Piantedosi ad Arghillà: ‘Lo Stato deve aiutare i territori. Non solo sicurezza, ma riqualificazione e futuro’
Il ministro dell'Interno a Reggio per la firma dell'accordo interistituzionale. Dopo il sopralluogo nella periferia nord: "Ci sono situazioni non degne di un Paese civile, ma anche grandi potenzialità"
16 Settembre 2026 - 14:16 | di Redazione

Non soltanto controllo del territorio e presenza delle forze dell’ordine. Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi la sfida di Arghillà passa soprattutto dalla capacità delle istituzioni di intervenire sulla qualità della vita, recuperando spazi, servizi e fiducia dei cittadini.
Il ministro questa mattina è arrivato a Reggio Calabria per la firma dell’accordo interistituzionale sottoscritto in Prefettura con il prefetto Clara Vaccaro e il sindaco Francesco Cannizzaro, alla presenza del Governatore Roberto Occhiuto e della Sottosegretaria all’interno Wanda Ferro, dopo il sopralluogo nel quartiere della periferia nord della città.
Un passaggio che Piantedosi ha voluto rimarcare davanti alla stampa locale, spiegando la filosofia alla base dell’intesa: un intervento che non si limita all’aspetto repressivo, ma punta alla rigenerazione di un territorio complesso.
“Non bastano gli interventi di polizia, serve riqualificare”
“Non ci saremmo potuti limitare agli interventi di polizia più importanti – ha spiegato il ministro – invece vogliamo fare qualcosa per riqualificare, partendo dalla rimozione di una certa gravità, dalla riqualificazione dei contesti abitativi e dalla riqualificazione anche degli accessi a quelle classi dove ci sono anche delle scuole”.
Una visione che mette insieme sicurezza e recupero urbano. Per Piantedosi, infatti, la presenza dello Stato non può essere rappresentata soltanto dai controlli, ma deve tradursi anche in interventi capaci di restituire normalità ai quartieri più fragili.
“Arghillà ha grandi potenzialità”
Durante il sopralluogo, Piantedosi ha incontrato anche rappresentanti dei comitati e cittadini del territorio.
“Abbiamo incontrato rappresentanti, comitati, cittadini territoriali. Abbiamo colto che il territorio è di grande potenzialità”.
Un messaggio rivolto anche a superare una lettura esclusivamente legata alle criticità del quartiere.
Il ministro ha quindi sottolineato il ruolo della comunità locale nel percorso di rilancio, accanto all’impegno delle istituzioni.
L’accordo e i fondi per Arghillà
L’intesa firmata in Prefettura prevede un pacchetto di interventi destinati alla periferia nord di Reggio Calabria.
Piantedosi ha ricordato i 5 milioni di euro destinati alla riqualificazione del quartiere, con interventi che riguarderanno infrastrutture, servizi, sicurezza e decoro urbano.
Tra le misure previste anche il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza, con risorse dedicate al miglioramento del controllo del territorio, e il ripristino del presidio di polizia.
“Verrà ripristinato il posto di polizia ad Arghillà – ha dichiarato il ministro – e verrà riproposto anche in maniera rafforzata”.
Nel piano rientra inoltre il ritorno del presidio scolastico, considerato da Piantedosi un elemento centrale per la legalità.
“Tra le risorse che abbiamo messo a disposizione c’è l’impegno del sindaco a ripristinare anche il presidio scolastico, una delle prime istituzioni della legalità e della democrazia in un contesto civile”.
“Situazioni non degne di un Paese civile”
Il ministro ha ribadito la necessità di un sostegno dello Stato nei territori dove emergono situazioni particolarmente difficili.
“È un luogo dove è doveroso che lo Stato, il Governo dia un aiuto e un sostegno alle istituzioni territoriali”.
Poi il passaggio più netto sulla condizione del quartiere dopo la visita:
“Ho visto personalmente situazioni che, francamente, non sono degne di un Paese civile qual è il nostro”.
Da qui l’impegno del Governo attraverso il protocollo appena sottoscritto.
“Lo renderemo operativo. I tempi li abbiamo affrontati anche in questa riunione, ragionando sulla possibilità di un intervento normativo con la Regione”.
Per Piantedosi, dunque, Arghillà diventa un esempio di un approccio diverso: non solo contrasto alle emergenze, ma un progetto più ampio nel quale sicurezza, servizi e riqualificazione urbana viaggiano insieme.
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