Referendum, Pazzano: ‘Nessuna riflessione nell’area progressista, è assenza di politica’
"Il dato reale finisce confuso e diluito in una cornice nazionale molto diversa dal quadro locale" le parole di Pazzano sul dato reggino
25 Marzo 2026 - 18:34 | Comunicato Stampa

Possiamo dire, timidamente, che il dato del referendum sulla giustizia a Reggio Calabria è, quantomeno, anomalo rispetto al quadro regionale e nazionale?
Il risultato avrebbe dovuto aprire almeno una riflessione all’interno dell’area “progressista”. Non l’ha fatto. Ed è questo il dato più rilevante. Qualunque sia l’esito, nel meccanismo ormai consolidato, hanno vinto tutti. Il dato reale finisce confuso e diluito in una cornice nazionale molto diversa dal quadro locale. Questo non è pluralismo. È assenza di politica.
Il dato reggino del referendum e le primarie del csx
Il dato reggino — con la vittoria del SÌ in controtendenza — non è stato letto. Nessuna domanda su chi ha orientato quel voto, su quali reti lo hanno sostenuto, su quale idea di giustizia lo abbia motivato. Tutto ricondotto a un equilibrio interno che non deve essere messo in discussione.
Il problema emerge ancora più chiaramente se guardiamo al rapporto con le primarie. Se primarie e referendum sono entrambi momenti in cui si misura la capacità di orientare consenso, il dato referendario avrebbe dovuto essere un test politico interno: chi ha mobilitato? Con quali parole d’ordine? Con quale idea di giustizia e democrazia?
Domande rimaste senza risposta. Al loro posto, è riemerso il riflesso automatico del richiamo all’unità. Un’unità che, in Italia, può apparire vincente; a Reggio, invece, è perdente. Non perché il tema sia irrilevante, ma perché la politica locale è sclerotizzata attorno a circoli di rappresentanza, reti personali e appartenenze amicali. Non al panorama culturale e politico italiano ed europeo.
Se dentro lo stesso campo convivono posizioni distoniche — chi sostiene il NO al referendum, ma promuove come candidati i sostenitori del SÌ o i più timidi rappresentanti del Nì — come può questo non essere oggetto di una riflessione politica seria? Come può il risultato locale non essere letto dentro questa cornice?
Il rischio di una politica che non analizza
Questa è la riflessione politica di cui ci sarebbe bisogno per allontanare le inaccettabili letture lombrosiane di alcuni giornali nazionali. È la solita storia.
Il risultato è che il ragionamento politico scompare. Non si analizzano più i dati, non si traggono conseguenze, non si costruiscono posizioni coerenti. Si gestisce l’esistente. Primarie e referendum diventano passaggi svuotati: momenti in cui si misura la capacità di muovere apparati, non di produrre politica.
Il significato del NO a Reggio Calabria
Il risultato del NO ci dice, viceversa, che c’è un profondo bisogno di Politica e che la mobilitazione si costruisce sul piano della “passione” per la Costituzione, per la Giustizia, per una certa idea di società.
Il dato di Reggio Calabria è chiaro: la città è divisa a metà. Il margine tra SÌ e NO è minimo. Proprio per questo segnala un’esigenza politica che la politica locale deve raccogliere.
Noi abbiamo scelto il NO con convinzione e coerenza. Ci siamo assunti la responsabilità di leggere il voto fino in fondo. Non come semplice risultato formale, ma come indicazione di una domanda reale: chiarezza, coerenza e rappresentanza politica.
Non inseguiamo narrazioni consolatorie. Partiamo dal dato concreto per costruire un percorso politico che dia voce a chi oggi non si riconosce.
È da questa posizione chiara e coerente che può nascere un percorso politico autentico e in grado di parlare al popolo. Senza compromessi, senza retoriche vuote. Solo così il NO diventa punto di partenza per una politica vera.
Saverio Pazzano
La Strada
