Altre Sezioni

logo community

Niente pubblicità.
Nessun tracciamento.

ABBONATI

Reggio, imprenditore minaccia di darsi fuoco davanti al Comune: ‘Attendo risposte da anni’

A distanza di anni dall'assegnazione nessun contratto che consenta il proseguimento dell'attività. La protesta a piazza Italia

Palazzo San Giorgio Comune Reggio Calabria (2)

Un gesto estremo, disperato, maturato dopo mesi di silenzi, attese e promesse rimaste sospese. Questa mattina, nel pieno centro di Reggio Calabria, davanti a Palazzo San Giorgio, si sono vissuti momenti di forte tensione quando Carmelo Cozzupoli, imprenditore legato alla gestione del Mercato Ittico, si è presentato in Piazza Italia con una tanica di benzina, minacciando di darsi fuoco.

Dietro quella protesta clamorosa non ci sarebbe soltanto la rabbia di un operatore economico, ma una vicenda lunga, complessa e segnata, secondo il suo racconto, da ritardi burocratici e da una situazione che gli avrebbe di fatto impedito di lavorare, nonostante investimenti già effettuati e un’attività pronta a partire.

A CityNow, l’imprenditore ha ripercorso tutte le tappe di una storia che, a suo dire, lo avrebbe portato oggi al limite.

“Ho vinto la gara nel 2023, ma da allora è iniziato un calvario”

Il 31 luglio 2023 vinco la gara” racconta l’imprenditore. Una data che avrebbe dovuto segnare l’inizio di un nuovo percorso professionale e imprenditoriale all’interno di uno spazio strategico per il porto e per la filiera del pescato reggino. Ma, da quel momento, invece della svolta, sarebbe iniziata una lunga fase di incertezza.

La determina finale, spiega, “è stata fatta il 19 febbraio 2025”. Un passaggio arrivato molto tempo dopo l’aggiudicazione, ma che comunque lo avrebbe spinto ad andare avanti, caricandosi sulle spalle costi e responsabilità.

“Ho fatto lavori a mio carico, mentre il Comune richiedeva ugualmente il canone di affitto. Ho riqualificato tutto a mie spese”.

Un investimento importante, affrontato nella convinzione che la situazione si sarebbe presto stabilizzata. Invece, secondo Cozzupoli, i problemi sarebbero aumentati.

Il ritiro del partner e la perdita di un sostegno fondamentale

Nel frattempo, un altro colpo. La società più strutturata che affiancava l’imprenditore nell’operazione, la Eurofish, avrebbe deciso di tirarsi indietro dopo due anni di attese.

“Ho perso il partner più importante”, spiega senza giri di parole. Una perdita pesante, sia sul piano economico che organizzativo. Eppure, nonostante il passo indietro della società napoletana, Cozzupoli sostiene di avere comunque mantenuto tutti i requisiti necessari per andare avanti da solo.

“Abbiamo fatto una lettera insieme alla società, tramite un legale, in cui veniva spiegato alla dirigente comunale che, pur venendo meno una società, si sarebbe potuto proseguire con la società rimanente, avendo i requisiti del momento della gara. E i requisiti ce l’ho”.

Il parere chiesto all’Anac e la pratica ferma

Secondo il racconto dell’imprenditore, però, a quel punto si sarebbe aperto un altro fronte burocratico. La dirigente avrebbe infatti chiesto un parere all’Anac, scelta che Cozzupoli considera fuori contesto.

“L’Anac è l’Autorità nazionale anticorruzione, ma questa risposta non è mai arrivata, perché giustamente non era l’ente competente”.

Da lì, il blocco e l’impossibilità di programmare, lavorare, incassare.

“L’8 dicembre mi hanno detto che dovevo chiudere”

Il momento più duro, nel racconto di Cozzupoli, arriva alla fine del 2025. “L’8 dicembre mi hanno fatto chiudere”.

Da quel momento la vicenda si sarebbe spostata anche sul piano politico e istituzionale. Tramite i consiglieri Angela Marcianò e Demetrio Marino hanno fatto riunire la commissione consiliare per chiedere informazioni sul mercato ittico.

Lo spiraglio di febbraio e poi di nuovo il silenzio

Un piccolo spiraglio sembrava essersi aperto poche settimane dopo. “L’11 febbraio mi hanno mandato una lettera accettando che il parere venisse dall’Avvocatura comunale, anzichè da ANAC e chiedendomi i documenti per verificare i requisiti”, racconta Cozzupoli.

La documentazione, aggiunge, sarebbe stata poi trasmessa in tempi rapidi. “Dal 23 febbraio ho presentato i documenti dimostrando che ho i requisiti erano rimasti immutati ieri come oggi, allegando curriculum e tutto quello che loro chiedevano”.

Poi, ancora una volta, il vuoto.

Ad oggi nessuna risposta”.

Ed è proprio in quel silenzio che, secondo l’imprenditore, si sarebbe consumata la fase più difficile.

Fatturato perso, dipendenti andati via e il rischio di fallire

Le conseguenze, racconta, non sarebbero solo burocratiche ma anche economiche e personali.

“Ho perso il fatturato di tutto dicembre, gennaio, febbraio. Ho dovuto lasciare i dipendenti che avevo selezionato e che quindi adesso non troverò più”.

Il quadro che descrive è quello di un’attività schiacciata tra costi sostenuti, lavori già eseguiti e mancata possibilità di produrre reddito.

“Con il rischio, giorno dopo giorno, di fallire, perché giustamente le aziende vogliono e devono essere pagate. Solo una parte è stata saldata”.

Parole che restituiscono il peso di una situazione ormai diventata insostenibile.

La mattinata della protesta: “È partito l’embolo”

Nelle ultime ore, a spingere definitivamente Cozzupoli verso la protesta sarebbe stata anche la pressione interna legata al futuro dell’attività.

Da lì la decisione di andare davanti alla sede del Comune. Una protesta eclatante, drammatica, con una tanica di benzina in mano e la minaccia di compiere un gesto irreparabile.

Adesso, dopo il clamore del gesto compiuto a Piazza Italia, la vicenda del Mercato Ittico torna con forza sotto i riflettori. E lo fa nel modo più duro: attraverso la disperazione di chi dice di aver investito tutto, senza però essere stato messo nelle condizioni di lavorare.

Non hai ancora scaricato
la nuova App di CityNow?