Psichiatria a Reggio, accreditata la struttura ‘Città del Sole’
"Occorre pensare alla psichiatria con un approccio diverso; agire per la prevenzione, per ridurre la cronicizzazione, creando servizi efficienti ed efficaci sul territorio"
09 Giugno 2026 - 18:03 | Comunicato Stampa

“La cooperativa Città del Sole ha una storia di 40 anni, vissuta nella psichiatria, attraversandone ogni criticità. Dapprima nel “fetido stagno” (definizione data da un paziente all’ospedale psichiatrico di Reggio), supportando i ricoverati in cerca di scampoli di vita.
Poi, dal 1990, presso la struttura alternativa di “Fondo Versace” gestita in forma mista con l’Azienda Sanitaria, così come le altre 13 strutture sorte in seguito alla chiusura dello psichiatrico.
La chiusura del “Manicomio” appariva (e solo sotto certi aspetti lo è stato) l’inizio di una nuova era: dal custodialismo della peggiore specie (il manicomio era ormai tristemente conosciuto come “il lager di Reggio Calabria”) ad un’auspicata integrazione nella società. Troppo, ha sancito la storia, per il sistema sanitario e sociale, per gli interessi imperanti nella nostra realtà.
In questo difficile e problematico contesto Città del Sole ha comunque cercato di interpretare lo spirito basagliano che l’aveva animata: l’inserimento lavorativo effettivo e nel mercato del lavoro di molti pazienti, la compagnia teatrale costituita da ospiti ed operatori esibitasi anche fuori dai contesti della città, i laboratori dentro e fuori la struttura, tante occasioni di socializzazione.
Poi, dal 2012, ci ha pensato l’incapacità amministrativa a complicare ancora le cose. L’Azienda Sanitaria decise che le strutture fino ad allora gestite in forma mista ASP-cooperative, avrebbero dovuto transitare verso un non ben definito nuovo regime.
Solo nel 2015 la Regione stabilì il percorso per la riorganizzazione delle strutture, che avrebbe dovuto concludersi entro il 2016 con l’accreditamento delle cooperative.
Ma in realtà l’ASP, allora, non fece altro che bloccare subito i ricoveri nelle strutture, dimezzare le rette e lasciare tutto fermo per lunghi anni, in quello che ben poteva apparire un infausto disegno atto ad azzerare l’assistenza psichiatrica nel nostro territorio.
Da allora diverse strutture sono state costrette a chiudere, altre, fra stenti e sacrifici, sono, seppur “traumatizzate”, sopravvissute. La diaspora dei pazienti, costretti ad andare a cercare assistenza ben lontano dai propri affetti, dal proprio ambiente.
In questo contesto è emersa tutta la debolezza del nostro sistema sociale. Ai familiari dei pazienti il timore di ripercussioni ha tolto la voce; il terzo settore, di cui Città del Sole (a scanso di equivoci) fa parte, sottoposto anch’esso a possibili conseguenze, ha risposto timidamente ad una così grave disfunzione. CGIL, CISL E UIL hanno taciuto, come se il problema non esistesse. E qui occorrerebbe un approfondimento per capirne le “ragioni”.
Anche perché, questo va riconosciuto e sottolineato, il Sindacato USB ha assunto ben altro atteggiamento, con azioni ben determinate ed atte a sollecitare l’attenzione della pubblica amministrazione verso così gravi problematiche coinvolgenti ospiti ed operatori.
Ed ha dimostrato che, con la costanza e la determinazione, arrivano risultati, indipendentemente dagli schieramenti politici che governano.
Adesso, finalmente, Città del Sole è riuscita ad uscire, quasi miracolosamente, dalla palude che ha definitivamente inghiottito diverse esperienze, raggiungendo l’accreditamento e quindi la possibilità di accogliere 20 ospiti e di poter normalmente operare. Di riprendere quel percorso che l’indolenza della pubblica amministrazione, aveva interrotto più di 10 anni orsono.
E fa comunque male pensare quanto le problematiche della psichiatria siano state fattivamente ignorate, per lunghi anni, in ugual misura, da ogni parte politica.
Riteniamo altresì di dover evidenziare come, il fattivo percorso della “normalizzazione” nel settore delle strutture residenziali sia stato avviato (e nel caso di Città del Sole e di altri soggetti concluso) dal Direttore Generale dell’ASP, dr.ssa Lucia Di Furia, che ha appena terminato il suo mandato.
Una psichiatra, forse non per caso proveniente da altra realtà territoriale, che ha saputo agire pur nelle difficoltà di una realtà complessa, dove i suoi predecessori hanno, fattivamente, glissato o fallito.
Resta adesso da completare l’assetto dei posti in residenzialità nelle diverse strutture previste, al fine di evitare ulteriori diaspore e di consentire, ai pazienti di questo territorio, di potersi curare nella loro terra.
Ancor più resta da affermare nella nostra realtà, la cultura della prevenzione e della riabilitazione. Se, da un lato, è necessario avere nella residenzialità posti sufficienti, sono sicuramente da rivedere gli standard di operatori, determinati nel 2009, laddove la Regione ha sostanzialmente dimenticato la funzione riabilitativa prevedendo due soli educatori per 20 ospiti.
Ma soprattutto occorre pensare alla psichiatria con un approccio diverso; agire per la prevenzione, per ridurre la cronicizzazione, creando servizi efficienti ed efficaci sul territorio.
Non è una questione di fondi; investendo nella prevenzione, nell’assistenza domiciliare con fini riabilitativi, nei centri diurni, così come le realtà virtuose insegnano, si ottiene una drastica diminuzione dei ricoveri ospedalieri e nelle strutture. Si evitano trasferimenti fuori regione. Con enorme beneficio sociale, prima ancora che economico.
La storia insegna che nella nostra realtà è un percorso difficile da tracciare. In particolare se non si risvegliano le coscienze della politica così a lungo sopite. E per suscitare tale risveglio occorre un’azione forte e congiunta degli attori che si muovono nello scenario sociale: terzo settore, sindacati, parenti. Altrove è stato fatto, con grandi risultati. Qui abbiamo il dovere di iniziare a provarci”.
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