Terremoto, scuole aperte a Reggio. Veronese: ‘La sicurezza dei ragazzi sacrificata alla continuità politica’

"La prevenzione non è allarmismo: è un dovere morale, amministrativo e giuridico, soprattutto quando si parla di minori" la dura nota del professore

Veronese

“Il terremoto di magnitudo 5.1 che ha colpito le coste calabresi è stato avvertito chiaramente dalla popolazione. Fortunatamente, non si registrano vittime né danni immediati. Tuttavia, questo non deve diventare l’ennesimo alibi per ignorare una realtà drammatica: la sicurezza delle scuole a Reggio Calabria è stata progressivamente smantellata in dieci anni di cattiva amministrazione“.

A scriverlo, in una nota stampa, Simone Veronese, professore e presidente di Associazione LIFE.

Il fallimento della sicurezza scolastica a Reggio Calabria

“Parte male, anzi malissimo, l’avventura del facente funzione Battaglia, che nel suo primo giorno di operato sceglie di non chiudere le scuole per consentire verifiche tecniche post-sisma, dimostrando una preoccupante continuità con l’operato del sindaco Giuseppe Falcomatà. Una continuità che pesa come un macigno, perché in questi dieci anni la sicurezza degli studenti è stata progressivamente azzerata.

Giuseppe Falcomatà è il sindaco che non ha investito nella sicurezza scolastica, non ha costruito una sola scuola nuova, e non ha realizzato interventi di adeguamento sismico in alcun istituto comprensivo. L’unica azione concreta della sua amministrazione è stata la chiusura sistematica dei plessi, seguita dallo spostamento degli alunni, come pacchi postali, da un edificio all’altro, spesso in strutture senza carotaggi, senza verifiche statiche complete, già sovraffollate e oggi sottoposte a carichi strutturali ancora più elevati.

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La sicurezza a rischio in alcune scuole

Esistono a Reggio Calabria – prosegue Veronese – scuole che operano ai limiti della sicurezza, e altre collocate in edifici non adeguati alla funzione scolastica, come accade a Catona e Gallico. In questo contesto, tenere le scuole aperte dopo un sisma avvertito dalla popolazione non è prudenza, è irresponsabilità.

In territori normali, con edifici sicuri e certificati, una scossa di questa entità potrebbe non destare preoccupazioni. Ma Reggio Calabria non è in una condizione normale. Qui, il rischio sismico è elevato e il patrimonio scolastico è fragile. La prevenzione non è allarmismo: è un dovere morale, amministrativo e giuridico, soprattutto quando si parla di minori.

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“L’irresponsabilità di non chiedere verifiche tecniche

Non chiudere le scuole nemmeno per consentire verifiche tecniche immediate significa accettare consapevolmente un rischio. E quando si accetta un rischio sulla pelle dei ragazzi, la responsabilità non è mai neutra.

Il facente funzione Battaglia aveva l’occasione di segnare una discontinuità. Ha scelto invece di proseguire lungo la strada di un fallimento decennale, dove l’emergenza è diventata normalità e la sicurezza un fastidio amministrativo.

La città non chiede miracoli. Chiede scuole sicure, controlli seri, decisioni responsabili. Perché la vera tragedia, quella irreparabile, sarebbe accorgersi dei problemi solo dopo”.