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Furto opere di Antonello da Messina: la banda di Ferragosto avrebbe lasciato delle tracce

Il procuratore: "Al vaglio i buchi della vigilanza e degli addetti. Non si può scartare l'ipotesi del coinvolgimento mafioso"

Furto al museo, rubate opere di Antonello da Messina

Le opere di Antonello da Messina, Polittico di San Gregorio (c) e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Clamoroso furto d'arte nella serata del 15 agosto al MuMe, Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Ladri sono riusciti a introdursi all'interno delle sale espositive eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, riuscendo a sottrarre dei capolavori attribuiti al maestro Antonello da Messina. ANSA/Museo Mume Messina USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE – FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++


Secondo quanto apprende l’ANSA, gli investigatori che indagano sul clamoroso furto di Ferragosto nel museo regionale di Messina avrebbero trovato delle tracce lasciate dalla banda di ladri che ha rubato sei opere di Antonello da Messina, abbandonandone due durante la fuga e ritrovate grazie a una segnalazione di una passante.

La dinamica farebbe ipotizzare che a mettere a segno il colpo non sia stato un gruppo di professionisti. Le indagini sono in corso, gli inquirenti stanno analizzando qualsiasi elemento con l’obiettivo di recuperare le preziose tavole del pittore siciliano del Quattrocento.

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Procedimento disciplinare per i custodi del museo di Messina

Nel frattempo sarà aperto un procedimento disciplinare nei confronti dei quattro custodi presenti nel giorno del furto al museo. La procedura scatterà non appena il dipartimento per i Beni culturali della Regione siciliana riceverà la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio.

Da quanto risulta al momento dell’irruzione della banda di ladri il sistema d’allarme sarebbe scattato subito, la scena è stata ripresa anche dalle telecamere di video-sorveglianza. La sanzione estrema prevede il licenziamento.

Le indagini per furto pluriaggravato e le parole del procuratore

Al Tg1 il procuratore capo di Messina Antonio D’Amato, che ha aperto una inchiesta per furto pluriaggravato, ha affermato che “le piste che stiamo seguendo vanno in una molteplicità di direzioni, compresa quella della complicità interna. Al vaglio della procura i buchi della vigilanza e degli addetti”. Non solo.

“Da parte nostra – ha aggiunto – non si può scartare l’ipotesi che dietro questo furto milionario ci possa essere il coinvolgimento della criminalità di tipo mafioso, storicamente interessata al furto delle opere d’arte”.

Dietro di sé la banda di Ferragosto avrebbe lasciato diverse tracce raccolte dagli esperti della scientifica che stanno analizzando ogni minimo dettaglio. La dinamica con l’allarme scattato regolarmente e le telecamere di video-sorveglianza che hanno ripreso la scena farebbe ipotizzare che chi ha agito, col volto coperto da caschi come si evince dalle immagini acquisite dagli investigatori, non avrebbe avuto un piano particolarmente dettagliato, considerando poi che durante la fuga due opere sono state abbandonate su un muretto esterno del museo.

Nessuna anomalia sarebbe emersa dalle verifiche fatte sui verbali interni, redatti dal personale del museo, nei giorni antecedenti al furto. I quattro custodi – due donne dipendenti regionali e due uomini ex Asu che lavorano alla Servizi ausiliari Sicilia – presenti nella struttura la sera di Ferragosto e interrogati dalla polizia e dal Nucleo speciale dei carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale sono stati messi in ferie. Non si sarebbero accorti di nulla nonostante sia scattato l’allarme e il sistema di video-sorveglianza abbia ripreso le fasi del colpo. Solo quando le forze dell’ordine hanno bussato al portone del museo per capire se le due tavole recuperate per strada su segnalazione di una coppia di passanti facessero parte della collezione museale i custodi si sarebbero resi conto del furto.

Fonte: Ansa Sicilia

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