‘Ndrangheta e droga, Musolino: ‘La cosca Alvaro voleva rapire i boss palermitani. Clan uniti e potenti anche dal carcere’
Il Procuratore Aggiunto ricostruisce lo scontro per una partita di cocaina non pagata: "Militari decisivi con perquisizioni strategiche proprio mentre i calabresi stavano per agire"
22 Luglio 2026 - 14:51 | di Redazione

L’operazione da 35 arresti condotta dai Carabinieri e coordinata dalla DDA di Reggio Calabria svela retroscena sempre più inquietanti sulla spregiudicatezza della ‘ndrangheta. A fare luce sui dettagli più caldi dell’inchiesta e sulla portata strategica del blitz è stato il Procuratore Aggiunto Stefano Musolino nel corso della conferenza stampa di questa mattina.
Al centro dei riflettori non solo l’imponente traffico internazionale di cocaina, ma anche le dinamiche d’azione della cosca Alvaro di Sinopoli (e nello specifico del ceppo dei “Paiechi”), capace di scontrarsi ai massimi livelli con la mafia siciliana e di mantenere un controllo capillare delle rotte dei narcos, perfino dietro le sbarre.
Lo scontro con Palermo e i sequestri sventati in extremis
Uno dei punti più drammatici illustrati dal Procuratore Musolino riguarda il tentativo, da parte del gruppo calabrese, di eseguire un sequestro di persona ai danni di esponenti della criminalità organizzata palermitana per un debito di droga non saldato da circa 500 mila euro. Un’escalation di violenza evitata solo grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine.
“La parte più interessante riguarda proprio questi due tentativi di sequestro che sono stati sventati soltanto grazie alle capacità del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Gioia Tauro, ha spiegato Stefano Musolino. I militari hanno predisposto una serie di perquisizioni strategiche proprio mentre questi soggetti stavano per partire alla volta di Palermo. Nel secondo caso, non essendo bastata la prima attività, il gruppo è partito ugualmente ed è stato fatto fermare a Buonfornello, alle porte di Palermo. Soltanto quest’ennesima perquisizione sul posto li ha finalmente scoraggiati dal portare a termine l’azione”.
Musolino ha poi sottolineato la gravità del contesto:
“Il dato interessante è che il gruppo palermitano vittima del tentato rapimento era un gruppo assai rilevante nell’ambito della criminalità organizzata locale. Ciò dimostra una capacità della Cosca Alvaro di muoversi all’esterno dei confini provinciali con un’autorevolezza e una spregiudicatezza criminale davvero inquietanti”.
Il salto di qualità giudiziario: l’aggravante mafiosa e l’unitarietà del clan
Per la Procura reggina, il risultato dell’ordinanza firmata dal GIP rappresenta un tassello cruciale sul piano giuridico: il riconoscimento dell’aggravante dell’agevolazione mafiosa per il traffico di droga gestito dal ceppo dei Paiechi.
“Sempre di più per le cosche reggine il narcotraffico diventa uno dei reati-fine dell’associazione mafiosa, ha sottolineato il Procuratore Aggiunto. Storicamente il ceppo dei Paiechi è coinvolto nel narcotraffico, ma finora non avevamo sentenze passate in giudicato che ne riconoscessero la finalità di agevolazione mafiosa. Questo piccolo step per noi è fondamentale. Il provvedimento dà soddisfazione alla nostra tesi: esclude un accertamento frammentato della Cosca nei vari ceppi e ne riconosce la tendenziale unitarietà e rappresentazione sul territorio. Un lavoro certosino svolto dai Carabinieri, spintosi al punto che il GIP è giunto a queste conclusioni senza nemmeno dover utilizzare le dichiarazioni del collaboratore di giustizia”.
Dal carcere ai grandi porti: “Se comandano dalle celle, immaginate da liberi”
Il Procuratore si è poi soffermato sulla capacità dei leader criminali di restare operativi anche durante la detenzione carceraria, grazie all’uso di cellulari criptati con cui trattavano direttamente con i cartelli sudamericani:
“Un esponente apicale, munito di un telefono criptato dalla cella, riusciva a intrattenere relazioni profittevoli con i produttori latinoamericani per far giungere ingenti quantitativi di cocaina. Se in una condizione di restrizione carceraria questi soggetti sono in grado di generare simili movimentazioni, immaginate cosa possono fare quando si muovono liberi sul territorio”.
Gioia Tauro, Genova e Salerno: la tenuta dei controlli portuali
Infine, Musolino ha evidenziato come l’inchiesta dimostri sia la ramificazione del traffico su più scali navali (inclusi Genova e Salerno), sia l’efficacia dei controlli di sicurezza messi in atto nel porto di Gioia Tauro, che stanno spingendo i narcos a cercare rotte alternative.
“Sulle infrastrutture portuali stiamo provando a porre azioni di contrasto discretamente efficaci, ha concluso Musolino. “Le politiche di policy interna al porto di Gioia Tauro stanno funzionando: l’obiettivo è garantire l’efficienza e la competitività commerciale dello scalo internazionale, senza mai pregiudicare le esigenze di sicurezza e contenendo i tentativi della ‘ndrangheta di farlo diventare il punto d’arrivo della cocaina”.
Si precisa che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse contestate sono, allo stato, ipotesi investigative che dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento. I destinatari delle misure cautelari sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
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