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“La notte che ho dipinto il cielo”, la testimonianza che le azioni dimostrano chi sei molto più delle intenzioni


“Sai bene quanto me qual è il valore dell’affetto di una sorella: non c’è nulla di simile in questo mondo.” (Charlotte Bronte)

di Maria D’Amico – Bentornati lettori, finalmente è domenica! Avete presente l’oroscopo? Quello che specifica anche il colore delle emozioni giornaliere?  Se #insidethebook avesse  inclinazioni astrologiche, oggi sarebbe previsto un azzurro intenso per ognuno di noi! Il motivo è legato al libro che ho letteralmente divorato questa settimana : La notte che ho dipinto il cielo di Estelle Laure.

Non vi nego che ho avuto un groppo in gola per la metà del tempo, purtroppo capita a noi mangiatori di libri ipersensibili, ma ne è valsa assolutamente la pena! Il romanzo racconta la storia di due sorelle: la piccola e innocente Wrenny , di dieci anni, che imparerà ad aggrapparsi ai suoi sogni e alle sue speranze da bambina, mentre fingerà di essere forte e imperturbabile e Lucille, la sorella maggiore, che sarà la voce che ci accompagnerà durante tutta la storia. Lucille ha diciassette anni, ama dipingere e vanta la forza e il coraggio di chi, nella vita, si è messo in gioco da subito per prendersi cura delle persone che più ama al mondo.  Il motivo per cui si troverà a dover affrontare le dure incombenze quotidiane, senza alcun aiuto, è dovuto alla scomparsa dei genitori. Il padre si allontana dal focolare domestico un po’ per scelta e un po’ per costrizione, la madre invece, vittima di un passato complicato e di un marito insoddisfatto, a tratti violento, prende l’assurda decisione di andare alla ricerca di se stessa con la promessa che tornerà.

Ma Lucille sa perfettamente che non si tratta davvero di un’assenza temporanea, lo avverte come una di quelle sensazioni fastidiose che senti nello stomaco e precedono un dramma, come l’annuncio di una tempesta imminente! Ed effettivamente, quando la tempesta arriva, il suo unico pensiero sarà salvare la piccola Wrenny contando solo sulle proprie forze, inconsapevole del fatto che ha un intero equipaggio pronto a soccorrerla in qualsiasi momento! Anche se la casa in cui abitano le bambine assomiglia sempre più a una nave che affonda, ripararla non rientra tra le priorità, neanche piangersi addosso sconvolte per l’abbandono è contemplato tra le esigenze impellenti! In cima alla lista delle cose da fare per sopravvivere, c’è infatti coprire l’assenza della madre. Il demone peggiore che Lucille teme di dover affrontare, è un’eventuale lotta contro gli assistenti sociali che le potrebbero portare via la piccola Wren. Decide così di calarsi completamente nei panni di un’adulta responsabile: si sveglia ogni mattina molto presto, accudisce la piccola assicurandosi che sia il più felice possibile, cercando di non scalfire la sua spensieratezza, pregando che, nonostante tutto, possa ancora godere della sua infanzia, ma soprattutto, cercando di non destare alcun sospetto sulle loro condizioni. Un piano quasi perfetto, l’unica crepa sono i soldi. Il denaro lasciatole dalla madre è decisamente insufficiente per far fronte a tutte le spese, ma Lucille non demorde, si rimbocca le maniche e si getta nella ricerca del suo primo lavoro. Farebbe qualsiasi cosa per Wrenny, perfino realizzare le sue richieste più strane, come per esempio dipingere la sua angusta cameretta di azzurro, così da potersi sentire, almeno lì, al sicuro sotto un cielo confortevole e ricco di buoni propositi.

Si lo so, pensate sia una di quelle storie che lasciano l’amaro in bocca, ma abbiate fiducia! Non ho ancora finito! Quale autore permetterebbe tanta bruttezza senza una controparte degna di risollevare l’animo delle due sorelline?

Ci sono i gemelli, Eden e Digby, amici d’infanzia di Lucille. Loro saranno le sue colonne portanti nonostante lei si ostini a fare tutto da sola. Eden è la sua migliore amica, una ragazza singolare che vive di danza e libri, le sue citazioni, tratte dai suoi romanzi preferiti, fanno spesso compagnia a Lucille nei momenti in cui sente di essere completamente da sola contro il mondo. Digby, invece, è la sua cotta senza fine, è solo grazie alle sensazioni che è in grado di trasmetterle, a quello sfarfallio senza fine che sente nel petto, che si ricorda che, nonostante le tocchi vestire i panni di sua madre, lei è sempre un’adolescente impacciata a tratti melodrammatica forse! Ma come biasimarla?

Durante la sua lotta contro la vita, la nostra protagonista incontrerà persone a cui affidare quello che lei chiama “il coltello”. Il coltello è il modo in cui Lucille identifica la fiducia: “Fiducia. Cosa significa veramente? Quando ti fidi di qualcuno è come consegnargli il coltello con cui poterti pugnalare.” 

Quando decidiamo di fidarci di qualcuno, quando apriamo il nostro cuore a una persona e gli raccontiamo segreti, paure e debolezze, non abbiamo più alcuna corazza in grado di separarci e proteggerci da lei. Gli stiamo consegnando l’unica arma in grado di ferirci. Ecco perché, mostrarsi per com’è veramente, una ragazza spaventata che ha ancora bisogno di sua madre, nonostante ne veda sbiadire il ricordo, che ha ancora bisogno che sia qualcun altro a prendersi cura di lei, è un coltello che Lucille è costretta, suo malgrado, a mettere in mano a diverse persone. Una verità scomoda che è troppo grande e pesante da non condividere con qualcuno.

Una storia dura ricca di colpi di scena commuoventi, perché se è vero che fidarsi è un rischio, non farlo e vivere a distanza di sicurezza è senza dubbio un errore.  Lucille imparerà che ogni situazione, anche la più tragica, ha il potere di insegnarci qualcosa, di farci crescere e renderci grati delle piccolezze quotidiane. Le avversità sono all’ordine del giorno, ma farne tesoro e non darsi per vinti è un inno alla vita!

La ragazza, ormai donna, inizialmente si sacrifica per amore della sorellina, l’evolversi degli eventi la porteranno a mettere al primo posto anche l’amicizia indissolubile che la lega a Eden, che considera il suo principe azzurro, colei che è sempre pronta a correre in suo soccorso! Lo farà anche a costo di doversi allontanare da Digby, anche a discapito della sua felicità. Ma l’amore e l’amicizia non possono lottare l’uno contro l’altro… chissà se anche Lucille lo capirà.

La notte che ho dipinto il cielo è una storia di scelte, sofferte e dovute, di emozioni e lacrime inattese, di  sorprese e amore, in ogni sua forma, che sia familiare affetto o quel tipo di amore che ti fa canticchiare canzoni romantiche e ti fa venire sorrisi stupidi nei momenti meno opportuni. È rischiare la vita per ciò che conta davvero, è rinascita e vittoria: “Che senso ha vivere, se non sei disposto a lottare per ciò che di vero hai nel cuore, se non sei disposto a rischiare qualche ferita?”

Questo è uno di quei libri che, svoltata l’ultima pagina, ti fa riflettere e tirare le somme sulla tua vita:

Cos’è davvero importante? Sto lottando per ciò che è giusto? Il mio atteggiamento è egoista? Mi impegno davvero per dimostrare alle persone che amo che le amo? Posso fare qualcosa per migliorare la mia vita e la loro? Posso smettere di essere chi sono e diventare chi voglio essere? Posso vincere la paura. Già, l’ultima non è una domanda.

Quante scoperte importanti per un romanzo solo, l’autrice ha un’abilità sorprendente nel narrare con semplicità gli stati d’animo più contorti, le situazioni più dolorose e trarne sempre il meglio, questo credo sia l’insegnamento più grande che Estelle Laure ci ha regalato. Riesce a mettere a nudo non solo i personaggi, ma lo stesso lettore, la cui voce sembra fondersi con quella della protagonista. Qui siamo ben oltre il talento, l’autrice sa perfettamente ciò che scrive perché lo ha provato sulla sua pelle. Durante un’intervista ha infatti dichiarato che sotto alcuni aspetti si tratta di un romanzo autobiografico. Beh che sia reale o meno questa storia, il turbinio di emozioni che mi hanno investita ad ogni pagina sono state più che concrete. Lucille e la piccola Wrenny mi hanno fatto venire in mente una frase di J. Sullivan: “A ciascuno il compito di trasformare le proprie ferite in punti d’inserimento per le ali.”

A chi è coraggioso e non lo sa, a chi si sente solo e non lo è,

siete più forti di quello che credete, siete più amati di quanto pensate.

Buona lettura!

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