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Fiabe per Maghi e Babbani: Albus Silente e la raccolta di Beda il Bardo


di Maria D’Amico – Buon pomeriggio lettori, #insidethebook  oggi da il benvenuto a grandi e piccini, il libro di cui parleremo arriva direttamente da Hogwarts, la scuola di arti magiche più gettonata del mondo! “Per gentile concessione da parte della professoressa McGranitt” abbiamo avuto la possibilità di visionare il libro: Le Fiabe di Beda il Bardo, ma non un volume qualsiasi, bensì quello appartenuto ad Albus Silente, versione in cui, il mago, ha effettuato delle speciali annotazioni. Grazie al contributo di Hermione Granger, siamo in grado di interpretare il senso delle riflessioni di Silente malgrado la nostra natura, aimè, Babbana!

Cosa sono le fiabe? Racconti dove realtà e magia si uniscono, decretando, solitamente, la vittoria dei protagonisti più buoni, a discapito delle malefatte dei più furbi o vigliacchi, egoisti, perfidi, luridi… scusate mi lascio trasportare! Dicevamo, al di là della definizione che darebbe la Treccani, abbellita dalla mia euforia del momento, le fiabe sono semplicemente un pretesto! Una scusa per farci piccoli come i bambini e fermarci a raccontare, riflettere, metterci alla prova. Perché per essere all’altezza dei sentimenti di un bambino occorre fare tanta, troppa strada e spesso, nonostante gli sforzi, rimane comunque un’impresa impossibile! Occorre diventare un gigante per proteggerli e un esserino minuscolo per non opprimerli, forte come Superman ma con un tocco leggero di farfalla, devi essere una specie di fata turchina con i guantoni da box, giusto per dare visivamente l’idea che si può essere cazzuti anche se si conserva un cuore buono. Quindi, ricapitolando, cosa sono le fiabe?  Momenti di unione tra bambini e adulti e, spesso, i bambini siamo noi. Si, perché questi piccoli infanti hanno già capito tutto. Loro vedono e filtrano il mondo oltre le maschere, oltre le congetture, oltre la cattiveria. Se c’è qualcosa che non va, non si limitano a stare zitti e guardare o sparlarne col bimbo vicino dopo  cinque minuti, no, loro si alzano in piedi, agganciano quello sguardo smarrito e caparbio al tuo, privandoti di qualsiasi difesa e ti chiedono, a gran voce, davanti a tutti, anche se fosse una folla intera: “Perché?” E tu come glielo spieghi a un bambino che tutte queste risposte non ce l’hai? Non lo fai, annaspi, tiri fuori un giro di parole assurdo e la sua risposta è sempre lì: “Perché?”

Dicono ci sia l’età del perché, io me lo chiedo ancora, quindi probabilmente non l’ho superata del tutto! Ma quello che sospetto è che da bambini i perché si sappiano, ci riempiono di domande solo per avere la certezza che anche noi abbiamo colto il senso, della storia, della domanda, della vita.

Perché il lupo dovrebbe mangiare Cappuccetto Rosso? Perché Pinocchio dice le bugie? Perché la piuma di Dumbo è magica? Perché le principesse sono tonte? Biancaneve è gentile con la vecchia signora e si becca una mela avvelenata, Cenerentola è altrettanto “gentile e disponibile” con le sorellastre e la matrigna e cosa ottiene? Un trattamento da colf maltrattata e un soggiorno sottochiave nella torre più polverosa del palazzo. Continuo? Fin qui il messaggio in codice da cogliere sembrerebbe dire: “la gentilezza si paga”, un insegnamento davvero d’impatto. Tranquilli bambini,  poi arriva il cacciatore fa una strage e tutto torna al posto, tranne che per il lupo (per lui faremo una parata animalista in un secondo momento), oppure arriva un principe che in virtù dei sacri principi della moda, sceglie di sposare quella a cui calza la scarpetta più stilosa del reame! O verranno sette semisconosciuti a vegliarvi, ciascuno con una palese patologia in attesa dell’ennesimo babbeo in ritardo.

Il punto è che dietro queste storie sognate e criticate, si nasconde davvero una psicologia che colpisce ogni lettore, è per questo che imperiture e colme di saggezza popolare, arrivano a noi indisturbate attraverso i secoli, senza alcun accenno di variazione data dall’impatto socio-temporale.

 Le fiabe di Beda il Bardo nascono con lo stesso principio dei nostri racconti tradizionali, narrano desideri inconsci, paure, ideali più o meno condivisi e, la lettura da parte di un occhio vigile e attento è in grado di cogliere gli insegnamenti più vari: per ogni paura si trova una buone dose di coraggio, per ogni bisognoso c’è qualcuno pronto ad aiutare, ad ogni problema corrisponde un buon uso di astuzia e intelligenza. Ecco perché Silente ha deciso di vivisezionare ogni fiaba, così da apprenderne ogni sfaccettatura. Da che periodo viene? Quali sono gli usi dell’epoca? Queste e molte altre domande a cui risponde, sono le chiavi per comprendere il famoso “perché” che i bambini amano e che noi abbiamo il dovere di riscoprire. Nella favola del Pentolone Salterino, il figlio del mago si rifiuta di aiutare i suoi vicini Babbani come faceva il padre, era per pura perfidia? Leggendo una prima volta la storia avrei detto di sì, era egoista e disinteressato al bene altrui, ma se mettete in conto che parliamo del periodo della caccia alle streghe, aiutare gli uomini usando la magia rappresentava un gesto di autodenuncia, allora non era cattiveria ma istinto di sopravvivenza! Questo libro è un’autentica immersione, non solo in un mondo magico ma nella psiche di ciascuno. Silente ci insegna che occorre avere tutte le informazioni possibili per poter giudicare, prima di inveire contro il lupo “cattivo”, assicuriamoci sempre che Cappuccetto Rosso non abbia brandito un coltellaccio in mano in nome dell’autodifesa! Diffidente e piena di pregiudizi, così come l’hanno cresciuta.

Tra le altre fiabe che catturano l’attenzione di Albus: “La Fonte della Buona Sorte”, “Il Cuore Peloso dello Stregone”, “Baba Raba e il Ceppo Ghignate”, “La storia dei tre fratelli” la cui importanza è stata acuita per la sua essenzialità per le giovani ed eroiche  imprese del Sign. Harry Potter. Alcune di queste storie, come quella del perfido stregone dal cuore peloso, sono sconcertanti e macabre al pari delle versioni favolistiche originali dei famosi fratelli Grimm, i più noti autori Babbani, raccontate ai giovani solo in età più consapevole così da non turbare il loro inconscio. La ricerca dell’invulnerabilità, del potere, della fortuna intesa spesso come mera ricchezza, spinge sia i maghi che gli uomini a intraprendere gesti non sempre di valore, ma che in un modo nell’altro, finiranno per ritorcersi contro. Silente conclude la sua riflessione sui comportamenti dei personaggi che sono appannaggio di una realtà a volte sinistra, affermando con assoluta sicurezza che  “gli esseri umani hanno un debole esattamente per le cose che sono peggiori per loro e Maghi e Babbani sono altrettanto assetati di potere”.

Una lettura consigliata per rivalutare l’importanza delle favole e dei messaggi che racchiudono, con la consapevolezza che le raccontiamo ai bambini affinché siano loro a spiegarcene il senso.

p.s.  Biancaneve, una mela? Davvero? Fosse stato un fritto misto avrei capito… e poi Cenerentola, le décolleté un numero più grande? Se non ci metti una suola almeno non correre giù dalle gradinate ok? Nuova morale bambine: Non si corre con i tacchi! E se avete voglia di uno spuntino… evitate la frutta!

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