Pennestrì: ‘Gelatieri presi di mira. Il prezzo del cono sale, ma i guadagni no’
"Se l'artigianalità diventa un lusso per pochi, perdiamo una delle caratteristiche che hanno reso il gelato così amato e popolare" le parole del presidente dell'Ass. Gelatieri Italiani
24 Giugno 2026 - 14:36 | di Redazione

“Noi artigiani del gelato siamo spesso nel mirino. Ogni volta che si parla di caro-cono o caro-coppetta passa l’idea che ci sia qualcuno che se ne approfitta, mentre la realtà è che i costi sono aumentati per tutti e il nostro margine si è ridotto drasticamente”.
A parlare è Vincenzo Pennestrì, presidente dell’Associazione Gelatieri Italiani e ambasciatore del gelato italiano nel mondo ai microfoni del Corriere della Sera. Negli ultimi mesi il prezzo di coni e coppette è tornato al centro del dibattito, soprattutto nelle città turistiche. Una polemica che, secondo Pennestrì, rischia di raccontare soltanto una parte della storia. Perché mentre si discute dei rincari, il gelato artigianale sta cambiando volto: meno zuccheri, più ricerca, nuovi gusti e una gestione sempre più complessa.
I costi di gestione e la sfida digitale
“Ogni anno si cerca il capro espiatorio del caro-prezzi e spesso quel capro espiatorio diventa il gelato. Fa notizia il cono a 4 o a 5 euro, ma raramente si racconta tutto quello che c’è dietro. Così passa l’idea che il gelatiere si stia approfittando della situazione, quando invece sta cercando di tenere in piedi un’attività che costa sempre di più”.
“Sono cresciuti i costi dell’energia, delle materie prime, dei servizi, delle commissioni sui pagamenti elettronici e perfino quelli della comunicazione. Oggi una gelateria è una piccola azienda, non più solo un laboratorio dove si manteca il gelato.
È finito il tempo in cui la gelateria compete con quella accanto. Le gelaterie oggi competono con TikTok. Può sembrare una battuta, ma è la realtà. I clienti, soprattutto i più giovani e i turisti, spesso scelgono dove andare dopo aver visto un video o una foto sui social. Serve essere digitali, serve mostrarsi. Una volta facevi un buon prodotto e il cliente tornava. Oggi devi anche raccontarlo. Se non esisti online rischi di non esistere affatto”.
Il peso dei consumi energetici e il futuro del settore
E sul “peso” dell’energia, Pennestrì ha spiegato:
“Una gelateria strutturata può arrivare a spendere anche 120 mila euro l’anno di energia elettrica. In alcuni casi significa destinare circa il 10% del fatturato solo a questa voce”.
“Credo che nei prossimi anni la distanza tra il gelato standardizzato e quello realmente artigianale sarà sempre più evidente. Come è già successo per il pane, il vino e il caffè”.
E sul rischio che il gelato di qualità diventi un prodotto per pochi:
“Dobbiamo fare di tutto per evitarlo. Se l’artigianalità diventa un lusso accessibile solo per una parte dei consumatori, perdiamo una delle caratteristiche che hanno reso il gelato così amato e popolare”.
Fonte: Corriere della Sera
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