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Lavoro femminile in Calabria, Quote Rosa: ‘Servono interventi strutturali’

"Quattro donne su dieci restano escluse dal mercato del lavoro e oltre il 70% del lavoro domestico e di cura continua a gravare quasi interamente sulle donne" la nota


L’associazione Quote Rosa, presieduta da Anna Comi, interviene sui dati emersi dal rapporto dell’Università Cattolica e Fondazione Poetica sul lavoro femminile in Calabria, che confermano una situazione allarmante: quattro donne su dieci restano escluse dal mercato del lavoro e oltre il 70% del lavoro domestico e di cura continua a gravare quasi interamente sulle donne.

“Non siamo davanti soltanto a un problema occupazionale – dichiara la presidente Anna Comi – ma a una questione economica, sociale e culturale che rischia di compromettere il futuro della Calabria. Dietro questi numeri ci sono salari insufficienti, carriere interrotte, precarietà e una continua fuga di competenze femminili”.

Il piano per l’occupazione femminile

Secondo Quote Rosa, servono interventi strutturali che consentano alle donne di lavorare senza dover scegliere tra occupazione, famiglia e cura. Per questo l’associazione propone un piano regionale per l’occupazione femminile stabile, con incentivi alle imprese che assumono donne con contratti a tempo indeterminato e premialità nei bandi pubblici per le aziende che garantiscono parità salariale, welfare aziendale e presenza femminile nei ruoli decisionali.

Il patto per il salario dignitoso

Al centro della proposta vi è l’istituzione di un “Patto regionale per il salario dignitoso delle donne”, con sgravi e incentivi per le imprese che riducono il divario retributivo di genere, contrastano il part-time involontario e favoriscono percorsi di crescita professionale e salariale per le lavoratrici.

“Il lavoro povero femminile – prosegue Anna Comi – è una delle principali cause della dipendenza economica e dell’abbandono del mercato del lavoro. Una donna che lavora deve poter raggiungere autonomia, sicurezza e dignità economica”.

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Quote Rosa collega inoltre il tema salariale al peso del lavoro di cura, ancora quasi totalmente sulle spalle delle donne e il riconoscimento contrattuale, economico e previdenziale del lavoro di cura.

“La Calabria – conclude Anna Comi – non può continuare a considerare il lavoro femminile marginale. Investire sulle donne significa investire sul futuro economico, sociale e demografico della nostra regione”.

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