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Scuole chiuse a Reggio, la testimonianza di un padre: ‘Un disastro, siamo già esausti’

"Chiediamo aiuto al Garante dell’infanzia, queste famiglie non possono essere lasciate da sole" la lettera

Scuola Aula Banchi

Scuole chiuse a Reggio Calabria. I problemi e i disagi vissuti dalle famiglie, dagli studenti e dal personale scolastico continuano a far parlare e lamentare una situazione che, giorno dopo giorno, diventa sempre meno sostenibile. Il padre di uno dei ragazzi della scuola secondaria di primo grado ‘Nosside Pythagoras’ racconta come è cambiata la quotidianità in seguito agli spostamenti decisi in seguito alle verifiche sismiche degli scorsi mesi.

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“Volevo testimoniare, da padre, il disastro delle scuole reggine e le grandi difficoltà che centinaia di ragazzini stanno fronteggiando della scuola secondaria di primo grado ‘Nosside Pythagoras Moscato'”.

Spiega il genitore:

“Come tutti sanno, la scuola Pythagoras lo scorso anno è stata chiusa per criticità strutturali. Noi abbiamo iscritto i nostri figli sicuri del fatto che se non fossero rientrati al Pythagoras comunque si sarebbero trovati ospitati nei locali che li ospitavano in precedenza, oppure comunque mantenendo una territorialità e vicinanza con il quartiere di riferimento. Invece diventando un unico istituto comprensivo con il “Moscato” 9 classi sono state mandate a Gallina. Abbiamo fatto solo qualche settimana di scuola e siamo già esausti. I ragazzini costretti ad uscire di casa alle 7 e arrivare al piazzale di Ravagnese entro le 7:30, lì attendono i pullman che (gratuitamente questo va dato atto) li porta a Gallina. A questo punto i ragazzini costretti da soli, senza sorveglianza , a fare un centinaio di metri a piedi per raggiungere l edificio scolastico, con zaini pesantissimi, carpette e tutto il necessario che gli servirà a scuola (e quando pioverà e farà freddo?)”.

Prosegue la lettera:

“Vorrei ricordare che ci sono ragazzini di prima media che hanno ancora dieci anni e li reputiamo troppo piccoli per vivere una situazione disagiata come questa. Eppure siamo costretti a farlo perché raggiungere
i plessi in autonomia risulta ancora più difficoltoso vista una serie di motivazioni (per esempio tutte le primarie, da Saracinello a Ravagnese, entrano allo stesso orario creando ingorghi e non dando alle famiglie il tempo necessario per spostarsi dai plessi di appartenenza dei piccoli a quello dei grandi e poi andare magari a lavoro). L’orario scolastico è davvero pesante: 8:15/14:15. A quell’ora i ragazzi devono di nuovo, con il loro zaino sulle spalle, percorrere la strada e salire sull autobus che li condurrà a Ravagnese, arrivando a completare le operazioni di sbarco intorno alle 14:30 (quando non si trova traffico), successivamente le famiglie fare rientro nelle proprie abitazioni, e far pranzare i ragazzi mai prima delle 15! Ma io mi domando: questa è vita che dei bambini possono fare? E quando dovrebbero studiare? Salta il doposcuola, saltano le attività sportive. Arrivano e hanno solo voglia di buttarsi a letto distrutti!”.

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Conclude così la testimonianza del genitore reggino:

“I tempi delle scuole dovrebbero essere i più belli da ricordare, mentre si vedono questi bambini affranti dalle mille difficoltà e peripezie che stanno fronteggiando, da soli, magari anche rimproverati e non capiti!
Hanno vissuto il covid, e adesso da un anno hanno perso la loro scuola. Hanno bisogno di normalità e serenità! Chiediamo all’amministrazione comunale di fare qualcosa perché LO STUDIO, LA SCUOLA è un diritto e i nostri figli hanno diritto di gioire e vivere la scuola in maniera serena. Chiediamo aiuto al Garante dell’infanzia! Queste famiglie non possono essere lasciate da sole, questi bambini e ragazzi hanno bisogno di non sentirsi soli! Facciamo in modo che questi studenti tornino a riappropriarsi della
loro spensieratezza e a svolgere una vita normale. Con immenso dolore, un padre!”.

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