Citynow.it incontra il reggino Paolo Catalano, autore de “La Bianca Signora”
16 Febbraio 2016 - 12:14 | di Vincenzo Comi

di Eva Curatola – “A che scopo dobbiamo vivere, se non per essere presi in giro dai nostri vicini e ridere di loro a nostra volta?“recitava cosi Jane Austen nel suo intramontabile capolavoro “Orgoglio e Pregiudizio“. Deve aver ben compreso questo concetto il nostro autore Paolo Catalano, che decide di fare del suo libro una commedia brillante e divertente.
– Lo Scrivano: Signorsi, signor padrone. (a bassa voce) Due schiaffi una minaccia e mezz’ora di predica per dire che devo scrivere e farmi dare i soldi.
– Il Padrone: Hai forse detto qualcosa? (alza minaccioso la mano)
– Lo scrivano: Signorno, signor padrone, ringraziavo soltanto la provvidenza divina che mi fece oggi incontrare con la clemenza della signoria vostra.”
A fare da protagonista è l’equivoco e ciò che innesca. Tutta la storia si svolge in un solo giorno: uno scrivano inizia a lavorare per un nuovo padrone e così incontra, tra i clienti, un uomo geloso e insospettito che vuole mettere alla prova la virtù della sua fidanzata, facendole recapitare una lettera d’amore da un finto spasimante che chiede d’incontrarla. Se la donna accetterà l’appuntamento, l’uomo capirà di essere un cornuto, altrimenti tutto filerà liscio. Il piano sembra semplice e fattibile, ma troppi equivoci e malintesi si metteranno in mezzo a complicare le cose.
Come spesso accade, il voler scrivere nasce dall’aver letto tanto e da una grande passione per le parole. Non a caso il nostro autore ci racconta di essere innanzitutto un grande lettore, cimentatosi prima in romanzi di formazione o saggi e solo successivamente, quando, come lui stesso afferma, era giunto il momento, in una commedia teatrale.
Paolo ci confida inoltre, che il teatro è da sempre la sua passione, quindi potremmo definire “naturale” la sua evoluzione da appasionato del genere e lettore a scrittore.
Sempre più autori contemporanei scelgono di mettere loro stessi in un dato personaggio, o assegnare a più personaggi qualche tratto della loro personalità. Non è questo il caso di Paolo Catalano, che con coraggio decide di fare dell’intera sua opera una trasposizione di sè. La commedia infatti ci mostra la sua visione del mondo, aiutandoci a ricordare come spesso: “si tende a pensare ulteriormente“.
Abbiamo tutti un pò il vizio di viaggiare con la fantasia, di interpretare ciò che ci viene detto nel modo che più ci conviene, tralasciando magari quanto possa esser semplice cadere in errore.
Fra le pagine del libro appare chiaro quindi anche un altro concetto, quello di: “realtà“. Secondo Paolo infatti, non importa quanto le nostre illusioni siano belle o convenienti. Una brutta verità è sempre meglio di una bella illusione. E chi potrebbe dire il contrario?
E proprio qui sta la particolarità dell’opera, nel mostrare ai lettori gli “incovenienti” che si creano quando siamo sordi alle verità che ci circondano.
Nonostante Paolo Catalano non si sia ispirato a nessun grande autore in particolare, la sua opera risulta esser stata scritta esattamente secondo le regole della grande tradizione italiana della commedia teatrale. La tipica assenza del narratore fa sì che i personaggi acquistino maggior spessore, lasciando libero il lettore di vagare con la sua immaginazione.
La leggerezza è la chiave di violino dell’opera, in quanto lo scopo di una commedia, secondo il nostro autore, dovrebbe essere proprio questo: far filtrare messaggi importanti, di un certo spessore, utilizzando piccoli esempi quotidiani.
E alla domanda Come ci si sente a veder le proprie parole impresse nero su bianco?
Paolo scherzando ci dice che è un orgoglio ogni mattina vedere nella sua libreria “la Bianca Signora” accanto alla sua copia di “Delitto e Castigo“.
Pensadoci non è da tutti poter sedere accanto al grande Dostoevskij.
“La Bianca Signora” è uno di quei pochi libri contemporanei in cui emerge senza ombra di dubbio l’animo dello scrittore; sarà forse proprio a causa di questo che il testo risulta cosi scorrevole; è come avere accanto un vecchio amico, che sdrammatizzando cerca di raccontarci una dura verità:
– Vecchia: “E cosa le preserva il suo prossimo futuro?”
– Lo Scrivano: “Ne più ne meno che un calcio in culo.”
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