Il ministro Giuli in visita alla collezione di antiche bottiglie recuperate da Calabria Wild Wine
Da Scilla al Vinitaly 2026, in esposizione 76 bottiglie storiche che raccontano la storia del vino calabrese tra gli anni '50 e '90
17 Aprile 2026 - 15:21 | Comunicato Stampa

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Si è chiusa ieri, nell’ambito di Vinitaly 2026, la mostra Antichi vini di Calabria: tra memoria, grafica e identità, dal 1950 al 1990, curata dall’associazione Calabria Wild Wine.
In esposizione, 76 bottiglie storiche che raccontano la storia del vino calabrese tra gli anni ’50 e ’90: un patrimonio raro, proveniente da 37 cantine oggi scomparse e distribuito su tutte e cinque le province della regione. Una collezione che restituisce, in modo concreto, la profondità storica e culturale del vino calabrese nel secondo Novecento.
Il progetto di Calabria Wild Wine tra memoria e identità

Il progetto divulgativo nasce dall’idea di salvaguardare una parte rilevante della storia enologica della Calabria che rischiava di scomparire. Le bottiglie storiche rappresentano infatti una fonte diretta di notizie, informazioni e storie di vita: permettono di ricostruire la storia dei produttori, i vitigni utilizzati, i blend, le denominazioni, ma anche l’evoluzione della grafica e del modo di comunicare il vino. Calabria Wild Wine ha dedicato anni alla ricerca di queste tracce, ricostruendo così una collezione che restituisce ciò che la Calabria del vino è stata tra il dopoguerra e la fine del Novecento.
«Siamo qui per raccontare il vino nei suoi aspetti culturali e, attraverso questa mostra, proporlo come uno strumento di promozione della cultura e dell’identità locale, condividendo la parte forse meno conosciuta della Calabria, dove il vino non è solo una bevanda, ma un vero e proprio patrimonio culturale. Queste bottiglie contengono le fatiche e i sogni dei nostri nonni e dei nostri antenati viticoltori. Abbiamo sentito il dovere di celebrare e di mantenere viva la memoria enologica della Calabria, prima che svanisse in silenzio» spiega Vittorio Porpiglia, co-fondatore e presidente dell’associazione.
«Senza un lavoro sistematico di ricerca, queste testimonianze — e con loro una parte della memoria produttiva italiana — sarebbero andate perdute».
Visitatori e presenze istituzionali a Vinitaly 2026

Sono stati numerosi i visitatori, spesso sorpresi e incuriositi dalla possibilità di osservare dal vivo cinquant’anni di storia enologica. Accanto al grande pubblico e ai wine lover, la mostra ha attirato anche studiosi, operatori del settore e personalità di rilievo, che hanno riconosciuto l’originalità e il valore del lavoro portato avanti da questa giovane realtà calabrese.
Tra i visitatori, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha manifestato interesse e apprezzamento per la valenza culturale dell’iniziativa, il Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e l’Assessore Gianluca Gallo, che ha fortemente sostenuto la presenza di questo progetto di divulgazione culturale al Vinitaly.
«Questi ragazzi appassionati di viticoltura non solo hanno realizzato un campo catalogo nel quale hanno selezionato i vitigni identitari della nostra regione, ma hanno avuto anche la pazienza di raccogliere tutte queste bottiglie che raccontano la storia dei vini calabresi nel secolo passato. Credo fosse giusto portarli al Vinitaly. Li ho conosciuti nel corso di una manifestazione e ho voluto fortemente che fossero qui, ma saranno con noi anche in altre circostanze», ha dichiarato l’Assessore Gallo.
Ospiti, volume sui vitigni rari e presentazioni
Tra gli ospiti illustri anche il giornalista Luca Telese, che ha definito Calabria Wild Wine: «una delle realtà più autentiche e sorprendenti del Vinitaly 2026»,
sottolineando il carattere unico del progetto e il lavoro di recupero della biodiversità viticola regionale. Ad ammirare la mostra nel padiglione Calabria ci sono stati anche grandi esperti del mondo del vino come il Prof. Attilio Scienza, uno dei più importanti studiosi di viticoltura, Francesco Saverio Russo, noto divulgatore del vino, e il Master of Wine Andrea Lonardi.
Nel corso di Vinitaly è stato inoltre presentato il volume Vitigni rari italiani. Storie di patriarchi, profeti ed eroi, all’interno del quale l’associazione Calabria Wild Wine ha curato un capitolo interamente dedicato alla Calabria. Il libro, realizzato dall’associazione Graspo e curato da Aldo Lorenzoni, raccoglie il contributo di oltre 40 autori impegnati a raccontare e valorizzare la straordinaria biodiversità dei vitigni rari italiani, offrendo un quadro ampio e documentato della ricchezza viticola del nostro Paese.
I numeri della mostra e i materiali disponibili
I NUMERI DELLA MOSTRA
- 76 bottiglie originali esposte
- 1950–1997 gli anni documentati
- 37 cantine non più esistenti
- 5 province coinvolte (tutta la Calabria)
- 16 comuni di provenienza
- 15 vitigni documentati
- 26 tipologie di vini
- 41 rossi, 21 bianchi, 14 rosati
- 13 bottiglie ricevute in donazione
- 58 litri complessivi di vino conservato
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