Se i bambini rispondono così, Reggio deve investire nella cultura per l’infanzia
Una città che riesce a far nascere la curiosità nei suoi bambini non sta soltanto organizzando eventi, sta costruendo il proprio futuro
09 Settembre 2026 - 17:41 | di Eva Curatola

Ci sono serate che finiscono quando si spengono le luci. Altre, invece, lasciano una domanda.
Davanti alla favola rivisitata di “Cappuccetto Rosso”, proposta nell’ambito di ReggioFest 2026 – Cultura diffusa, c’erano tantissime famiglie. Ma soprattutto c’erano loro, i bambini. Attenti, divertiti, partecipi. Con gli occhi fissi sulla scena e quella capacità, tutta infantile, di credere davvero a ciò che sta accadendo davanti a loro.
E allora la domanda viene quasi naturale: perché a Reggio Calabria occasioni così devono essere ancora così rare?
Una risposta che la città dovrebbe ascoltare
Il teatro per bambini, a queste latitudini, non è esattamente un’abitudine.
Non perché manchi il pubblico. Ieri è successo esattamente il contrario. La villetta Sant’Ambrogio ha restituito un’immagine chiarissima: quando si crea un appuntamento pensato davvero per i più piccoli, le famiglie rispondono.
E rispondono con entusiasmo.
Non era scontato vedere così tanti bambini davanti a uno spettacolo teatrale. Non era scontato vederli restare concentrati, ridere, intervenire, lasciarsi trasportare dalla storia. E forse proprio per questo quella partecipazione dovrebbe essere considerata qualcosa di più di un semplice successo di pubblico.
È un segnale. Un segnale rivolto alle istituzioni, agli operatori culturali, a chi programma eventi e a chi decide come utilizzare gli spazi pubblici della città.
Reggio ha bisogno di più cultura pensata per i bambini.
Non come parentesi. Non soltanto durante una rassegna. Con continuità.
È vero anche che non si tratta di un caso isolato. Il MArRC, il Museo Diocesano, privati ed associazioni, nel corso dell’anno si impegnano nella creazione di eventi ad hoc, ma non sarebbe magnifico poter contare su un calendario di eventi, magari anche in sinergia fra i vari attori, a misura di bambino?
La cultura si impara anche da piccoli
Siamo abituati a parlare di cultura pensando agli adulti. Ai teatri, ai concerti, alle mostre, ai grandi eventi. Ma un rapporto con l’arte non nasce improvvisamente a venti, trenta o quarant’anni.Inizia molto prima.
Comincia quando un bambino vede per la prima volta un attore trasformarsi in un personaggio. Quando scopre che una storia letta su un libro può prendere vita davanti ai suoi occhi. Quando entra in un museo e qualcuno riesce a raccontargli ciò che vede usando il suo linguaggio. Quando ascolta musica, costruisce un burattino, partecipa a un laboratorio.
È lì che si pianta un seme.
Magari quel bambino non diventerà un attore, un musicista o un artista. Non è questo il punto. Ma potrebbe diventare un adulto curioso. Un lettore. Uno spettatore. Una persona capace di riconoscere il valore di un teatro, di un museo, di un libro, di un bene culturale. E forse anche un cittadino più consapevole.
Guardare uno spettacolo attraverso gli occhi di un bambino cambia inevitabilmente la prospettiva. Ti accorgi della sorpresa. Aspetti una risata. Osservi quanto una scena semplicissima riesca a catturare completamente la sua attenzione. Poi alzi lo sguardo e scopri che intorno a te ci sono decine di genitori che stanno vivendo più o meno la stessa cosa. Ed è forse quella l’immagine che resta più delle altre.
Una comunità di bambini che per un pomeriggio ha condiviso una storia.
Niente smartphone da inseguire, niente intrattenimento costruito da un algoritmo. Una scena, dei personaggi, una favola e la fantasia. Sembra poco, in realtà è tantissimo.
Non bastano i parchi: servono luoghi per crescere anche culturalmente
Quando si parla di una città “a misura di bambino”, il pensiero corre quasi automaticamente a parchi, scuole, aree gioco e servizi alle famiglie. Tutto giusto. Tutto indispensabile. Ma c’è un pezzo che troppo spesso rimane fuori dal discorso: il diritto dei bambini ad avere accesso alla cultura.
Servirebbero più spettacoli teatrali. Letture animate. Laboratori creativi. Piccoli concerti. Percorsi museali costruiti per fasce d’età. Occasioni per conoscere la storia di Reggio attraverso un linguaggio adatto ai più piccoli. E servirebbero spazi.
Non necessariamente grandi strutture. La serata di Santa Caterina lo dimostra. Una villetta può diventare teatro. Una piazza può diventare luogo di lettura. Una biblioteca può trasformarsi in laboratorio. Un museo può aprire le proprie porte alle famiglie in maniera diversa. Anche i quartieri possono diventare luoghi di produzione culturale.
La questione, quindi, non è soltanto economica. È prima di tutto una questione di scelta e programmazione.
Le famiglie hanno già dato la loro risposta
Spesso si teme che iniziative culturali dedicate ai bambini possano incontrare scarso interesse. Ieri è successo l’opposto. I bambini c’erano. Le famiglie anche. E allora sarebbe un errore archiviare questa esperienza come la buona riuscita di un singolo spettacolo.
Quello che è accaduto dovrebbe diventare uno stimolo.
Se una città vuole costruire un rapporto più forte con la cultura, deve iniziare da chi oggi ha cinque, sei, sette anni. Deve permettere ai bambini di considerare normale andare a teatro, entrare in biblioteca, visitare un museo, ascoltare una storia.
Perché gli adulti del futuro si formano anche nelle esperienze che offriamo loro oggi.
La messa in scena di “Cappuccetto rosso” ha acceso i riflettori su una questione fondamentale:non sono i bambini a essere disinteressati alla cultura, dobbiamo essere noi adulti ad offrire loro più occasioni per “incontrarla”.
E se la risposta è quella vista ieri, allora Reggio Calabria non ha molte scuse: investire nella cultura per l’infanzia non sarebbe una scommessa, ma rispondere ad una domanda che esiste già.
ReggioFest, questa sera l’ultimo appuntamento
La rassegna ReggioFest 2026 – Cultura diffusa, Reggio Pentimele Festival – Spettacolo dal vivo si conclude questa sera, 9 settembre alle 21.30, sempre in piazza Sant’Ambrogio, alla villetta di Santa Caterina.
In programma “La Locandiera, Io chef e gli altri”, libero adattamento da La Locandiera di Carlo Goldoni e Roberto Cavosi, con la regia di Filippo D’Alessio. L’ingresso è gratuito.
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