‘Ndrangheta a Reggio, Borrelli: ‘Accertati summit per spartire i proventi illeciti e decidere le cariche’
Il punto del procuratore sull'inchiesta odierna: "Confermata l'esistenza di una confederazione tra le cosche". Scoperta base logistica per il traffico di droga a Santa Caterina
14 Luglio 2026 - 12:40 | di Redazione

Una pressione asfissiante e continua sul tessuto economico cittadino, un patto di ferro tra le storiche famiglie di ‘ndrangheta e l’ombra dei clan persino sulle dinamiche sindacali e sugli appalti dei servizi di pulizia sui treni. È lo spaccato inquietante che emerge dalla massiccia operazione antimafia condotta congiuntamente dagli uomini della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, coordinata dalla Dda dello Stretto, che questa mattina ha portato all’esecuzione di 79 misure cautelari.
Ad illustrare i dettagli dell’inchiesta, nel corso di una conferenza stampa blindata tenutasi stamane al Cedir, è stato il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli.
La confederazione delle cosche e la nuova mappa del controllo
Le indagini odierne si pongono in perfetta linea di continuità con i risultati già emersi nel filone “Epicentro“.
“Le indagini hanno confermato l’esistenza di una confederazione tra le organizzazioni ‘ndranghetiste che operano nei vari quartieri di Reggio Calabria”, ha spiegato il Procuratore Borrelli.
Questo coordinamento non solo gestiva il centro storico, ma ha permesso agli investigatori di mappare l’espansione dei clan in aree periferiche della città, finora meno esposte ma capillarmente controllate: Oliveto, Aretina, e Croce Valanidi.
“Dalle indagini, sono emerse anche riunioni di ‘Ndrangheta in cui venivano ridefiniti e ristabiliti gli equilibri tra le famiglie che controllano il centro, spartendo i proventi illeciti, pianificando i tradizionali riti di affiliazione, conferendo “doti” criminali e gestendo i rapporti con le altre consorterie del territorio”.
Il “caso” degli appalti ferroviari e l’infiltrazione nei sindacati
Se le estorsioni e il narcotraffico rimangono i pilastri finanziari dei clan, a preoccupare gli inquirenti è l’altissima capacità di penetrazione della ‘ndrangheta nell’economia legale e nei servizi pubblici.
Borrelli ha acceso i riflettori su un settore specifico, definito “strategico” per la consorteria: quello della manutenzione e della pulizia dei treni presso il polo ferroviario di Reggio Calabria.
“Questo condizionamento si sarebbe manifestato attraverso rapporti con le imprese affidatarie del servizio. Un servizio di manutenzione e di pulizia affidato ad un esponente dell’organizzazione criminale che avrebbe gestito sia le assunzioni del personale, sia il rapporto lavorativo. Questo anche attraverso l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nelle dinamiche sindacali, ritenute funzionali a garantire l’influenza criminale sul comparto e ad assicurare utilità economiche alle cosche”.
Il “braccio armato” di Argillà e i summit per evitare la guerra
L’inchiesta ha inoltre fatto luce sulle gerarchie interne e sui delicati equilibri tra i quartieri. Ad Arghillà, periferia nord della città, è stata individuata la componente di vertice del gruppo egemone, diventato – secondo la ricostruzione della Dda – il vero e proprio “braccio armato” delle storiche cosche di Archi.
Un’alleanza non priva di attriti. Borrelli ha infatti rivelato che i vertici di Archi sono dovuti intervenire direttamente “per dirimere delle frizioni sorte con altri componenti della ‘ndrangheta reggina”. Tensioni nate a causa di condotte predatorie (furti e rapine) perpetuate sul territorio da alcuni affiliati “senza preavviso e senza il necessario nulla osta delle cosche storiche”.
Droga e ordini dal carcere
L’operazione ha smantellato associazioni dedite al traffico e allo spaccio di stupefacenti.
Il procuratore ha parlato di un’organizzazione con base logistica nel quartiere di Santa Caterina ma operativa su scala regionale, guidata da un pregiudicato già condannato come esponente di spicco della famiglia di Archi.
Secondo quanto emerso in conferenza stampa, il gruppo criminale contava su un elemento in grado di “dettare legge” persino dietro le sbarre. Su questo punto, il Procuratore Borrelli ha lanciato un monito chiaro:
“Sicuramente il carcere rappresenta una punizione, ma non costituisce ancora uno sbarramento insuperabile per continuare a svolgere attività criminali. Un soggetto ristretto in carcere riusciva comunque a impartire direttive ai sodali sul territorio”.
Il bilancio: sequestri, armi e sigilli a 6 società
A corredo delle 79 misure cautelari personali, l’operazione ha inferto un durissimo colpo anche al patrimonio dei clan. Nel corso delle perquisizioni e delle esecuzioni sono state rinvenute e sequestrate significative quantità di armi anche da guerra e denaro contante per circa 30.000 euro. Contestualmente, i militari hanno dato esecuzione al sequestro preventivo di ben 6 società, sottratte così al controllo e al reimpiego di capitali illeciti da parte della ‘ndrangheta.
Si precisa che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse contestate sono, allo stato, ipotesi investigative che dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento. I destinatari delle misure cautelari sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizie
