Foti: ‘I miei trent’anni di Reggina, vi racconto tutto. Dal primo giorno al fallimento’
Quanti aneddoti, quante storie raccontate. L'ex presidente parla della sua Reggina
02 Marzo 2019 - 17:07 | redazione

Una lunga intervista con l’ex presidente della Reggina Lillo Foti, protagonista della rubrica “Piacevoli Chiacchierate” su City Now. Un ripercorrere dei suoi trent’anni alla Reggina Calcio tra aneddoti e curiosità:
“Non immaginavo potesse durare tanto il rapporto con la Reggina, a mia moglie avevo detto solo un contributo ed una veloce apparizione, sono passati trent’anni. Ma sono stati magnifici e di questo posso solo dire grazie. La Reggina della mia infanzia era coinvolgente, Maestrelli, Granillo, nel vecchio stadio comunale c’erano incisi tali nomi, insieme a quelli di grandi calciatori dei quali ricordo a memoria le formazioni. Merito di mio padre che iniziò a portarmi allo stadio in gradinata sin da bambino”.
Avete preso la Reggina da inesperti, chi era la vostra guida?
“Nel momento in cui ci siamo insediati c’era il direttore sportivo Grillo che insieme al dottore Iacopino rappresentavano la continuità rispetto alla vecchia società. Il DS mi aveva dato una serie di indicazioni, ma la sua permanenza durò poco, creammo una sorta di famiglia e voi sapete bene che le cose in famiglie sono più genuine.
Ricordo i primissimi anni in cui tanti tifosi, ci chiedevano di regalare loro il sogno della serie A anche per un solo anno. Nessuno poteva immaginare che nel futuro quel traguardo sarebbe stato veramente raggiunto e addirittura vissuto con nove stagioni straordinarie che hanno inciso su tutto il territorio ed hanno permesso a tutti noi di divertirci”.
Lei è stato il primo ed unico presidente a portare la Reggina in serie A, se ne rende conto?
“E’ una gioia immensa, ho tutto nella mia testa e nel mio cuore. Nessuno l’aveva programmata, ma quel risultato del 1999 è stato frutto di un insieme di elementi, tanto lavoro quotidiano, la voglia ed il desiderio di crescere sempre”.
E quello spareggio perso a Pescara? La città e la società erano pronte per il grande salto?
“Nello spareggio di Pescara, in campo c’era una Reggina di grande qualità, giocatori per esempio come Massimo Orlando. Non sappiamo se eravamo pronti o meno, ma comunque ci saremmo lanciati in quella avventura se avessimo battuto la Cremonese, è andata diversamente”.
L’acquisto più importante?
“Non è corretto parlare di acquisto più importante, di sicuro quello più oneroso è stato Mozart. Il giocatore più tecnico? Ne sono passati tanti dalla Reggina, una volta dissi Montiel. Confermo le straordinarie qualità tecniche di quel ragazzo, in allenamento faceva numeri impressionanti, per motivi diversi non è riuscito ad esprimerle pienamente. Marco Tomaselli il rammarico. Da ragazzino veniva definito il nuovo Antognoni, una qualità incredibile, troppi infortuni ne hanno condizionato la sua carriera. Il più simpatico Diè“.
Si è detto abbia venduto Leon senza dire nulla a Mazzarri?
“E’ stato l’unico momento di confronto acceso con il tecnico. Ma portammo a Reggio Pasquale Foggia che alla fine si rivelò determinante nel raggiungimento di quel traguardo incredibile della salvezza, partendo con il meno 15, poi ridotto a meno undici”.
A proposito che mi dice di Calciopoli?
“Ieri sera ho visto Moggi in tv, ho sorriso, pensando a quelle situazioni di Calciopoli, aver visto la Reggina coinvolta in quel sistema dove non c’entrava proprio nulla. Oggi sorrido, allora ero molto arrabbiato e amareggiato”.
Come ha costruito rapporti solidi e duraturi con i grandi dirigenti del calcio?
“La Reggina era una realtà che suscitava particolari simpatie in ambito nazionale. In noi veniva riconosciuta la serietà ed il gran lavoro che si faceva e l’apprezzamento appunto dei grandi dirigenti. Poi anche i rapporti personali hanno contribuito a renderci credibili e stimati”.
La Reggina è stata tra le prime società ad effettuare le tournèe all’estero.
“E’ vero, siamo stati noi a proporre le prime tournèe, andando in Canada stretti dall’affetto degli italiani, ricordo due, tremila persone col desiderio di sentirsi calabresi grazie alla Reggina ed al legame al proprio territorio. La Reggina ha avuto la possibilità di rappresentare qualcosa di fantastico anche all’estero. Non è rimasto qualcosa di “ristretto”. Siamo riusciti a coinvolgere la provincia, la Calabria, l’Italia ed il mondo intero. Emozionante ed indimenticabile anche l’esperienza in Giappone“.
Ma ci sono anche amarezze, contestazioni, il fallimento.
“La retrocessione dalla serie A alla serie B è stato un passaggio molto complicato. Non affrontammo la B con la lucidità opportuna, bensì solo con l’obiettivo di riportarla in A e quindi con una gestione soprattutto economica sbagliata. Poi ci sono gli episodi, che in diverse circostanze sono stati favorevoli, altre meno. Per esempio il gol di Novara che ci ha impedito di arrivare fino in fondo.
Contestazioni diverse ed anche con manifestazioni piuttosto accese. Quella più forte nel 1991, quando al vecchio comunale, uscendo dalla porticina dietro la tribuna, ho rischiato anche l’aggressione. Ma in linea di massimo in trent’anni di percorso, sono stati più gli apprezzamenti ed il rapporto con i tifosi è stato sempre buono.
La Reggina è fallita per difficoltà economiche che arrivavano da lontano, anche il mio stato di salute non mi ha permesso di gestire quella situazione difficile. L’accordo mancato con gli australiani ne ha impedito una possibile rinascita rendendo tutto più difficile. Fermo restando che gli errori sono stati fatti”.
Ha detto di essere stato sempre un tifoso della Reggina, ma allo stadio non viene da anni
“Non avverto più l’esigenza di vedere calcio giocato, per questo non vado allo stadio. Gli ultimi tre anni di Reggina sono stati poco interessanti e deficitari, le presenze allo stadio ne sono la testimonianza. Sono contento che Gallo abbia preso in mano la società, la scelta di recuperare il marchio merita massimo rispetto.
Se un domani dovessi tornare nel calcio, da innamorato mi accosterei ai settori giovanili, il calcio ha bisogno di formazione, la Reggina ha formato non solo giocatori ma anche dirigenti. Proprio oggi Salvatore Conti è tornato nella nuova Reggina, io plaudo a questa scelta. Molti elementi passati dalla sede del S. Agata occupano ruoli rilevanti nei club anche di categoria superiore. Questo è uno dei meriti della storia della Reggina“.
