Scuola e bullismo – Disagio giovanile fuori e dentro le mura scolastiche: come intervenire?
26 Febbraio 2018 - 10:12 | di Vincenzo Comi

Bambini violenti. Come accorgersi del loro disagio ed intervenire sulle svariate manifestazioni di violenza, dal bullismo al cyber bullismo? Per rispondere al quesito e interpellare chi già se ne occupa, si è tenuto un seminario a Reggio Calabria, presso la sede dell’associazione“San Camillo” Onlus rivolto, come da titolo, alle professionalità dedicate alla formazione (docenti, avvocati, educatori, psicologi, assistenti sociali) .
Sull’argomento, quanto mai attuale visti i crescenti episodi di criminalità che vedono coinvolti minori, hanno relazionato il Garante per l’infanzia cav.Antonio Marziale, i docenti avv.Papiscae dott.ssaRosalba Scicchitano, la psicologaEnza Pecorae la pedagogistaRita Amelia Brath, moderati dall’avv.Ombretta Florio.
Schietta, corredata di esempi allarmanti sui minori ed il loro contesto educativo, ma non priva di spunti risolutivi, la relazione del garante Marziale. “Noi continuiamo a parlare di bullismo, ma sbagliamo definizione– ha spiegato ai nostri microfoni. Se, infatti-il bullismo, in passato, era una manifestazione di prepotenza contenibile, oggi invece ha dei contorni criminosi che sono accoltellamenti, taglieggiamenti, stupri, bambini che mettono on-line i filmati della loro violenza su altri bambini. E certo la responsabilità è della famiglia e degli adulti di prossimità a cui questi bambini sono sfuggiti di mano-perché- viviamo in una società delegante dove, anziché risolvere i problemi, genitori ed insegnanti, li delegano ad altri.
Oltre all’irresponsabilità da parte di adulti-bambini incapaci di dialogare e rivestire la loro figura genitoriale, e mancanti sopra ogni cosa di autorevolezza,segue l’impossibilità da parte di questi ultimi ad educare, in quanto non possono fare riferimento a se stessi come esempio.“Come possono degli adulti insegnare, per esempio, a non dipendere dal telefonino, quando essi stessi vi rimangono attaccati tutto il tempo?”Marziale ha citato in proposito alcune indagini scientifiche tese a dimostrare l’impatto psicologico fisiologico degli strumenti elettronici e delle immagini trasmesse sui vari canali mediatici. Canali attraverso i quali si rappresenta la figura del mafioso e del violento come vincenti e si diffondono pornografia ed erotismo esasperato. In reazione a tali stimoli, nelle scuole, dovrebbe esserci un percorso di educazione ai media, un percorso non marginale, ma consistente e strutturato come quello di italiano e matematica.
Rispetto a quanto detto, comunque”la soluzione c’è– conclude il garante – ed è quella di tornare ciascuno alle proprie responsabilità, ai propri ruoli di adulti, di genitori, di educatori”
La psicologaEnza Pecora, dopo aver analizzato i vari tipi di violenza, racconta i molti casi di cronaca nei diversi contesti, scolastici e non, dai mass-media ai social network. La docenteOlga Papiscaconferma la perdita di autorevolezza da parte dell’adulto, e soprattutto la perdita di una consapevolezza, da parte dei bambini, della propria identità, consapevolezza che possa conferire ai bambini il senso di appartenenza ad una comunità. Serve un percorso di conoscenza delle proprie emozioni, perché“fondamentalmente il cosiddetto bullo è un soggetto che non è padrone delle proprie emozioni”.
“E’ venuta a mancare il collante scuola-famiglia, il supporto dei nonni nel processo educativo, tipico del vecchio modello di famiglia patriarcale– osserva la docentedott.ssaRosalba Scicchitano.
Sempre in tema di educazione, circa le scuole di pensiero che aborriscono la correzione fisica, il dott. Marziale esprime la propria posizione.“La classica sculacciata non ha mai fatto male a nessuno (l’importante è non pestarli) ma oggi la cosa veramente importante è parlare ai bambini. Non è vero che essi non ci ascoltano, piuttosto noi abbiamo smesso di parlargli.”
Cesare Minniti


