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Donne d’ingegno: le storie di Maria Bongioannini e Lina Bo Bardi

Per la rubrica a cura dell'AIDIA RC, la storia di due donne che hanno operato con ingegno, passione e creatività, trasformando i volti di due diversi Paesi, l’Italia e il Brasile

maria bongioannini lina bo bardi

Maria Bongioannini e Lina Bo Bardi Beulah, due donne che hanno operato con ingegno, passione e creatività, trasformando i volti di due diversi Paesi, l’Italia e il Brasile, e alle quali la memoria di chi resta ha omaggiato un tributo per quella dei posteri.

L’associazione AIDIA (Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti) Sez. Reggio Calabria – Commissione Cultura, le presenta ai nostri lettori attraverso la consueta rubrica ‘Donne d’ingegno. Ritratti dal mondo dell’ingegneria e dell’architettura’.

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MARIA BONGIOANNINI

Maria Bongioannini, il primo ingegnere donna nella libera professione in Italia

Arch. Maria Follo, socia AIDIA RC

Il 23 Dicembre del 1911, Maria Bongioannini nelle aule del Politecnico di Torino, a 24 anni e con il massimo dei voti, consegue la laurea. È la seconda donna in Italia, dopo Emma Strada, a laurearsi in ingegnera civile. Il suo primo incarico è stato presso la ditta G.B. Porcheddu, nell’Ufficio Studio, progetti e calcoli in cemento armato. Dal 1912 al 1917 disegna, calcola, e sperimenta, con la vocazione di non restare nell’ombra di un ufficio tecnico e con la caparbietà di chi vuole lasciare un segno personale nel modo tecnico.

Nel 1918 lavora sulla trasformazione edilizia degli stabilimenti Diatto Automobili, edifici siti tra le vie Frejus, Cesana, Moretta e Revello. Quel luogo diventerà a breve, il simbolo del riconoscimento di una professionista stimata e ammirata dalla comunità torinese. Disegna ampliamenti, sostituisce fabbricati, copre cortili. Riprogetta il volto nuovo della città. Torino cambia, e lo fa anche grazie alle sue idee.  A lei si deve la stesura di due testi specifici di edilizia scolastica, nel 1912. A dimostrazione del suo operato e del suo impegno, nel settembre 2025, la città di Torino le ha intitolato una piazzetta, adiacente all’ex edificio della Diatto Automobili. Il pronipote Guido ha ricordato, in tale occasione, come la prozia si avviò alla libera professione, dopo la mancata assunzione in ambito pubblico, dovuta alla sua condizione di donna, pur essendosi classificata seconda in un concorso per quattro posti.

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LINA BO BARDI

Lina Bo Bardi tra resistenza e avanguardia

Arch. Alessandra Iaria, socia AIDIA RC

Si staglia, come una delle figure più dirompenti del panorama architettonico novecentesco: Lina Bo Bardi ha saputo tradurre il rigore della forma in un atto di profonda responsabilità civile. Il suo percorso, germogliato nella Roma di fine anni Trenta – dove conseguì la laurea nel 1939 – trovò linfa vitale nel fervore milanese dell’immediato dopoguerra. Fu lì che intrecciò il proprio genio con quello di Gio Ponti e Carlo Pagani e che la vide, già nel 1944, assumere la vicedirezione della rivista Domus e inaugurare la raffinata collana dei Quaderni di Domus. Tuttavia, l’impegno di Bo Bardi non rimase mai confinato al puro tecnicismo estetico. La sua partecipazione attiva alla Resistenza e la co-fondazione, nel 1945, del Movimento Studi Architettura (MSA) testimoniano una visione della professione intesa come missione sociale. Convinta che il compito dell’architetto sia decifrare le dinamiche esistenziali degli individui, Lina teorizzò un abitare che piegasse la tecnologia alla risoluzione delle fatiche quotidiane, nobilitando lo spazio attraverso la comprensione dei bisogni reali delle persone. Questo baricentro ideale si spostò nel 1950 verso il Brasile e, in questo contesto di rinnovamento, sorse a San Paolo la celebre Casa de Vidro, sua residenza privata. A Salvador de Bahia, firmò l’ambizioso piano di recupero del centro storico, armonizzando la memoria urbana con le urgenze del presente. Nel 2021 la Biennale di Venezia le ha tributato il prestigioso Leone d’Oro speciale alla Memoria.