“Gli orologi pare scordino il tempo” al salotto dei Malinconici: l’artista Larissa Mollace per CityNow.it
02 Agosto 2017 - 14:09 | di Vincenzo Comi

di Federica Campolo – «Trova il tempo di rallentare, fermati a pensare un pò» è il monito che l’artista reggina, Larissa Mollace, ha voluto consegnare al pubblico che in questi giorni è in visita al FaceFastival, presso il Parco Ecolandia.
Una prosa evocativa, densa di rimandi letterari e filosofici, accoglie i visitatori che si addentrano nel salotto dei Malinconici, ambiente nato dall’estro decadente dell’artista e arricchito dalle creazioni del Designer Riccardo Melito e della Fashion Designer Federica De Stefano.
«La malinconia- dichiara la Mollace– è vista come un sentimento sublime che rende l’uomo capace di entrare in contatto con se stesso».

Tale stato di vaga tristezza, che nei secoli ha alimentato il vigore creativo di intellettuali e pensatori appartenenti a diverse correnti artistiche e letterarie, è stato riproposto al pubblico, in una formula di pirandelliana memoria, mediante un’installazione interattiva: costituita da diverse maschere dipinte su pannelli in plexiglass, essa offre ai visitatori la possibilità di indossare le tante maschere della propria malinconia e di osservare ad uno specchio la propria immagine riflessa.
Quella proposta dalla Mollace si configura a tutti gli effetti come un’esperienza che, tra pennellate vorticose e meditazioni esistenziali, abbraccia i sensi e scuote l’intelletto.
Caratterizzati da un’evidente introspezione psicologica, i ritratti dei malinconici posti in fondo alla sala propongono allo spettatore le tematiche decadenti dell’alterità, l’emarginazione, l’evasione dal conformismo della società borghese che addita e condanna la sensibilità artistica del soggetto malinconico.
«Per la serie di ritratti le tematiche sono quelle del decadentismo: il modello è lo strano, l’alternativo, l’emarginato, il freak dell’epoca. Come si svolge il ritratto? Dipingo sul volto del modello in studio o in un ambiente che ricreo io stessa, prendendo ispirazione dai quadri dell’impressionismo. La tecnica di pittura non offre un ritratto realistico con un chiaroscuro perfetto ma è un omaggio alla pittura del secondo Ottocento caratterizzata dalle pennellate fortemente espressive di un Van Gogh o di un Munch ».
L’attività artistica di Larissa Mollace ha avuto, sin dalla tenera età, un punto di riferimento materno, che ha dato impulso decisivo alle inclinazioni naturali della giovane. «Ho iniziato a disegnare da quando avevo tre anni. Mia madre mi ha formata in questo senso perché lei ,oltre ad essere pittrice, è un’amante delle fiabe, da quelle nordiche a quelle popolari. Credo che la grande forza evocativa di questo immaginario si sia sviluppata grazie a lei».
Nella suggestione dell’ambiente ricreato infatti, l’attenzione del visitatore “in ascolto” viene inevitabilmente canalizzata dai quadri esposti, in cui il tormento dei soggetti proposti si fa colore sulla carne, con tocchi di colore decisi.
In particolar modo, il quadro posizionato centralmente, raffigurante il volto di un saltimbanco, sembra svelare ogni riposta a chi ha voluto accogliere l’invito dell’artista a lasciare che ogni pennellata «sia un ricordo o un pensiero profondo».
Così profetici appaiono allora i versi di Palazzeschi che idealmente sembrano accompagnare il visitatore del Salotto in un processo di autoanalisi che la Mostra del FaceFastival ha avuto la missione di innescare: «[…]Son dunque un pittore?Neanche.Non ha che un colore la tavolozza dell’anima mia:”malinconia”. […] Son dunque…che cosa? Io metto una lente davanti al mio cuore per farlo vedere alla gente. Chi sono? Il saltimbanco dell’anima mia».
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