui molti nostri coetanei partono, si trasferiscono per un futuro migliore, e poi ci sono quelli che arrivano qui, sperando in un futuro migliore, scappando da guerre, da carestie. E’ una situazione difficile e molto grave, e una persona non può fare a meno di porsi la domanda: e io che sto facendo?”.

Quale messaggio vuoi trasmettere con questa tua creazione?

“I messaggi che voglio trasmettere attraverso le mie opere sono appunto questi. Voglio raccontare delle realtà, narrare qualcosa, utilizzando spesso aspetti diversi. Infatti non rappresento proprio la realtà dello sbarco o del viaggio, ma utilizzo un mezzo molto più semplice da trasmettere, come ad esempio la rondine. Ecumen3 è un’altra realtà: raccontare la periferia, ciò che avviene, questa periferia allargata, in un sud che si distacca dal nord, e quando queste due realtà si incontrano e scontrano, cominciano a nascere i problemi”.

Quanto le tue origini reggine hanno influenzato il tuo percorso culturale e artistico?

“Io sono fortemente legato al territorio e ciò si ripercuote molto nella mia arte e nelle mie opere”.

Progetti futuri?

“Beh, i miei progetti futuri saranno sempre legati alla tematica dell’emigrazione e tutto ciò che è sociale”.

“Per quanto riguarda Emigrazione Zone e Ecumen3, devo ringraziare molte persone, tra cui Michele Tarsia che, con questa collaborazione, ha reso quel giorno davvero speciale. Ringrazio anche tutte le persone che mi hanno aiutato nella realizzazione del monumento, che si sono prestate lungo la strada a darmi una mano, sentendo vicina la tematica.”

Non hai ancora scaricato
la nuova App di CityNow?