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“Costruiamo ponti di comprensione”. Vinicio Capossela con le sue ‘Ombre’ abbaglia il Cilea – FOTO


Di Pasquale Romano – Gioco di ombre. Vinicio Capossela sbarca sullo Stretto (“Perchè di Messina e non di Reggio Calabria? Non si potrebbe fare 5 anni a testa?”, chiederà ironico in chiusura) con il suo carrozzone magico, un circo felliniano. Le atmosfere oscure e intime sono quelle dell’ultimo film del regista italiano, ‘La voce della luna’, con sfumature che sembrano rimandare a Tim Burton, con i suoi personaggi bizzarri e talvolta inquietanti.

La scorse estate il tour “Polvere” faceva riferimento ad una parte dell’ultimo album, ‘Canzoni della Cupa’. Al Cilea invece il cantautore e polistrumentista nato ad Hannover ha portato “Ombra. Canzoni della Cupa e altri spaventi”, nuovo tour basato sulla seconda parte del disco.

“Canzoni della Cupa mi ha dato la possibilità di declinare due concetti che sono alla base della condizione umana, la polvere e l’ombra. Lo spettacolo Polvere si è svolto all’aperto, in una specie di campo di stoppie, un’evocazione insieme ancestrale, agreste e di frontiera. Ora, al chiuso dei teatri, iniziamo ad avventuraci nella zona dell’Ombra, zona meno definita, dove il materico scompare per lasciare il campo alla proiezione dell’inconsistente”, ha specificato lo stesso Capossela spiegando la differenza tra i due tour.

La scenografia che fa da co-protagonista dello spettacolo è allo stesso tempo minimalista e ricercata. Luci e ombre (anche cinesi) si alternano in un continuo gioco di rimandi e metafore. Nella prima parte, incentrata sull’ultimo album, l’oscurità la fa da padrona. Dal bosco emergono figure misteriose (del resto è un luogo ‘di metamorfosi’), creature abbandonate, o mai nate.

E’ il cappello l’accessorio chiave, il simbolo di cambiamento, utilizzato da Capossela per introdurre e accompagnare i diversi brani. ‘Scorza di mulo’ e ‘Maddalena la castellana’ alcuni dei brani tratti dall’ultimo album, poi Capossela imbraccia la chitarra per ‘La notte di S.Giovanni’, al Cilea riecheggiano sonorità dylaniane. Arriva la disillusa ‘L’Angelo della luce’, che ‘è volato di testa in giù, si è sporcato dentro alla vita, e le ali non volano più…’. Capossela chiude il capitolo relativo a Canzoni della Cupa, e apre il baule dei ricordi.

“La conoscenza è niente senza fede”, Capossela simboleggia il momento più intimo (forse sentito) portandosi al piano, con uno specchio di fronte. Specchio che, cadendo, causa un fuoriprogramma stimolando l’improvvisazione di Capossela: “Lo specchio può sovrastarci, e inghiottirci” rivela tra le risate del Cilea.

L’ombra diventa alter ego, prima venduta, poi cercata. “Scivola vai via”, non te ne andare, implora al suo doppio. Con la fisarmonica, strumento ben noto ai calabresi, Capossela accende il Cilea. Il ritmo aumenta sensibilmente, ‘Lo sposalizio di maloservizio’ e la celebre ‘Il ballo di San Vito’ infiammano il pubblico e richiedono il massimo sforzo fisico e vocale a Capossela, che simpaticamente si mostra stremato prima della presentazione della band formata da Alessandro “Asso” Stefana (chitarra, armonio e campionatori), Glauco Zuppiroli (contrabbasso), Vincenzo Vasi (percussioni, campioni, theremin, voce), Peppe Leone (tamburi a cornice, percussioni, mandolino, violino agricolo, voce), Giovannangelo De Gennaro (viella, flauti, aulofoni, strumenti antichi e voce) ed Edoardo De Angelis (violino).

Il momento del bis, solitamente circoscritto, in realtà apre ad una ‘terza fase’ del concerto. Capossela mostra di conoscere il territorio calabrese, con i suoi vizi e virtù. “Sono altri i ponti che costruirei, fatti di comprensione” sospira. ‘Con una rosa’ trova la perfetta risposta del Cilea, cosi come con l’incantevole ‘Ovunque proteggi’, la sorpresa arriva in coda. Capossela prima intona ‘La Madonna delle Conchiglie’ (dedicandola alla statua della Madonna raffigurata a Cannitello) poi omaggia Otello Profazio, presente in sala, con ‘La notte è bella da soli’, chicca che è come una pennellata nell’anima. Il brano, scritto da Profazio e Salvadore, è stato rivisto e inserito nell’album Canzoni della Cupa.

Nel mondo al rovescio dell’artista emiliano c’è spazio quasi esclusivo per la curiosità. “Chi sa quali ombre agitano il vostro Tony Roberto Bob Marley”, chiede riferendosi a ‘Tony’ un personaggio celebre in città. Il saluto è perfetto, sulle note di ‘Camminante’, pezzo ‘per viandanti’. “Non si può perder niente se, niente si è mai avuto” l’ultima frase che rimane impressa, prima del commiato da un Cilea che sarebbe rimasto ancora per ore. Completamente ammaliato da Capossela, ombra che avvolge e stravolge.

QUI LE FOTO A CURA DEL NOSTRO ANTONELLO DIANO 

vinicio

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