Addio a Fulvio Lucisano, gigante della produzione cinematografica di origini reggine
Figura centrale dell'industria cinematografica e protagonista di oltre settant'anni di produzione con la sua società, Lucisano è morto a 98 anni: 'Uno degli artefici del grande cinema italiano', il saluto del Ministro Giuli
18 Agosto 2026 - 15:30 | di Redazione

E’ morto a 98 anni Fulvio Lucisano, lo hanno annunciato le figlie: ‘Riposa in pace papà’. Fulvio Lucisano era uno che ci metteva la faccia e questo fino alla fine.
Non ha mancato così di accompagnare le figlie, Federica e Paola, alla presentazione dei loro film sempre silenzioso ed elegante. La sua era insomma una vera passione vissuta fino all’ultimo e che ha fatto di lui uno dei grandi produttori di una volta, rischiava davvero i propri soldi, anche perché dotato di un grande fiuto popolare da imprenditore puro. Si è interessato a più parti della filiera: produzione, distribuzione, televisione e sale cinematografiche.
Nato a Roma il 1 agosto del 1928 è stato una figura centrale dell’industria cinematografica e protagonista di oltre settant’anni di produzione con la sua società (la Italian International Film dal 2014 diventata Lucisano Media Group con quotazione in borsa).
E pensare che la sua famiglia avrebbe voluto facesse l’avvocato e lui effettivamente si laureò in Giurisprudenza nel 1954, ma già nel 1949 partecipava alla realizzazione di Anno Santo, documentario dedicato al Giubileo del 1950; poco dopo iniziò a collaborare con l’Istituto Luce alla produzione di cinegiornali destinati all’America Latina. Lavorò poi anche con Documento Film: circa 300 documentari.
I film di più grande soddisfazione tra gli oltre 130? Sicuramente ‘Ricomincio da tre’ (1981), il primo diretto da Massimo Troisi e che la dice lunga del modo di lavorare di Lucisano. Alla fine degli anni Settanta andò al Teatro Tenda di Roma a vedere Troisi e intuì subito che quel comico era perfetto per il cinema. Lo convocò e lo spinse, dopo molte resistenze, a dirigersi da solo, perché si rese conto che era l’unica strada possibile.
Tra i titoli prodotti da lui anche ‘Il grande cocomero’ (1993) e ‘Ninfa plebea’ (1996). Diceva sei anni fa sul problema piattaforme: “Bisogna riconquistare il pubblico alla sala, l’emorragia dura da oltre 35 anni e spingere le persone ad uscire di casa, lasciare la comodità della poltrona è un’impresa, inutile meravigliarsi se i cinema chiudono né se i film si vedono altrove.
Però quello che dovrebbe essere chiaro è che Netflix e le altre piattaforme vanno regolate” Ma anche un uomo di gran fiuto come lui aveva i suoi rimpianti: “Mi sono sempre fidato del mio istinto, ma non tutto è andato secondo le attese. Sbagliai a non prendere per l’Italia i diritti di Rambo, lo giudicai troppo violento e in quell’epoca, 1982, il divieto della censura significava perdere i diritti per la tv. E prima ancora lo sbaglio clamoroso con Dio perdona e io no, il primo film della coppia Terence Hill-Bud Spencer, mal consigliato cedetti i diritti allo stesso regista Giuseppe Colizzi”. Va detto poi che ha avuto modo di rifarsi. Solo qualche esempio: ‘Quattro matrimoni e un funerale’ e ‘Drive’ del danese Nicolas Winding Refn.
“Con Fulvio Lucisano scompare uno dei grandi artefici del cinema italiano. Ha rappresentato un modo di fare cinema fondato sulla passione, sull’intuito, sul coraggio e sulla capacità di riconoscere il valore.
Un cinema sartoriale – lo celebra oggi il ministro della Cultura, Alessandro Giuli -, costruito con cura e profondamente legato all’identità italiana. Un produttore che ha investito nel talento e accompagnato con generosità molti artisti nel passaggio alla macchina da presa. Lo salutiamo con gratitudine per ciò che ha dato alla cultura cinematografica italiana”.
Lucisano lascia film in lavorazione che non vedrà mai finiti. È il caso di ‘Bentornati al sud’, il seguito con Claudio Bisio e Alessandro Siani diretto da Luca Miniero; ‘La ballata della Coppa Davis’ dei Manetti Bros. e ‘La regola dell’amico’ di Giampaolo Morelli.
Lucisano è stato anche presidente dell’Anica dal 1998 al 2001 e tra i tantissimi riconoscimenti ha collezionato 5 David di Donatello tra cui il premio per Il grande cocomero e il David Speciale alla carriera nel 2009 , 4 Nastri d’Argento e due nomination agli Oscar. Nel 2005 la Mostra di Venezia gli ha dedicato un omaggio e due anni dopo è arrivato il titolo di Cavaliere del Lavoro. Nel 2018, in occasione del suo novantesimo compleanno, Laura Delli Colli ne ha raccontato la storia nel volume Fulvio Lucisano, sotto il segno del cinema (Edizioni Sabinae).
I funerali di Fulvio Lucisano si svolgeranno domani mattina a Roma alle 10.30 presso la chiesa di santa Maria del popolo in Piazza del Popolo. Le figlie Paola e Federica annunciano anche che faranno una celebrazione più avanti dopo Venezia.
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