Inchiesta sul Ponte, nuove intercettazioni: ‘Abbiamo vinto al Totocalcio?’. La risposta: ‘No! Ancora no, però…’
Agli atti dell’indagine la telefonata tra Saccomanno e Ciucci. L’ad della Stretto di Messina Spa non è indagato. Nell'inchiesta figura anche un imprenditore reggino
26 Giugno 2026 - 16:34 | di Redazione

Nuovi dettagli emergono dall’inchiesta della Procura di Roma sui presunti tentativi di condizionare il controllo di legittimità sulla delibera relativa al Ponte sullo Stretto.
Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, agli atti dell’indagine c’è anche una conversazione intercettata dai carabinieri del Ros tra Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, e Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato, storico esponente della Lega in Calabria ed ex consigliere della società.
Ciucci, è bene precisarlo, non risulta indagato ed è estraneo all’inchiesta.
La telefonata del 2 ottobre
È il 2 ottobre 2025. Saccomanno telefona a Ciucci e gli anticipa di avere “una buona notizia” da comunicargli.
“Pietro! Tu ci sei più tardi? Ho una buona notizia da darti”, dice Saccomanno.
La risposta di Ciucci è immediata: “Abbiamo vinto al Totocalcio?”.
Saccomanno replica: “No! Ancora no, però potremmo vincere…”.
I due si accordano per vedersi nel pomeriggio. “Sono ansioso, ciao ciao”, dice Ciucci prima di chiudere la telefonata.
Secondo quanto ricostruito nell’informativa del Ros, citata da Il Fatto Quotidiano, Saccomanno avrebbe poi raggiunto la sede alle 15. Gli investigatori collegano quella conversazione a informazioni che l’imprenditore Vincenzo Virgiglio avrebbe ricevuto e poi trasmesso a Saccomanno, il quale a sua volta avrebbe informato Ciucci.
L’inchiesta e l’ipotesi dei pm
Al centro dell’indagine ci sono Giacomo Francesco Saccomanno, l’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio e l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagati a vario titolo per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Secondo l’ipotesi della Procura di Roma, coordinata dall’aggiunto Giuseppe De Falco, Saccomanno, attraverso Virgiglio, avrebbe cercato di ottenere da Miele materiale riservato e di favorire un orientamento positivo della Corte dei Conti sul progetto del Ponte.
Sempre secondo l’accusa, Miele avrebbe accettato con la promessa di essere segnalato per possibili incarichi remunerativi dopo il pensionamento, arrivato nel febbraio 2026.
Il momento decisivo per il Ponte
La telefonata va inserita in un passaggio delicato. Tra fine settembre e inizio ottobre 2025, la Corte dei Conti era chiamata a esprimersi sulla delibera del governo. A Stretto di Messina Spa e al ministero delle Infrastrutture erano state chieste integrazioni documentali urgenti.
In quei giorni, secondo gli atti, Saccomanno e Virgiglio si sarebbero mossi con particolare attenzione. Il 10 ottobre, Virgiglio chiede a Saccomanno: “Senti, ti ha chiamato Tommaso Miele? Perché voleva farti gli auguri per il nipote”.
Saccomanno risponde: “A me mi interessa che quella cosa che ti ha detto viene confermata, capito?”.
Virgiglio aggiunge: “Ti ho detto di sì… tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto là io… molto importanti, molto importanti”.
I nomi dei due giudici contabili, non indagati, restano riservati. La loro posizione, secondo quanto riportato, è al vaglio degli inquirenti.
La bocciatura della Corte dei Conti e la reazione attribuita a Salvini
Il 29 ottobre arriva il parere negativo della Corte dei Conti sulla delibera. Il giorno dopo era previsto a Roma il convegno “Un ponte per crescere”, organizzato dall’Accademia Calabra di Saccomanno.
In una nuova conversazione, sempre riportata da Il Fatto Quotidiano, Franco Gemoli, ex responsabile comunicazione della Lega Calabria e non indagato, chiede a Saccomanno se Matteo Salvini avrebbe comunque partecipato.
Saccomanno risponde: “D’altro canto, con la rabbia che ha addosso figurati se…”.
Poi riferisce una frase attribuita al ministro: “Mi ha scritto che comunque… ha detto se i magistrati vogliono la guerra, la guerra sia… quindi ti ho già detto tutto”.
Saccomanno definisce poi la decisione della Corte dei Conti “un provvedimento eversivo”, sostenendo che i giudici contabili non potessero entrare nel merito del progetto.
Le reazioni politiche
Duro l’intervento del Movimento 5 Stelle. Per Agostino Santillo, vicepresidente della Commissione Ambiente alla Camera, “le intercettazioni scoperchiano un vaso di Pandora che puzza di vecchio malaffare e di spregiudicatezza”.
Santillo aggiunge: “Esultano tra di loro vantandosi di aver ‘vinto al Totocalcio’, ma qui non c’è in palio un’innocua schedina domenicale, ci sono in gioco i miliardi dei contribuenti”.
I parlamentari M5s delle commissioni Trasporti e Infrastrutture di Camera e Senato parlano di “particolari inquietanti” e chiedono se Salvini applicherà lo stesso rigore anche nei confronti dei vertici coinvolti nella vicenda.
Interviene anche Angelo Bonelli, deputato di Avs, che definisce “gravissime” le parole attribuite a Salvini: “Se le ha pronunciate, spieghi al Paese come possa considerare la Corte dei Conti un nemico”.
La vicenda resta ora nelle mani della magistratura. Le accuse dovranno essere verificate nelle sedi competenti.
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