Reggio, arresto Chiarolla: il ‘monopolio’ delle assunzioni e la caccia alle deleghe. Le accuse
Dalle deleghe sindacali agli incendi: la ricostruzione della Procura e le accuse agli indagati
12 Giugno 2026 - 16:21 | di Redazione

È scattata nella giornata di ieri la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Maurizio Chiarolla, esponente sindacale finito al centro di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.
Il provvedimento, firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari Claudia Colli, contesta a vario titolo gravi reati legati alla gestione della manodopera all’interno dello stabilimento Hitachi Rail e delle ditte dell’indotto logistico, come la Phoenix Logistic S.r.l.. Insieme a Chiarolla, l’ordinanza ha colpito altri due indagati, Salvatore Aricò e Roberto Puglia.
Chiarolla, noto nel contesto locale come rappresentante della sigla sindacale CONFSAL-FISMIC, era stato recentemente candidato alla presidenza della IV circoscrizione, nella lista “I democratici“, alle elezioni dello scorso 24 e 25 maggio, consultazione da cui era uscito sconfitto.
Le accuse formali e il controllo della manodopera
Per quanto riguarda l’episodio cardine che ha fatto scattare l’arresto, a Chiarolla viene contestato il delitto di tentata estorsione aggravata. Come si legge nelle carte, l’azione era volta “al fine di procurare a sé ed ad altri un ingiusto profitto consistente nell’assicurare alla sigla sindacale CONFSAL FISMIC rappresentata da CHIAROLLA una posizione dominante all’interno dello stabilimento reggino, assicurandosi la prerogativa di selezionare, scegliere ed imporre sulle imprese che operano in appalto con Hitachi Rail spa, il personale dipendente assunto; di ricevere maggiori deleghe sindacali, acquisendo l’appoggio della forza lavoro fedele a CHIAROLLA e aumentando la percentuale in quota trattenuta direttamente sul salario dei lavoratori iscritti”.
Secondo l’impianto accusatorio, le condotte del gruppo erano dirette a costringere “i sindacalisti concorrenti a desistere dall’intraprendere ogni iniziativa sindacale che potesse ostacolare l’assunzione, da parte delle società operanti all’interno dello stabilimento Hitachi Rail spa di Reggio Calabria, di lavoratori sponsorizzati da Chiarolla” e, parallelamente, a obbligare gli imprenditori “a privilegiare nelle assunzioni persone sponsorizzate e assecondare le richieste nelle trattative sindacali”.
La pianificazione e gli attentati incendiari
La strategia coercitiva sarebbe culminata nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2025 con la distruzione delle autovetture dei due sindacalisti rivali.
“In concorso morale e materiale tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, appiccavano il fuoco alle autovetture di HANAMAN Antonio e LABATE Gabriele, da cui derivava un pericolo di incendio”.
Le intercettazioni agli atti mostrano come la sera precedente agli attentati Chiarolla avesse promosso una riunione operativa urgente in via Mattia Preti, presso l’abitazione di Roberto Puglia. Le microspie ambientali hanno registrato il sindacalista mentre definiva i tempi dell’azione, affermando che “entro domani si deve fare” e proponendo un giro in auto per “vedere le macchine”, locuzione interpretata dagli inquirenti come il sopralluogo mirato a localizzare preventivamente i mezzi delle vittime.
La ripartizione dei ruoli e la posizione dei complici
Nella ricostruzione del GIP, Chiarolla emerge come il mandante e il promotore del disegno criminoso. Roberto Puglia avrebbe offerto la propria casa come base logistica, mentre Salvatore Aricò si sarebbe occupato della copertura dinamica sul territorio, effettuando ripetuti passaggi notturni per vigilare sull’esecutore materiale. Per questo ruolo la Procura aveva richiesto l’arresto anche di un altro soggetto, istanza che però il GIP ha respinto per insufficienza di indizi individualizzanti, ritenendo che i filmati notturni non consentissero un riconoscimento fisionomico certo.
Nell’ordinanza vengono menzionati anche episodi passati, legati a lettere minatorie e all’incendio dell’auto di Nunzio Blandini (manager della Miri SpA), compiuti sempre per costringere la dirigenza a “privilegiare nelle assunzioni persone sponsorizzate da Chiarolla”.
Per questi fatti pregressi il giudice ha specificato che non è stata applicata la misura cautelare, ritenendo necessari ulteriori approfondimenti.
Tutti i reati contestati a Chiarolla ed ai complici sono stati formalmente considerati dal GIP come condotte gravate dal metodo mafioso.
Si precisa che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse contestate sono, allo stato, ipotesi investigative che dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento. I destinatari delle misure cautelari sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.
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