Op. Car Cash, Musolino: ‘Arghillà fortino della criminalità che, però, stiamo espugnando’
"Tre i motori di criminalità e insicurezza sociale che la Procura ha preso a cuore. Ma la soluzione non è solo la repressione" le parole del Procuratore sull'operazione odierna
20 Gennaio 2026 - 13:53 | di Redazione

A Reggio Calabria il furto d’auto è un reato che molti cittadini conoscono bene. Succede di giorno e di notte, nei quartieri e nelle zone più frequentate. E spesso, ancora prima che arrivino indagini e riscontri, parte la ricerca di un colpevole: i gruppi rom.
È in questo quadro che si inserisce l’operazione “Car Cash” dei Carabinieri di Reggio Calabria, che ha portato a 10 arresti e 7 indagati ed ha colpito una banda ritenuta dedita ai furti di auto in tutta la città.
A fare il punto con la stampa locale, è stato il procuratore Stefano Musolino, che ha collegato l’indagine anche al contesto di Arghillà, definendo il quartiere della periferina nord di Reggio, “un fortino, che però stiamo riuscendo ad espugnare”.
“Arghillà è soprattutto un posto in cui si respira un’incredibile insicurezza sociale, prima di tutto per le persone che ci vivono. So che tanti vorrebbero vivere in un altro posto più sicuro ma non hanno la possibilità di trovare soluzioni abitative diverse e perciò sono costretti a vivere in un quartiere in cui l’insicurezza percepita quotidiana diventa un problema.
E invece – ha aggiunto il Procuratore – la sicurezza dei cittadini è un diritto fondamentale che noi con i carabinieri, ma in generale poi tutte le forze dell’ordine, ci preoccupiamo di garantire”.
Musolino ha ricordato che quella odierna è la quarta operazione su larga scala sul quartiere.
“È il segno di quanto la Procura della Repubblica di Reggio Calabria si stia prendendo cura di questo territorio, ahimè con gli strumenti che la Procura ha, che sono quelli della repressione”.
Un punto centrale, nelle parole del procuratore, riguarda anche la domanda che alimenta i furti: chi compra pezzi e ricambi.
“Se le macchine vengono rubate è anche perché poi c’è qualcuno che va e dà i soldi per riprendersele oppure c’è qualcuno che va e si compra i pezzi di ricambio a prezzi convenienti. Tutto questo crea un problema generale di un circuito criminale, sul quale abbiamo provato ad intervenire con forza”.
Musolino ha parlato anche di condizioni di degrado e di servizi spesso garantiti solo dal volontariato.
“Tendenzialmente tutto quello che c’è ad Arghillà è garantito dal volontariato, per il resto ci sono cumuli di immondizie, cimiteri di auto e poco altro. È un luogo abbandonato, però questo non dipende da noi, dipende da altre istituzioni”.
Il riferimento va anche a quel posto di Polizia pensato, inaugurato, ma non più operativo.
A margine della conferenza illustrativa sull’operazione Car Cash, per dare il senso della portata dei crimini, il Procuratore ha citato anche un episodio emblematico, legato ad uno specifico furto:
“C’è stata una testata nazionale che è venuta a fare un servizio ad Arghillà per parlare dei furti. Appena gli operatori hanno lasciato l’auto con le attrezzatura, l’auto è stata rubata e al loro ritorno l’amara scoperta, la vettura non c’era più”.
I tre motori della criminalità
Per la Procura, l’attenzione investigativa resta alta su tre aree ben precise della città.
“Ciccarello, Rione Marconi e Arghillà, sono tre motori di insicurezza sociale e di criminalità e per questo motivo abbiamo preso a cuore questi territori. Mi dispiace dire che la soluzione è arrestare le persone oppure sequestrare, però noi abbiamo questi strumenti. Altre istituzioni hanno altri strumenti, speriamo che vengano utilizzate affinché questi quartieri possano avere futuri diversi da quelli che stiamo registrando al momento”.
Infine, Muscolino ha ringraziato i Carabinieri per le modalità di controllo adottate sul territorio, parlando di un monitoraggio reso possibile anche da strumenti non tradizionali.
“Hanno avuto anche una creatività investigativa che ci ha consentito di garantire un monitoraggio di questi territori, video e anche audio a volte… se mettiamo una telecamera in posti rintracciabili, in tempo due giorni sta telecamera viene distrutta”.
