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Maria Ida, la giovane calabrese sopravvissuta al tentato femminicidio: ‘Ho pensato di morire, mi reputo una miracolata’

La 29enne di Terranova da Sibari racconta l’aggressione subita e la morte scampata. 'Mi accoltellava e vedevo in lui uno sguardo mai visto prima. Un mio amico mi ha salvato la vita'

maria ida

“Ho pensato di morire. Mi reputo una miracolata e sento la responsabilità di raccontare quello che ho subìto, per dare voce a chi non ce l’ha fatta e aiutare anche una sola persona a riconoscere la violenza prima che sia troppo tardi”.

Sono parole forti, lucidissime, quelle di Maria Ida Santopaolo, farmacista 29enne di Terranova da Sibari, in provincia di Cosenza. Nei primi giorni di giugno è sopravvissuta a un brutale tentato femminicidio. A colpirla, secondo il suo racconto, un uomo che per anni aveva considerato un amico.

A pochi giorni dall’aggressione, con le ferite ancora visibili, Maria Ida ha deciso di raccontare pubblicamente quanto accaduto. Un racconto duro, doloroso, ma anche necessario. Perché, come spiega lei stessa, la sua storia può diventare un messaggio per altre donne.

“Era un amico, poi è diventato insistente”

La notte dell’aggressione Maria Ida era appena rientrata a casa.

“Erano circa le due. Appena rientrata, stavo aprendo il portone quando ho sentito una presenza alle spalle. Mi sono girata ed era Franco, un amico che conoscevo da circa 6 anni e negli ultimi mesi aveva sviluppato nei miei confronti un interesse che non avevo mai ricambiato”.

La giovane racconta che, dopo il suo rifiuto, l’uomo avrebbe iniziato a diventare sempre più pressante.

“Dopo il mio rifiuto era diventato sempre più insistente, tanto che a marzo avevo deciso di bloccarlo sui social”.

Quella sera, però, l’uomo si è presentato sotto casa.

“Inizialmente mi ha chiesto se potevamo parlare. Ho provato a chiamare un amico, lui se n’è accorto e mi ha buttato il telefono a terra”.

Maria Ida aveva in mano le chiavi di casa. Proprio in quel momento è riuscita a premere il pulsante dell’allarme antipanico, installato dal padre perché vive da sola.

“In quel momento è scattata la violenza: ha preso un coltello dalla macchina e ha iniziato a colpirmi al collo e alla testa”.

L’aggressione e la fuga disperata

La 29enne è riuscita a liberarsi per qualche istante. Ha provato a scappare, ma è stata raggiunta di nuovo.

“Sono riuscita a liberarmi e a fare qualche metro, ma mi ha raggiunta di nuovo. Mi ha colpita alle spalle e alla nuca, dove ho riportato le ferite più profonde. Mi è andata bene: poteva colpire un’arteria vitale”.

Nel suo racconto restano impresse anche le parole urlate dall’aggressore.

“Mi urlava: ‘Puttana, muori, ti ammazzo’. Ricordo uno sguardo che non avevo mai visto prima.

Quando mi ha riacchiappata, mi ha colpita al viso e poi improvvisamente si è fermato. Ha posato il coltello e mi ha baciata. Ho cercato di assecondarlo disperatamente, sperando, invano, che quel gesto potesse fermare la sua furia”.

L’uomo, secondo il racconto della ragazza, continuava a dirle di amarla e di voler costruire una famiglia con lei. Poi la violenza è ripresa.

“Mi ha trascinata verso la macchina, ha iniziato a tentare di strangolarmi e mi ha scaraventata a terra. Era sopra di me. In quel momento ho pensato davvero che stessi morendo”.

A salvarla è stato l’arrivo di Diego, un amico comune, allertato da Daniel. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto alcuni squilli da Maria Ida e non riuscendo più a contattarla, si era insospettito.

“Quando ha iniziato a urlare a Franco di fermarsi, lui ha allentato la presa e io ne ho approfittato per scappare e salire in macchina con Diego. Siamo corsi al pronto soccorso. Ero una maschera di sangue. Gli ho ripetuto, incredula: ‘Mi hai salvato la vita’”.

Dopo la fuga, secondo quanto emerso dal racconto della giovane, le telecamere avrebbero ripreso l’uomo mentre recuperava i coltelli e tornava a casa.

“Ha messo i vestiti in un sacco e si è fatto una doccia. La mattina successiva, a seguito della mia denuncia, l’hanno arrestato”.

L’incontro con Occhiuto e il progetto nelle scuole

Nei giorni scorsi Maria Ida Santopaolo è stata ricevuta in Cittadella dal presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, insieme agli assessori Pasqualina Straface e Gianluca Gallo.

Occhiuto ha espresso alla giovane, alla sua famiglia e alle persone a lei vicine “la vicinanza e l’affetto dell’intera Calabria”, condannando con fermezza un episodio che ha profondamente scosso la comunità.

Durante l’incontro si è parlato anche di un possibile percorso nelle scuole calabresi. L’idea, condivisa con Maria Ida e con il ragazzo che l’ha soccorsa, è quella di portare la loro testimonianza tra gli studenti, in coordinamento con l’assessore all’Istruzione Eulalia Michelizzi.

L’obiettivo è trasformare una tragedia sfiorata in uno strumento di educazione al rispetto, alla cultura del consenso, alla parità e al rifiuto di ogni forma di violenza.

“Voglio vivere senza paura”

Oggi Maria Ida deve fare i conti con le ferite fisiche e con quelle interiori.

“Oggi le ferite sul corpo richiedono ancora tempo per guarire. Per quelle dell’anima inizierò un percorso psicologico”.

In questi giorni, attorno a lei, si è stretta una comunità intera. A Terranova da Sibari si è svolta anche una fiaccolata.

“Ho sentito un affetto enorme. Mi emoziono per cose che prima davo per scontate: stare con la mia famiglia, parlare con le persone che amo, essere viva”.

Nonostante tutto, Maria Ida dice di non provare vendetta.

“Non provo sentimenti di vendetta e non desidero il male di nessuno. Vorrei soltanto una pena adeguata e che mi venga restituita la possibilità di vivere senza paura”.

La sua voce, oggi, diventa molto più di una testimonianza personale. È un appello. Un invito a riconoscere i segnali della violenza, a non sottovalutare l’insistenza, il controllo, il rifiuto non accettato. E a chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.

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