Dieci anni di M4M: il bene confiscato che diventa casa per i giovani

M4M celebra il suo decennale trasformando un bene confiscato in un laboratorio di cittadinanza attiva. Un progetto che unisce Milano e Reggio Calabria per il riscatto sociale

attendiamoci

C’è un appartamento al numero 4 di via Andrea Massena, nel cuore di Milano, che dieci anni fa era soltanto un bene confiscato alla criminalità organizzata. Oggi quello stesso luogo, affidato in gestione all’associazione Attendiamoci ODV dalla Città Metropolitana di Milano, è diventato M4M – Via Massena 4 Milano, un laboratorio permanente di cittadinanza attiva, crescita personale e impegno sociale per i giovani.

Fondata a Reggio Calabria nel 2001, Attendiamoci promuove da oltre vent’anni percorsi di formazione basati sul modello della peer education – l’educazione tra pari – dove i giovani imparano dai giovani, condividendo responsabilità, esperienze e competenze. L’associazione opera in diversi territori d’Italia, da Reggio a Milano, trasformando beni confiscati alla criminalità in spazi di rigenerazione educativa, simboli concreti di riscatto civile.

Un weekend intergenerazionale per il decennale

Il weekend del 24-25-26 ottobre, M4M ha celebrato il suo decimo anniversario con l’evento Radici e Germogli, patrocinato dalla Città Metropolitana di Milano e da FM Notai. Un titolo che riassume l’essenza del progetto: ricordare le radici di un’esperienza nata da un’intuizione universitaria e far germogliare nuove idee e nuove generazioni di volontari.

La tre giorni si è aperta nel pomeriggio di venerdì con la testimonianza di Filippo Buonafede, fondatore di M4M, tornato per incontrare i nuovi volontari e condividere la storia di un progetto nato “quasi per scommessa” durante gli anni universitari. Un piccolo gruppo di sei giovani volontari ha dato vita alla prima sessione di confronto, ripercorrendo i bisogni e le motivazioni che, più di dieci anni fa, portarono un gruppo di universitari a unirsi per cercare un luogo di incontro, crescita e impegno condiviso. Da quell’esperienza, con il supporto dell’associazione Attendiamoci, nacque il progetto M4M, che nel tempo è diventato una vera e propria casa per generazioni di giovani.

Il progetto “Il Ponte sullo Stretto: Milano – Reggio Calabria”

Cuore pulsante dell’esperienza di M4M è il progetto “Il Ponte sullo Stretto: Milano – Reggio Calabria”, nato per unire simbolicamente due città e due mondi: quello del Nord e quello del Sud, della formazione universitaria e dell’impegno civile. L’idea, sviluppata insieme ad Attendiamoci ODV, era semplice ma rivoluzionaria: costruire un ponte umano e culturale tra giovani universitari di Milano e i coetanei calabresi impegnati nei beni confiscati alla criminalità organizzata.

Attraverso scambi, laboratori e settimane residenziali, il progetto ha permesso a centinaia di studenti di sperimentare la vita comunitaria, di formarsi alla leadership e alla corresponsabilità, e di vivere in prima persona la rigenerazione di un bene confiscato. “Il Ponte sullo Stretto” non è solo un titolo evocativo, ma una metafora di connessione: unire realtà diverse, creare relazioni autentiche e trasformare la distanza geografica in opportunità di dialogo, crescita e impegno comune.

I workshop e il lavoro dei tavoli tematici

Sabato mattina, dopo la colazione comunitaria – uno dei momenti più autentici di M4M – i partecipanti si sono divisi in due gruppi di lavoro per affrontare i tavoli tematici. Alla base, ancora una volta, il principio della peer education: giovani che accompagnano altri giovani, in un rapporto di reciprocità e fiducia.

Accanto ai nuovi volontari, hanno preso parte al workshop Fabrizio, volontario di “seconda generazione” di Via Massena e oggi manager nel settore finanziario, e lo stesso Buonafede, che ha guidato il confronto su temi cruciali come la sostenibilità organizzativa, la gestione delle relazioni con le istituzioni e la progettazione di lungo periodo.

Il cuore del lavoro dei workshop è stato articolato attorno a tre grandi temi, ognuno affrontato in un tavolo tematico diverso ma legato da un filo comune: la sostenibilità come condizione di futuro.

  1. Relazioni istituzionali e eventi pubblici: immaginando nuove forme di collaborazione con università, prefettura, forze dell’ordine e Città Metropolitana, e progettando iniziative per ampliare la rete di sostegno al progetto.
  2. Attività educative e formative: ripensando il percorso annuale dei volontari, alla luce del modello della peer education, per gettare le basi del prossimo decennio e definire nuove modalità di coinvolgimento.
  3. Report di Sostenibilità: avviando la costruzione del primo report per raccontare l’identità del progetto, misurarne l’impatto sociale e pianificarne il futuro.

Tre prospettive diverse, ma unite da un’unica domanda condivisa: come garantire che M4M continui a vivere, crescere e generare valore educativo nei prossimi dieci anni?

Radici che nutrono, germogli che crescono

La parte laboratoriale si è conclusa sabato pomeriggio con una plenaria di restituzione, durante la quale i gruppi hanno condiviso i risultati del workshop, seguita dal concerto acustico della coppia Roberto Macrì e Carmen Cardi, che ha offerto un momento di arte e leggerezza. A chiudere, un aperitivo comunitario, segno di quella convivialità che da sempre caratterizza la vita in Via Massena: un luogo dove la relazione è la prima forma di sostenibilità.

Radici e Germogli” – spiegano gli organizzatori – è il simbolo di un circolo virtuoso: i volontari di ieri che trasmettono esperienze e valori ai ragazzi di oggi, affinché diventino i volontari di domani. È così che un bene confiscato può davvero rinascere, continuando a generare bene comune.