Suppletive a Reggio: Falcomatà-Benedetto, la frattura che scuote il Pd
Una rottura che esce dalla politica ed entra in vicende personali dell'ex sindaco. E anche il M5S e sindaci dell'area ionica non sembrano contenti...
05 Settembre 2026 - 20:24 | di Pasquale Romano

La fotografia ufficiale racconta di una coalizione larga e compatta. Dodici sigle a sostegno di Frank Benedetto, un fronte progressista che si presenta unito alle elezioni suppletive del collegio Camera di Reggio Calabria. Ma dietro la facciata della coalizione, la realtà politica appare molto più complessa.
La candidatura del cardiologo reggino ha infatti aperto una delle partite interne più delicate degli ultimi anni nel centrosinistra reggino. Una scelta che non avrebbe soltanto diviso il Partito Democratico, ma avrebbe riaperto vecchie fratture, rapporti deteriorati e contrapposizioni che affondano le radici in stagioni politiche precedenti.
Il tema, dentro il Campo Largo, non è soltanto chi sfiderà il centrodestra il 27 e 28 settembre. Il tema è soprattutto come si è arrivati alla candidatura di Benedetto e quanto questa scelta sia realmente condivisa dai territori.
Il PD e la frattura su Benedetto: due visioni diverse del centrosinistra
La divisione più evidente attraversa il Partito Democratico. Da una parte la linea della segreteria regionale guidata da Nicola Irto, che ha individuato in Benedetto il profilo capace di rappresentare la coalizione. Dall’altra una parte del partito che avrebbe preferito un percorso diverso, maggiormente costruito dal basso e con un coinvolgimento più forte degli amministratori locali.
Il nome sul quale diversi ambienti dem avevano guardato era quello di Vittorio Zito, sindaco di Roccella Ionica e componente dell’Assemblea nazionale del PD.
Una candidatura che avrebbe avuto una caratteristica precisa. Zito, infatti, avrebbe potuto contare su una rete di rapporti costruita negli anni con amministratori della provincia, non soltanto di centrosinistra, ma anche civici e indipendenti.
Lo stesso sindaco di Roccella aveva chiarito di non essersi mai autocandidato, ma aveva lanciato un messaggio politico molto chiaro: una suppletiva non si affronta con gli stessi schemi delle elezioni politiche, ma con una forte capacità di mobilitazione del territorio.
La mancata scelta di Zito avrebbe lasciato una parte della provincia delusa. Un malcontento particolarmente evidente nella fascia ionica, dove il primo cittadino di Roccella viene considerato un riferimento amministrativo e politico. Un elemento tutt’altro che marginale, considerando che proprio Roccella Ionica è tra i comuni chiamati al voto per le suppletive.
Il peso di Falcomatà: l’area dell’ex sindaco non sosterrà Benedetto
Dentro questa frattura il nome più pesante è quello di Giuseppe Falcomatà. Non un esponente qualsiasi del Partito Democratico. Ex sindaco di Reggio Calabria per dodici anni, oggi consigliere regionale, Falcomatà continua a rappresentare un punto di riferimento per una vasta area di amministratori ed ex amministratori reggini.
Una rete politica che ha ancora un peso significativo in città. Non è un caso che alle ultime elezioni regionali gran parte del consenso personale di Falcomatà sia arrivato proprio da Reggio Calabria.
Secondo quanto raccolto, l’area a lui vicina non sarebbe intenzionata a sostenere la candidatura di Benedetto. Una posizione che coinvolgerebbe diversi ex consiglieri comunali ed ex assessori della stagione amministrativa guidata dall’ex sindaco.
Le ragioni sarebbero molteplici. Una parte è politica e riguarda il metodo con cui è maturata la candidatura. Un’altra, però, sarebbe legata a una vicenda personale estremamente delicata che riguarda da vicino la famiglia Falcomatà.
Vicenda complessa, che dovrà eventualmente essere valutata nelle sedi competenti (indiscrezioni riportano di possibili azioni risarcitorie da parte della famiglia Falcomatà), ma che avrebbe contribuito a deteriorare ulteriormente un rapporto politico e personale già compromesso da tempo. Proprio quanto accaduto e vissuto in prima persona da Falcomatà, avrebbe reso di fatto impossibile per l’ex sindaco e la sua area sostenere il medico reggino alle suppletive.
Da ambienti vicini a Falcomatà, la candidatura di Benedetto sarebbe stata letta anche come una scelta precisa della segreteria regionale dem, quasi una ‘sfida’ di Irto nel voler puntare su un profilo certamente non condiviso dall’ex sindaco e la sua area.
Il nodo della stagione Scopelliti e le vecchie contrapposizioni nel PD
Le perplessità sulla candidatura non arriverebbero soltanto dall’area Falcomatà. Altre componenti del Partito Democratico, legate alla stagione politica del centrosinistra che si contrappose all’amministrazione guidata da Giuseppe Scopelliti, avrebbero espresso dubbi sul profilo scelto.
Il riferimento è alle battaglie politiche di quegli anni sul bilancio del Comune di Reggio Calabria e sulle contestazioni che portarono poi allo scioglimento dell’amministrazione comunale.
Secondo alcuni ambienti dem critici verso Benedetto, il candidato non avrebbe rappresentato all’epoca quella linea più dura e combattiva che il centrosinistra aveva portato avanti in quella fase. Un altro elemento che avrebbe alimentato le perplessità locali al Pd reggino sulla candidatura di Benedetto.
Il paradosso del Movimento 5 Stelle
Se nel PD la frattura è soprattutto politica, nel Movimento 5 Stelle il nodo è legato alla memoria recente. Il M5S oggi sostiene ufficialmente Benedetto, ma il rapporto con il candidato è segnato da una lunga stagione di contrapposizione.
Quando Benedetto ricopriva il ruolo di direttore generale del Grande Ospedale Metropolitano, gli esponenti pentastellati calabresi infatti avevano portato avanti numerose iniziative critiche sulla gestione della sanità reggina.
Tra i protagonisti di quelle battaglie c’erano gli ex parlamentari Dalila Nesci e Francesco Sapia, che presentarono numerose interrogazioni parlamentari e portarono avanti iniziative istituzionali sul tema.
Una storia politica che oggi crea imbarazzo in una parte del Movimento: sostenere alle urne un candidato che negli anni precedenti era stato oggetto di forti contestazioni rappresenta una contraddizione difficile da spiegare alla propria base.
Ed è anche dentro questo scenario che assumono un significato particolare le parole pronunciate nei giorni scorsi da Giuseppe Conte.
Il leader del Movimento 5 Stelle, intervenendo in Calabria, ha ridimensionato la portata nazionale delle suppletive reggine, definendole sostanzialmente una partita territoriale e non un test generale sugli equilibri politici italiani. Secondo Conte, se una valenza politica più ampia esiste, riguarda soprattutto il centrodestra e la presenza del candidato vicino a Vannacci.
Una lettura che evita di trasformare il voto di Reggio in un referendum nazionale, ma che allo stesso tempo conferma quanto questa partita sia fortemente condizionata dalle dinamiche locali.
Una coalizione larga… sulla carta
Resta poi un ultimo elemento che sta facendo discutere: il materiale elettorale diffuso per Benedetto. Il fac simile del candidato riporta soltanto tre simboli (Pd, M5S e Casa Riformista), mentre la coalizione ufficiale comprende dodici sigle.
Un dettaglio che, al di là dell’aspetto tecnico, rischia di alimentare una percezione diversa rispetto all’ampiezza reale del sostegno.
La sfida di Benedetto, quindi, non sarà soltanto contro gli avversari alle urne.Prima ancora del risultato elettorale, il candidato dovrà misurarsi con una partita interna al proprio campo politico: quella di riuscire a ricomporre un centrosinistra che oggi appare formalmente unito, ma profondamente diviso nelle sue diverse anime.
Perché il vero campo di battaglia delle suppletive, prima ancora del voto del 27 e 28 settembre, sembra essere dentro il centrosinistra reggino.
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