Carcere, la Garante Russo alla Polizia Penitenziaria: ‘Uniti per un sistema più giusto’
"Grazie perché siete il presidio quotidiano dello Stato nei luoghi in cui lo Stato è chiamato a dimostrare la propria forza migliore: quella della legge" la lettera della Garante
30 Giugno 2026 - 09:09 | Comunicato stampa

Con profondo senso di stima, rispetto e gratitudine istituzionale indirizzo questo scritto a tutti gli appartenenti a vario titolo al settore penitenziario.
Ci sono giornate che non celebrano soltanto una ricorrenza, ma ci ricordano che dietro un’uniforme, dietro una toga, dietro un camice, dietro ogni funzione esercitata all’interno del sistema penitenziario, vi sono donne e uomini che hanno scelto di servire lo Stato in uno dei luoghi più difficili e meno conosciuti della Repubblica. A voi, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, ai Direttori degli Istituti, ai funzionari giuridico-pedagogici, agli educatori, agli operatori sanitari, agli psicologi, agli assistenti sociali, ai cappellani, ai volontari, alla Magistratura di Sorveglianza, ai Provveditorati, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e a tutte le Istituzioni che a vario titolo operano nell’esecuzione penale, desidero rivolgere il mio più sincero pensiero.
Viviamo uno dei periodi più complessi della storia recente del sistema penitenziario. Sovraffollamento, disagio psichico, dipendenze, crescente presenza della criminalità organizzata, tensioni operative, aggressioni, carenza di personale e nuove fragilità sociali mettono quotidianamente a dura prova chi è chiamato a garantire sicurezza, legalità e tutela della dignità della persona. Ma oggi non desidero soffermarmi soltanto sulle difficoltà. Desidero parlare a voi, di voi. Di ciò che troppo spesso rimane invisibile. Perché il vostro lavoro inizia quando il cancello si chiude alle vostre spalle. Da quel momento il carcere diventa un mondo che pochi conoscono davvero. Pochissimi comprendono davvero cosa significhi lavorare per ore in un ambiente ad altissima tensione, gestire conflitti, prevenire violenze, scongiurare gesti estremi, affrontare la sofferenza umana senza mai perdere lucidità.
Pochissimi sanno cosa significhi tornare a casa e non poter raccontare ai propri figli, ai propri genitori o al proprio compagno ciò che si è visto, ciò che si è vissuto, ciò che si è dovuto affrontare. Ci sono paure che rimangono dentro. Ci sono responsabilità che non possono essere condivise. Ci sono ferite che nessuno vede. Eppure, il mattino successivo, siete ancora lì. Con la stessa uniforme. Con lo stesso senso del dovere. Con la stessa fedeltà alle Istituzioni. Per questo il mio primo sentimento è la gratitudine. Grazie perché siete il presidio quotidiano dello Stato nei luoghi in cui lo Stato è chiamato a dimostrare la propria forza migliore: quella della legge, della giustizia e dell’umanità.
Prevenzione e tutela contro le deviazioni individuali
Vi è, tuttavia, un’altra consapevolezza che non possiamo eludere. Sappiamo bene che, come in ogni grande Istituzione della Repubblica, possono manifestarsi episodi di deviazione dai principi che ispirano il servizio pubblico. Possono verificarsi comportamenti individuali incompatibili con l’etica istituzionale, con il giuramento prestato e con i valori costituzionali che ogni servitore dello Stato è chiamato ad incarnare. Ignorarli significherebbe non rendere un buon servizio alle Istituzioni. Ma sarebbe ancora più ingiusto consentire che poche condotte possano offuscare l’onore di migliaia di donne e uomini che ogni giorno servono lo Stato con disciplina, sacrificio e assoluta lealtà.
È proprio per tutelare questa maggioranza silenziosa che continuo a sostenere con convinzione che la prevenzione rappresenti la più alta forma di garanzia istituzionale. Prevenire significa formare, ascoltare. Esige accompagnare gli operatori, rafforzare i controlli, creare reti tra le Istituzioni, individuare tempestivamente i segnali di disagio e impedire che situazioni di vulnerabilità possano trasformarsi in casi estremi. La prevenzione non è sfiducia verso il Corpo, ma il più grande atto di fiducia che si possa compiere nei confronti di chi ogni giorno lo onora con il proprio servizio.
Il valore dell’antimafia penitenziaria
Ed è in questa prospettiva che desidero ribadire con forza un principio nel quale ho sempre creduto, che la legalità non è un concetto astratto, ma una responsabilità quotidiana. E l’antimafia penitenziaria non rappresenta una teoria né uno slogan: è un metodo di lavoro, una cultura istituzionale e un dovere costituzionale. Essa non nasce contro qualcuno, ma è pensata per proteggere tutti. Protegge gli operatori onesti dalle pressioni, dalle intimidazioni e dai tentativi di condizionamento esercitati dalle organizzazioni criminali. Protegge i detenuti che scelgono percorsi autentici di cambiamento. Protegge l’Amministrazione Penitenziaria da ogni forma di infiltrazione, di assuefazione o di compromissione. Protegge, in definitiva, la credibilità dello Stato. Antimafia penitenziaria significa impedire che il carcere diventi uno spazio nel quale le organizzazioni criminali continuino ad esercitare potere, a consolidare gerarchie o a perpetuare logiche di dominio. Significa affermare, ogni giorno, che dentro gli istituti penitenziari l’unica autorità legittimata ad esercitare il potere è lo Stato.
Come Autorità di garanzia ho sempre ritenuto che stare accanto alla Polizia Penitenziaria non significhi rinunciare all’indipendenza. Al contrario. L’indipendenza trova il proprio significato più autentico, il suo naturale spazio, quando sceglie di essere presente, di ascoltare, di comprendere e di contribuire alla soluzione dei problemi. Essere vicini alle Istituzioni non significa assolutamente essere accondiscendenti. Piuttosto, oggi, è il coraggio di reconocerere ciò che funziona, segnalare ciò che non funziona e lavorare insieme perché il bene prevalga sempre sulle criticità. So che questa scelta, talvolta, ha un costo. Costa incomprensioni, critiche l’essere isolati e bistrattati. Ma continuerò a percorrerla perché grazie a tanti di voi ho avuto la possibilità di leggere fino in fondo cosa sia questo mondo e non conosco altro modo di esercitare questo complesso mandato.
Riforma e collaborazione per un sistema più umano
Ve lo dissi un anno fa: La sfida che ci attendeva sarebbe stata enorme! Oggi lo è ancora di più. Ma continuo a credere che nessuna riforma potrà nascere dalla contrapposizione permanente. Non nascerà dalla rabbia. Non nascerà dall’invidia. Non nascerà dai protagonismi. Non dall’egoismo. Nascerà soltanto se sapremo riscoprire il valore del “NOI”. Se lavorando insieme, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, con umiltà, considerazione reciproca e senso dello Stato ci ritroveremo gli uni accanto agli altri. Perché, personalmente ‘accanto’ è l’unico modo che conosco per affrontare seriamente i problemi.
Accanto è l’unico modo che conosco per garantire, insieme a tutte le Istituzioni, i diritti delle persone private della libertà personale, la sicurezza degli operatori, la tutela della collettività e l’affermazione della legalità. Ed è soltanto così che potremo consegnare alla Calabria e perché no, all’Italia un sistema penitenziario più forte, più credibile, più giusto e più umano. Quindi che San Basilide continui ad accompagnare tutti coloro che, nel silenzio quotidiano, scelgono di servire lo Stato con disciplina, onore e coscienza. Con profonda gratitudine, sincero rispetto e con la certezza che il futuro del sistema penitenziario si costruisce qui ed ora, scegliendo di camminare insieme. Perché le Istituzioni non diventano più forti quando imparano a combattersi, ma quando trovano il coraggio di camminare insieme. È questo il significato più profondo del servizio allo Stato. Ha concluso la Garante.
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