Reggio - Elezioni metropolitane, anche Spirlì chiede il rinvio

Dopo le regionali anche il voto che interessa la Metrocity nel mirino del Presidente facente funzioni della Regione Calabria

C’è anche Nino Spirlì tra la schiera di quelli che le elezioni per il rinnovo del Consiglio Metropolitano di Reggio Calabria, fissate per il 24 gennaio prossimo, le vogliono rimandare. Il Presidente facente funzioni della Regione Calabria, oggi in visita proprio nella città dello Stretto, si unisce al coro dei contrari che annovera, tra gli altri, l’assemblea dei sindaci della Locride, il capo dell’opposizione a Palazzo San GiorgioNino Minicuci e, non ultimo, il massmediologo Klaus Davi.

Troppo alto il rischio difronte all’aggravarsi della Pandemia.

Dopo le regionali le metropolitane

D’altra parte proprio Spirlì è stato tra quelli che ha in qualche modo orientato il rinvio delle elezioni Regionali, fissato in un primo momento per il 14 febbraio, proprio con un decreto che aveva anche indetto i comizi elettorali. Come spiegato anche dal Ministro Roberto Speranza l’altra sera a Porta a porta, proprio Spirlì è stato tra i presidenti di Regione che hanno chiesto il rinvio delle consultazioni previste a febbraio, e ora fissate per il prossimo 11 aprile.

Così Nino Spirlì si è incaricato di scrivere tre missive indirizzate ai Ministeri per gli Affari regionali, a quello degli Interno e a quello della Salute proprio per chiedere un intervento governativo per il rinvio della consultazione elettorale metropolitana. D’altra parte, sembra essere il ragionamento di Spirlì, se non si può votare il 14 febbraio non si può farlo neanche la prossima settimana. Una richiesta, quella di disporre un rinvio che, tra l’altro, il presidente facente funzioni ha esteso anche per le provinciali che sono programmate a Cosenza il 7 febbraio. Anche in quel caso elezioni di secondo grado. Ma anche in quel caso per Spirlì non si ci sono i presupposti per procedere al voto.

Un iter tormentato

Quelli per il rinnovo del Consiglio metropolitano sono elezioni di secondo livello che non coinvolgono direttamente l’elettorato. Saranno infatti i sindaci e i consiglieri comunali in carica dei Comuni del territorio metropolitano ad eleggere il Consiglio. L’organo di indirizzo e controllo della Città Metropolitana è eletto con voto diretto, libero e segreto, attribuito a liste di candidati concorrenti in un unico Collegio elettorale corrispondente al territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Le operazioni di voto si svolgeranno quindi a Palazzo Alvaro dove ha sede il Seggio elettorale centrale.

Non si può dire che fin qui sia filato tutto liscio, anzi. Basta ricordare che si sarebbe dovuto procedere all’elezione del nuovo Consiglio metropolitano già a fine novembre. La norma stabilisce infatti che, a regime, si proceda entro sessanta giorni dalla proclamazione del nuovo sindaco del comune capoluogo.

A fine ottobre però, il Consiglio dei Ministri aveva optato per il rinvio anche a causa dell’inasprirsi della situazione contagi. La decisione di indire i comizi elettorali è arrivata quindi solo a metà dicembre con i decreti firmati dal sindaco Falcomatà. Ma anche la presentazione delle liste ha riservato alcuni scolpi di scena, con la ricusazione prima e l’ammissione dopo (ad opera del Tar) della lista S’Intesi metropolitana, una delle quattro liste in “gara” per i 14 posti disponibili all’interno del Consiglio.

“Impossibile rinviare”

Sulle molteplici richieste di rinvio si è già espresso il sindaco Falcomatà proprio ai microfoni di CityNow:

“Intanto – aveva detto il primo cittadino ad inizio settimana - perché c'è un adempimento formale e sostanziale da ottemperare entro il 31 di gennaio che è l'approvazione del Bilancio di previsione, dalla quale discendono le scelte di indirizzo politico dell'Ente. E poi, c'è da pianificare la Cabina di regia per l'organizzazione, la gestione e l'indirizzo delle risorse del Recovery fund. E tutto questo deve avvenire con un Consiglio legittimato e nel pieno esercizio delle proprie funzioni”.

Dunque, la posizione di Falcomatà è chiara, ed in linea con il partito di maggioranza di Palazzo San Giorgio, il Partito democratico che esclude pericoli di sorta perché l’elezione “non determina alcuna particolare forma di mobilitazioni di persone”.