2026 l’anno della speranza. Reggio attende i candidati: fuori i nomi!
Le feste sono finite e i tempi sono maturi. Fuori i nomi, quelli ‘veri’. Poi il confronto con la città
05 Gennaio 2026 - 19:37 | di Vincenzo Comi

Duemilaventisei, non un anno qualunque. Il cammino della nostra città, ancora tutto in salita, subirà l’ennesimo scossone che, come accade ad ogni tornata elettorale, paralizzerà giocoforza la macchina amministrativa. E di riflesso anche l’intera città. Per poi liberarla lentamente dalle maglie del post-voto.
Il 2026 è l’anno delle elezioni comunali a Reggio Calabria. 1997 (Italo Falcomatà), 2002 (Giuseppe Scopelliti), 2011 (Demetrio Arena), 2014 (Giuseppe Falcomatà). Questi gli anni (e i sindaci) che, degli ultimi trenta, hanno ritmato il percorso politico reggino in città. A queste annate, che ciclicamente, rispolveriamo in fase di ‘corsi e ricorsi storici’, si inserisce ora il 2026: l’anno della speranza.
L’auspicio di continuità, per le tante cose positive che hanno risvegliato la città di Reggio Calabria. Vedi la svolta aeroportuale con l’arrivo della compagnia ‘Ryanair’ e il nuovo ‘T. Minniti’, l’ultimazione della Gallico–Gambarie, la trasformazione di numerosi spazi degradati in spazi verdi e pienamente fruibili, la stabilizzazione di numerosissimi precari, il risanamento e rilancio di Atam. L’elenco, per fortuna, non è breve.
Non è affatto breve invece, purtroppo, la lista delle ‘cose ancora da fare’. E allora accanto alla speranza di proseguire un percorso timidamente positivo il cittadino nutre la speranza di vero, concreto e spedito cambiamento per le innumerevoli situazioni che da decenni non si riesce a domare. Sanità, rifiuti, acqua, strade e viabilità, decine e decine di opere ‘work in progress’ congelate nel ‘nullismo’.
Ci sono poi alcuni progetti di riqualificazione di alcune aree (vedi Ex Cinema Orchidea e Fiera di Pentimele), in cui ci sarebbe ancora il tempo per ‘raddrizzare il tiro’.
Certamente virtuose, le due idee di un polo culturale in pieno centro e dell’ennesimo parco in un contesto peraltro in cui centri sportivi, non mancano, potrebbero essere convertite in altre soluzioni, magari dando vita a strutture ricettive/centro congressi, in grado di accogliere convegni e meeting nazionali e internazionali.
Ricordiamo come il turismo congressuale è oggi uno dei settori più dinamici in Europa e nel Mediterraneo, e Reggio Calabria ha tutte le caratteristiche per primeggiare. Clima, posizione strategica, patrimonio culturale, aeroporto finalmente operativo, posti letto in crescita, ampia rappresentatività nei direttivi nazionali degli ordini professionali sono dalla nostra parte ma mancano le infrastrutture.
Da qualsiasi lato lo si osservi e da qualunque punto di vista lo si guardi, il 2026 rappresenta dunque l’anno in cui la città dovrà scegliere quale binario percorrere. Per poi, una volta partito l’ennesimo treno e carrozzone, incrociare le dita che si sia fatta la scelta giusta.
Dopo 11 anni e due mesi a trazione Giuseppe Falcomatà, Reggio dovrà scegliere la sua nuova guida.
Ma quale la situazione in vista delle prossime amministrative in città?
“Reggio verso le elezioni: candidato cercasi. C’è chi batte un colpo ma Csx e Cdx navigano a vista”, scrivevamo il 10 marzo del 2025.
Al momento, a quasi un anno di distanza, la situazione rimane perlopiù invariata.
Il futuro politico, seppur con qualche spunto di riflessione in più, rimane comunque annebbiato. Ma i tempi oggi, rispetto ad un anno fa, sono decisamente più maturi. I partiti e le coalizioni allora si facciano avanti. Dimostrino di avere un progetto serio, credibile e soprattutto di avere donne e uomini capaci e competenti.
Ad animare fino ad ora la rosa dei candidati abbiamo: Eduardo Lamberti Castronuovo, Anna Nucera (è ancora candidata?) Saverio Pazzano, Massimo Canale (si candiderà davvero?).
E allora, fuori i nomi, quelli ‘veri’ di coalizione, perché quelli finora elencati sopra, se confermati, partiranno dalla griglia di partenza con progetti personali. La città aspetta di conoscere invece i due volti che, nel bene o nel male, faranno convergere gli ampi schieramenti. Poi il confronto con la città.
La nuova fase politica che Reggio si appresta a intraprendere dovrà essere caratterizzata da una classe dirigente reggina autorevole e aperta al confronto, in cui i cittadini (la stragrande maggioranza) si riconoscano.
Non vogliamo essere superficiali, ma basterebbe in futuro, ad esempio, assegnare compiti, mansioni, deleghe e ruoli a persone che in passato si sono occupate di quella materia. E che magari hanno anche portato risultati in quel campo. Tutto filerebbe più liscio. Il mondo insegna questo.
Non ce ne vogliano i professionisti che finora hanno manifestato la propria disponibilità a candidarsi. Ma Reggio Calabria è ancora in attesa dei candidati ufficiali. Figure che i partiti evidentemente ancora non hanno scelto o che per strategia non hanno inteso voler dichiarare.
A tutti coloro che scenderanno in campo, chiediamo il massimo sforzo perché questa annata sia ricordata in futuro, dai più, come l’anno del vero cambiamento. La ‘svolta’, tanto annunciata nel 2014, oggettivamente, se c’è stata non è bastata. Che sia allora un 2026 di cambiamento, ma quello vero.
Perché ciò avvenga, sulla base di quanto raccontato negli ultimi dieci anni, servirà una maggiore responsabilità, una maggiore compattezza, dentro i palazzi istituzionali, senza sgambetti, continui cambi di casacca, e litigi infiniti che ingolfano gli uffici e intrappolano i reggini.
E che non fanno che imbarazzare. Serve, in sintesi, più maturità, competenza, senso di squadra, visione e umiltà.
Caro ‘duemilaeventisei‘, a te il compito di trasformare Reggio. Sarai l’anno giusto ?
