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Gambarie, ora il Bosco degli Artisti si illumina di notte: sale a 31 il numero delle opere

Paolo Giosuè Genoese traccia il bilancio di Aspromondo e racconta la nuova edizione del Bosco degli artisti nel cuore dell'Aspromonte dedicata alla “cura”

bosco degli artisti Gambarie

Il Bosco degli Artisti di Gambarie continua a crescere. Non soltanto per il numero delle opere, arrivate a 31 con le sei nuove installazioni dell’edizione 2026, ma anche per quello dei visitatori. Per la prima volta, infatti, il progetto ha superato la soglia delle 10mila presenze nell’arco dell’anno, secondo il monitoraggio effettuato dall’organizzazione attraverso i QR code presenti accanto alle opere.

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Un risultato che accompagna la XV edizione del FACE Festival, la quinta nella sua veste di Aspromondo. Il progetto, nato nel 2007 e trasferitosi nel 2021 nello scenario dell’Aspromonte, prevede una fase di residenza artistica all’ex Vivaio Forestale di Cucullaro e la successiva installazione delle opere nel Bosco degli Artisti di Gambarie. L’edizione 2026 è dedicata al tema “La Cura” e prevede sei nuove opere, performance e momenti di approfondimento.

Ai microfoni di CityNow, il direttore artistico Paolo Genoese ha tracciato un bilancio del percorso intrapreso, soffermandosi soprattutto sulla crescita del progetto e sul rapporto sempre più stretto tra arte e natura.

Genoese: “Superate le 10mila persone, è un risultato concreto”

Uno degli elementi più significativi è proprio la partecipazione. Attraverso i QR code installati accanto alle opere, che permettono anche di ascoltare il racconto degli artisti, l’organizzazione monitora nel corso dell’anno i dispositivi che accedono ai contenuti.

“Siamo passati dalle 5mila persone l’anno e quest’anno, per la prima volta, siamo sopra le 10mila. È un risultato concreto per il nostro territorio e per la nostra città. Questo è un museo, il Bosco degli Artisti, che riesce a richiamare tutte queste persone, con protagonista un luogo meraviglioso”.

Il Bosco non viene però pensato come un museo tradizionale. Le installazioni sono esposte agli agenti atmosferici, cambiano con il trascorrere delle stagioni e, in alcuni casi, vengono ripensate. Una caratteristica che fa parte dello stesso progetto artistico: le opere sono chiamate a confrontarsi con vento, neve, pioggia, vegetazione e trasformazioni naturali.

È proprio su questo punto che si innesta il tema scelto per il 2026.

“La Cura” come tutela delle opere e del territorio

Genoese ha spiegato di aver chiesto agli artisti di lavorare sul concetto della cura, intesa anche come attenzione verso ciò che esiste già.

Insieme a Giuseppina De Marco dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, è stato avviato un lavoro di documentazione delle opere per comprenderne l’evoluzione nel tempo e valutare eventuali interventi.

“Quando nel bosco un’opera cambia per gli agenti atmosferici o anche, a volte, per l’intervento dell’uomo, ragioniamo su quale possa essere la direzione e la riprogettazione. La cura vuol dire curare ciò che di bello c’è e ciò che di bello abbiamo”.

Il progetto guarda quindi anche alla manutenzione e alla sostenibilità delle installazioni. Le nuove opere vengono osservate per un anno prima di una valutazione definitiva.

“È il Bosco a decidere se quell’opera può rimanere o meno”, ha spiegato Genoese, sottolineando come l’obiettivo non sia quello di riempire l’area di materiali, ma di arricchire la passeggiata all’interno della natura attraverso l’arte e la curiosità.

Un’opera che si illumina al buio

Tra le nuove installazioni Genoese segnala in particolare quella realizzata da Paolo Infortuna, artista già protagonista in passato del progetto e tornato quest’anno nella residenza.

L’opera è collocata nella parte alta del Bosco ed è composta da circa 500 paletti in legno. La particolarità emerge soprattutto dopo il tramonto: grazie al materiale utilizzato, la struttura si illumina al buio creando una sorta di collina luminosa.

Un elemento che, secondo il direttore artistico, può contribuire anche a far vivere il Bosco in maniera diversa.

“Invito a scoprire il Bosco degli Artisti anche di notte. Sta accadendo che tanti ragazzi, soprattutto quando ci sono le feste a Gambarie, girano per il Bosco nelle ore serali”.

Un modo per avvicinare anche un pubblico differente attraverso installazioni e performance. Nell’edizione 2026 il programma ha previsto infatti anche momenti performativi, affiancati alle nuove produzioni artistiche.

Dalla salamandra pezzata alla Rosalia alpina

Il rapporto tra arte e ambiente passa anche dal racconto della fauna dell’Aspromonte. Dopo la Rosalia alpina, nella parte alta del percorso, il Bosco ospita anche una rappresentazione ingigantita della salamandra pezzata, realizzata nell’ambito della collaborazione con le guide e gli escursionisti ambientali.

L’obiettivo è rendere riconoscibili anche i piccoli animali che popolano il territorio, trasformandoli in strumenti artistici e, allo stesso tempo, divulgativi.

Per Genoese è proprio questa contaminazione a rappresentare il cuore di Aspromondo: artisti, natura e territorio che si incontrano all’interno di un progetto destinato a cambiare nel tempo.

Il FACE arriva così alla sua quindicesima edizione e Aspromondo alla quinta. Una storia iniziata negli spazi di Ecolandia e che oggi ha trovato nell’Aspromonte una dimensione differente.

“È diventato un progetto concreto di abitazione degli spazi, di coinvolgimento e di integrazione con la natura. La Calabria è piena di artisti e di persone molto sensibili alle tematiche della natura e della produzione attenta. È questo il significato alla base del Bosco degli Artisti”.

Un museo all’aperto che non prova a imporsi sul paesaggio, ma a convivere con esso. E che, anno dopo anno, continua ad aggiungere nuove opere e nuovi visitatori.

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