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Reggina: Ballarino non parla con nessuno. Rizzetta c’è

Il nuovo sindaco Francesco Cannizzaro è chiamato a un ruolo istituzionale chiaro: capire cosa stia realmente accadendo

Reggina Conferenza Ballarino (3)

I giorni trascorrono, inesorabilmente. Attorno alla Reggina continua a pesare un silenzio che, con il passare delle ore, non fa altro che alimentare dubbi e preoccupazioni. Smentite a parte, i confronti tra il patron Ballarino e il gruppo mediato da Matt Rizzetta sono ancora in corso. Una trattativa delicata, evidentemente complessa, che però non avrebbe ancora trovato la quadra definitiva.

Nel frattempo, la tifoseria osserva. Aspetta. Si interroga. E soprattutto teme che il tempo perso possa trasformarsi in un problema serio, molto serio, per il futuro amaranto. La nuova stagione per molti è già partita nella sua programmazione e la Reggina non può permettersi di restare sospesa.
Ogni giorno che passa senza una direzione chiara pesa su tutto, dal punto di vista tecnico, organizzativo e societario.

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Non si tratta solo di capire chi guiderà il club. Si tratta di comprendere quale sarà il progetto, con quali risorse, con quali obiettivi, con quale struttura. La preoccupazione dei tifosi nasce proprio da questo: dalla sensazione che tutto sia fermo, mentre il tempo corre. Da sempre si ripete che la politica debba restare fuori dal calcio. È un principio corretto, soprattutto quando serve a evitare invasioni di campo o strumentalizzazioni.

Ma la Reggina non è una società qualunque. È un patrimonio identitario della città. Un simbolo sportivo, sociale e popolare che accompagna Reggio Calabria da generazioni. Una realtà privata, certo, ma con un valore collettivo enorme. Per questo, mai come in questa fase, anche alla luce dei proclami lanciati durante la campagna elettorale, il nuovo sindaco Francesco Cannizzaro è chiamato a un ruolo istituzionale chiaro: capire cosa stia realmente accadendo.

Non per sostituirsi alla società. Non per entrare nelle dinamiche aziendali. Ma per tutelare, almeno sul piano morale e civico, un bene che appartiene alla storia della città. Un patto di riservatezza, in una trattativa societaria, è comprensibile. Ci sono passaggi delicati, cifre, garanzie, equilibri da rispettare.

Ma una cosa è la riservatezza. Un’altra è il silenzio totale. Chiudersi a riccio, non dialogare con l’ambiente, non fornire indicazioni nemmeno ai collaboratori più vicini e non parlare alla tifoseria rischia di produrre l’effetto opposto: aumentare confusione, sfiducia e tensione.

La Reggina ha già vissuto stagioni difficili. La piazza conosce bene il peso dell’incertezza. Proprio per questo oggi serve informare la gente, servono segnali, serve una direzione, non può passare anche questa settimana senza che accada nulla. La tifoseria non pretende dettagli riservati. Non chiede di entrare nelle trattative. Chiede però rispetto, chiarezza e responsabilità.

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