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Inchiesta Ponte sullo Stretto, Tridico attacca: ‘Hanno provato a truccare la partita. A Salvini non resta che dimettersi’

"Costruiamo le strade che servono per andare a lavorare ogni giorno, non i monumenti all’ego di un ministro che farebbe bene a trarre le uniche conclusioni dignitose possibili: dimettersi e chiedere scusa"

pasquale tridico ()

“L’inchiesta della Procura di Roma scuote le fondamenta del ponte. Hanno provato a mettere su un progetto che non ha mai avuto i piedi per terra, e alla fine si sono ridotti a tentare di truccare la partita.

Le notizie che arrivano da Roma, con l’indagine della Procura e le perquisizioni del Ros per corruzione e rivelazione di segreto, proprio sulle carte del Ponte di Messina, sono inquietanti e raccontano bene il metodo con cui questa vicenda è stata gestita”.

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È quanto dichiara l’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria.

“Mentre i cittadini calabresi e siciliani viaggiano ancora a passo d’uomo su linee ferroviarie ottocentesche, scopriamo che l’unica “alta velocità” studiata a tavolino dai signori del Ponte era quella promessa alle carriere di magistrati contabili in quiescenza, pur di blindare un’opera fantasma.

È l’archetipo di quel capitalismo clientelare che da economista denuncio da una vita: si inventa un bisogno inutile, si gonfiano i costi oltre ogni logica di mercato e, quando le istituzioni di controllo provano a fare il proprio dovere, si attiva la diplomazia dei corridoi e delle promesse di poltrone pubbliche.

Nonostante tutto, le debolezze del progetto sono emerse comunque. Ricordo a Salvini e Meloni che se pochi mesi fa la Corte dei Conti ha clamorosamente sbarrato la strada a questo ecomostro, negando il visto di legittimità alla delibera Cipess, il merito è stato anche del nostro lavoro a Strasburgo.

I giudici contabili, nelle loro motivazioni, hanno esplicitamente richiamato i nodi sollevati dalla mia interpellanza parlamentare presentata a inizio 2025 alla Commissione Europea”.

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Conclude Tridico.

“Avevamo denunciato le violazioni delle direttive comunitarie sugli appalti, la spregiudicata alterazione della concorrenza e le macroscopiche carenze sui rischi ambientali. Abbiamo evidenziato i dubbi, la Corte li ha tradotti in una bocciatura clamorosa.

Sul piano tecnico ed economico le fragilità del progetto restano evidenti. Siamo di fronte al tentativo ostinato di imporre un feticcio ideologico a colpi di decreti e, a quanto pare, di opache spintarelle.

La mia proposta è una operazione di igiene economica e politica: fermiamo subito questo scempio burocratico e giudiziario. Quei 13,5 miliardi di euro stanziati dal Cdm siano immediatamente dirottati sulle vere emergenze del Mezzogiorno: il completamento della Statale 106, l’elettrificazione della linea Jonica, la messa in sicurezza idrogeologica di territori fragilissimi e una rete idrica che non lasci a secco intere città d’estate.

Costruiamo le strade che servono per andare a lavorare ogni giorno, non i monumenti all’ego di un ministro che farebbe bene a trarre le uniche conclusioni dignitose possibili: dimettersi e chiedere scusa”, conclude l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle.

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