Reggio, il Consiglio approva il Rendiconto 2019. Calabrò: ‘La finanza creativa appartiene al passato’
Seduta senza particolari scossoni. Quindici i voti favorevoli al Bilancio. Stefania Eraclini ha preso il posto di Paris
01 Agosto 2020 - 08:15 | Claudio Labate

Approvato con 15 voti favorevoli (7 i contrari) il Rendiconto di gestione relativo all’esercizio 2019.
Il Consiglio comunale, riunito in seconda convocazione, dal presidente Demetrio Delfino ha affrontato l’unico punto all’ordine del giorno in un clima disteso, ma non da ultimo giorno di scuola. Ci sarà infatti un’altra seduta dell’assemblea cittadina che chiuderà definitivamente questi sei anni di amministrazione Falcomatà.
Intanto ha fatto il suo ingresso a Palazzo San Giorgio la neo consigliera comunale Stefania Eraclini che ha preso il posto di Nicola Paris (eletto al Consiglio regionale in quota Udc) tra i banchi dell’opposizione, affrancandosi al gruppo di Forza Italia. Collegati in streaming il sindaco Giuseppe Falcomatà e l’assessore al Bilancio Irene Calabrò, impegnati fino a ieri in una importante interlocuzione con il Mef per ciò che riguarda il futuro dei Comuni in condizioni di predissesto.
Come accennato l’unico punto all’ordine del giorno era il Rendiconto 2019, illustrato in aula dal presidente della Commissione Bilancio, Rocco Albanese (Pd) e in videoconferenza dall’assessore Irene Calabrò. La storia è nota: il disavanzo raggiunto si attesta infatti alla cifra mostruosa di 399.438.760,52 euro, rispetto agli abbondanti 165 milioni di disavanzo atteso dall’amministrazione. Vale a dire ben più di 233 milioni di differenza, prodottisi a causa delle nuove norme intervenute dopo la dichiarazione di incostituzionalità, da parte della Consulta, delle norme che riguardano l’istituto del fondo anticipazione di liquidità, vigenti nel 2019, e nel cambiamento nelle metodologie di calcolo dei crediti di dubbia esigibilità disposte dal legislatore.
L’assessore Calabrò ha respinto l’assalto dei detrattori dell’amministrazione Falcomatà:
“La Finanza creativa appartiene al passato, non abbiamo paura di affrontare i disagi e certificare la verità del Bilancio. Ma passando ad una lettura più attenta, con un approccio etico – ha aggiunto – il disavanzo da ripiano è stato rispettato, sono stati coperti i debiti fuori bilancio, e registriamo un lieve miglioramento degli incassi da riscossione e da evasione tributaria”.
A dargli manforte il dirigente Francesco Consiglio che ha spiegato ai consiglieri le dinamiche del Consuntivo.
Mary Caracciolo (FI) dicendosi soddisfatta per il ritorno del Consiglio in presenza, ha inteso ringraziare ringrazia i dipendenti comunali che hanno consentito ai consiglieri di poter svolgere il loro ruolo, ma ha ammonito il vicesindaco Armando Neri rispetto alla loro posizione lavorativa “ancora a 26 ore”.
“Il Comune ha bisogno della loro competenza, occorre metterli in condizioni lavorative migliori con aumento di ore”.
Rispetto al Rendiconto Caracciolo ha parlato di una riscossione ancora non sufficiente, e di “un Comune che dopo 6 anni sembra non avere un indirizzo politico”.
Dal canto suo Peppe Sera (Oltre) si è soffermato sul Piano strutturale comunale ormai alle battute finali e, annunciando la candidatura, ha posto l’accento sull’enorme mole dei debiti fuori bilancio che si è dovuta accollare l’amministrazione. Rispetto alle polemiche sull’assegnazione delle case popolari ha accusato:
“Si sta mettendo ordine nella clientela fatta nell’ultimo ventennio”.
Demetrio Marino, che ha fatto notare come risalga al 12 febbraio l’ultimo consiglio in presenza, ha lamentato la mancata attuazione della verifica delle linee programmatiche del sindaco e degli assessori, per come stabilito dallo Statuto. Passando quindi in rassegna tutta una serie di servizi che “non funzionano” ha poi affermato: “Il Rendiconto non certifica il futuro sottratto e il presente vilipeso”.
Massimo Ripepi (FdI) puntando l’indice sui “disservizi” e sui “danni” prodotti dall’amministrazione ha messo in dubbio che il disavanzo sia cresciuto solo per l’intervento della Consulta:
“Dovrete spiegare ai reggini come è possibile che un debito certificato di 111 milioni nel 2014 è arrivato a 400 dopo sei anni”.
Gianni Minniti ha chiuso la serie di interventi descrivendo i sei anni dell’amministrazione come una “esperienza monca”, segnata più che altro “dall’assenza totale dell’opposizione”. Rispetto poi alle sue dimissioni dal Patrimonio edilizio, rivolgendosi al centrodestra ha detto:
“Mi sono reso conto che non ero adeguato rispetto al danno culturale che avete provocato negli anni in cui avete amministrato la città”.
