La fantascienza metafisica secondo la poetica di Denis Villenueve
26 Gennaio 2017 - 15:02 | di Federica Geria

di Gianni Vittorio – Un film che colpisce al cuore. Ecco come definire Arrival, ultima opera di Denis Villenueve, regista canadese camaleontico, capace di cimentarsi in generi sempre diversi negli ultimi anni. Ora affronta una storia di fantascienza, seppur tutta cerebrale. La domanda principale è: sarà possibile una forma di comunicazione tra specie diverse? La protagonista (interpretata dalla bravissima Amy Adams), linguista di professione, mentre sta rielaborando il lutto per la propria figlia, morta per un male incurabile, viene contattata per decodificare per conto del governo i logogrammi circolari, con i quali vorrebbero comunicare gli alieni (Eptopodi), atterrati con dei gusci giganti sulla terra in 12 nazioni diverse.
Insieme ad un fisico (Jeremy Renner) cercheranno un dialogo con la specie aliena, seppur con molte difficoltà. Il film, tratto dal racconto ‘’Storie della tua vita’’, di Ted Chiang, è una complessa riflessione sul valore del tempo e sulla non linearità della vita. Ma ci sono molti altri messaggi sottotraccia, come l’accettazione del dolore, la predestinazione, e la possibilità di creare un linguaggio universale.
Siamo dalle parti di Interstellar, ma con una maggiore potenza lirica ed una forte suggestione metafisica. Magistrali il montaggio circolare delle scene, nonché il sonoro, che provoca allo spettatore un senso di inquietudine e smarrimento, creando quasi un legame tra spettatore e schermo cinematografico.
Dopo Arrival Villenueve finirà di girare Blade Runner 2049, con Ridley Scott nelle vesti di sceneggiatore e produttore.
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