Ponte Calopinace, 7 anni per 30m (di vergogna). Ora tocca a Cannizzaro: ‘Ci ho già messo la testa’ – FOTO
7 anni di promesse ad un ritmo di 1 cm al giorno. Con tanto di 'bacio' alle travi. A Cannizzaro il compito di chiudere l'imbarazzante capitolo
15 Luglio 2026 - 06:00 | di Vincenzo Comi

E’ diventato un monumento. Si, all’inefficienza, ai ritardi e alle promesse mai rispettate.
Il Ponte Calopinace è il simbolo, in negativo, della città. L’incompiuta per eccellenza. Un cantiere capace di attraversare amministrazioni, assessori e imprese senza riuscire, ancora oggi, a farsi attraversare dai cittadini.
Se il mondo camminasse alla stessa velocità del Ponte Calopinace, probabilmente vivremmo ancora nell’età della pietra.
Il progetto risale al 2016. Sono quindi passati dieci anni dalla sua progettazione. Un decennio per realizzare un ponte lungo appena trenta metri. Nel frattempo la città è cambiata, con nuovi amministratori al governo. Che oggi ereditano una situazione imbarazzante.
Sette anni di lavori a singhiozzo, sospensioni, interdizioni antimafia, errori, travi fuori misura, rampe infinite, revoche, promesse politiche mai mantenute e continui rimpalli di responsabilità.
Facendo un calcolo semplice, quasi impietoso, significa che l’amministrazione ‘Falcomatà’ ha percorso poco più di un centimetro al giorno. Meno di cinque metri l’anno. Numeri che raccontano meglio di qualsiasi altro discorso la dimensione del fallimento.

Dieci anni per trenta metri
La consegna dei lavori risale al 2020, ma l’origine dell’opera è ancora precedente. Dal progetto del 2016 a oggi sono passati dieci anni.
Il cronoprogramma iniziale prevedeva pochi mesi per il completamento dell’intervento. Ad oggi ahinoi evidenziamo l’ennesima denuncia di uno stallo che imbarazza la città. Sono arrivate sospensioni, rinunce, modifiche progettuali, autorizzazioni, rescissioni contrattuali e difficoltà tecniche.
Nel mezzo, la parentesi ‘travi’. Quelle inizialmente previste non erano più disponibili. Quelle finalmente arrivate sono state celebrate con il discusso gesto del “baciatrave” dell’allora sindaco Giuseppe Falcomatà. Un’immagine che, con il passare del tempo, ha perso qualsiasi significato celebrativo e che oggi rappresenta uno dei momenti più mortificanti.
Perché quel bacio avrebbe dovuto segnare la ripartenza definitiva. Non è stato così. Il ponte è rimasto incompleto e i cittadini hanno continuato ad aspettare.

Il fascicolo ‘Ponte Calopinace’ sulla scrivania di Cannizzaro
Con il cambio di amministrazione, il dossier è finito sulla scrivania del nuovo sindaco Francesco Cannizzaro. Tra emergenza rifiuti, manutenzione, viabilità e servizi essenziali, il Ponte Calopinace potrebbe sembrare una questione secondaria. Ma non lo è.
Non solo perché rappresenta una ferita aperta nell’immagine della città, ma perché tiene bloccata una parte importante del fronte mare reggino. Raggiunto telefonicamente, Cannizzaro ha risposto con garbo in modo telegrafico, rinviando un approfondimento nelle prossime settimane:
«Ci ho già messo la testa».
Poche parole che danno un segnale. Il nuovo sindaco conosce il problema e vuole affrontarlo.
Cannizzaro si starebbe dunque già muovendo con tecnici e dirigenti per individuare la strada migliore e più rapida per completare l’attraversamento. È un primo passo. Ma dopo dieci anni, i passi non bastano più. Perché adesso serve arrivare dall’altra parte.

Non è soltanto un ponte
Il Ponte Calopinace dovrebbe collegare l’area del Tempietto con il Parco Lineare Sud, unendo due tratti del lungomare oggi separati da poche decine di metri e da una quantità enorme di problemi amministrativi.
L’opera permetterebbe di creare continuità tra il Lungomare Falcomatà e il nuovo fronte mare della zona sud. Un collegamento importante per pedoni, ciclisti, automobilisti e residenti.
Attualmente il Parco Lineare Sud rimane accessibile soltanto da via Luigi Galvani, nella zona di Calamizzi, e più a sud da via Gebbione.
Completare il ponte significherebbe consegnare alla città un altro “chilometro” di mare direttamente collegato al centro cittadino. Significherebbe migliorare la mobilità urbana e valorizzare una delle aree più belle e potenzialmente attrattive di Reggio Calabria. Non si tratta quindi di inaugurare trenta metri di asfalto. Si tratta di liberare un’intera parte della città rimasta ostaggio di un’opera incompiuta.

Basta foto, servono date
Il Ponte Calopinace non può diventare l’ennesimo cantiere sul quale costruire annunci, sopralluoghi e fotografie. E Cannizzaro lo sa bene.
La città ha già ascoltato e sopportato troppe date. Ha assistito a troppe ripartenze. Ha visto operai entrare e uscire dal cantiere, assessori rassicurare, tecnici spiegare e amministratori promettere.
Ogni volta sembrava quella buona. Ed ogni volta mancava qualcosa.
Adesso l’amministrazione Cannizzaro dovrà fare chiarezza. Dovrà spiegare quale sia la reale situazione tecnica e contrattuale, quali interventi restano da eseguire, chi dovrà completarli e soprattutto entro quale data. Serve un cronoprogramma pubblico, verificabile e aggiornato. Non bastano formule generiche del tipo “entro l’estate” o “nelle prossime settimane”.

Il primo banco di prova sulle opere pubbliche
Cannizzaro è impegnato a pieno regime sul tema dei rifiuti, con riunioni fiume a Palazzo San Giorgio per affrontare quella che resta la sfida più urgente.
Ma il nuovo sindaco sa anche che il giudizio sull’amministrazione passerà dalla capacità di sbloccare i cantieri e chiudere le opere rimaste sospese. E il Ponte Calopinace rappresenta uno dei primi banchi di prova.
Risolvere questa vicenda consentirebbe di acquisire maggiore credibilità, restituire dignità a una parte della città e dimostrare che il cambio di amministrazione può produrre una concreta inversione di rotta.
Nelle prossime settimane, così come sul fronte dei rifiuti, ci aspettiamo risposte concrete anche sulle opere pubbliche.
Perché il tempo delle promesse è finito. Quello del Ponte Calopinace, invece, è scaduto. Ormai da troppi anni.

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