San Ferdinando, le ruspe cancellano la tendopoli. Occhiuto: ‘Vergogna durata 30 anni’ – VIDEO
Il presidente della Regione Calabria: "Guardate come vivevano. Condizioni vergognose. Non bisogna più ripetere errori del genere"
31 Luglio 2026 - 18:29 | di Redazione

Le ruspe sono entrate questa mattina nella tendopoli di San Ferdinando, cancellando tende, baracche e strutture di fortuna che per anni hanno rappresentato una delle immagini più drammatiche della Piana di Gioia Tauro.
Alle operazioni hanno assistito il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il commissario straordinario di Governo Fabio Ciciliano, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e l’assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface. Un intervento arrivato al termine del trasferimento dei lavoratori che vivevano nell’insediamento.
Occhiuto nella tendopoli: «Guardate come vivevano i braccianti»
Durante il sopralluogo, Occhiuto ha mostrato attraverso un video pubblicato sui propri canali social le condizioni nelle quali vivevano i lavoratori agricoli. Tra i resti delle baracche anche un passeggino, testimonianza della presenza di bambini all’interno dell’accampamento.
«Una vergogna, proprio una vergogna nazionale che era qui in Calabria. Guardate come vivevano i braccianti. Qui c’erano anche bambini, guardate il passeggino. C’erano bambini e braccianti che lavoravano in agricoltura e poi vivevano in questa condizione vergognosa».
Il presidente della Regione ha quindi rivendicato l’intervento realizzato grazie alla collaborazione tra Governo, Regione, Prefettura e amministrazioni locali.
«La Calabria è stata sede di una vergogna nazionale per 30 anni. Oggi, invece, sbaracchiamo tutto. Arrivano le ruspe grazie al Governo e al Decreto Caivano. Ora, però, non bisogna più ripetere cose del genere, perché la Calabria non può essere il luogo delle vergogne nazionali».
Già nel mese di giugno, intervenendo in Consiglio regionale, Occhiuto aveva annunciato l’imminente smantellamento dell’insediamento, definendolo una “vergogna nazionale” e spiegando che il percorso era stato preparato attraverso mesi di confronto istituzionale.
Oltre cento lavoratori trasferiti nei nuovi alloggi
Secondo quanto comunicato dalla Regione, oltre cento lavoratori stranieri regolarmente presenti sul territorio sono stati trasferiti nei nuovi alloggi di contrada Serricella, a Rosarno. Le persone in condizioni di maggiore vulnerabilità sono state invece indirizzate verso il Borgo sociale e le strutture della rete SAI.
Il complesso di Rosarno comprende 36 appartamenti, all’interno di palazzine riqualificate attraverso le risorse del progetto Su.Pr.Eme.2. Negli edifici è stato predisposto anche un Polo sociale integrato con assistenti sociali, mediatori interculturali, operatori legali e sociosanitari.
Lo sportello resterà operativo ogni giorno dalle 8 alle 22. La Regione garantirà inoltre il pagamento delle utenze per il primo anno e servizi di trasporto, attraverso navette e taxi sociale, per consentire ai lavoratori di raggiungere regolarmente le aziende agricole.
Il precedente sgombero e il rischio di nuovi insediamenti
La demolizione chiude una vicenda che negli anni aveva già conosciuto diversi tentativi di superamento. Nel marzo del 2019 era stata abbattuta la vecchia baraccopoli, arrivata nei periodi di maggiore affluenza a ospitare migliaia di persone. Una parte dei lavoratori era stata trasferita in una nuova tendopoli realizzata poco distante.
Quella sistemazione, inizialmente dotata di acqua, energia elettrica e controlli agli ingressi, si era però progressivamente trasformata in un nuovo insediamento precario, circondato da tende e baracche costruite con materiali di fortuna.
La sfida, quindi, non si conclude con l’arrivo delle ruspe. Associazioni e organizzazioni impegnate nell’assistenza ai migranti hanno evidenziato la necessità di garantire soluzioni stabili, soprattutto in vista della prossima stagione della raccolta, quando nella Piana arriveranno nuovi lavoratori.
Tra gli interventi programmati figura la realizzazione di una Fattoria sociale da circa 200 posti, finanziata attraverso il Decreto Caivano-bis. Il progetto, secondo le previsioni riportate, dovrebbe essere completato entro circa un anno e mezzo.
L’abbattimento della tendopoli rappresenta dunque un passaggio storico. Il vero obiettivo sarà evitare che, terminata la demolizione, precarietà abitativa, sfruttamento e caporalato possano trovare spazio in un’altra area della Piana.
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