Panificatori reggini, Assipan: ‘Il costo della crisi non può ricadere solo sulle imprese’
Assipan Confcommercio propone la prenotazione del pane e apre alla sperimentazione della chiusura domenicale
29 Ottobre 2026 - 14:30 | Comunicato stampa

La sostenibilità della panificazione non può continuare a reggersi esclusivamente sui sacrifici degli imprenditori. È il messaggio emerso dalla partecipata riunione di Assipan Confcommercio Reggio Calabria, che ha visto confrontarsi gli operatori del settore con il presidente provinciale Nino Laurendi, i componenti del direttivo Nino Santoro e Rodolfo Magno e il direttore Confcommercio Fabio Giubilo.
Un comparto sotto pressione, tra rincari energetici, aumento delle materie prime, difficoltà nel reperire personale e ritmi di lavoro sempre meno conciliabili con la vita familiare. A pesare è anche l’abusivismo, che penalizza le imprese regolari e altera le condizioni di concorrenza.
Laurendi: “Difendere il pane significa anche difendere il lavoro”
“Ogni giorno garantiamo un bene essenziale, cercando di contenere il peso degli aumenti sulle famiglie. Ma questa responsabilità sociale non può trasformarsi in un sacrificio permanente per le nostre imprese”, sottolinea il presidente Laurendi. “Difendere il pane significa anche difendere il lavoro, la professionalità e la dignità di chi lo produce”.
Prenotazione del pane e chiusura domenicale
Dal confronto sono emerse due direttrici concrete. La prima riguarda il rapporto con i consumatori, chiamati a una maggiore collaborazione attraverso la prenotazione del pane: una pratica semplice, che consentirebbe di adeguare la produzione alla domanda effettiva, contenere i consumi energetici e ridurre sprechi e invenduto. La seconda apre una riflessione sull’organizzazione del lavoro e, in particolare, sulla chiusura domenicale dei panifici.
Già dal prossimo fine settimana alcuni operatori avvieranno una prima sperimentazione.
Magno: “Vogliamo dare un segnale concreto”
“Vogliamo dare un segnale concreto, insieme ad altri colleghi, su una questione che riguarda l’intera categoria”, osserva Magno. “La produzione domenicale comporta costi spesso sproporzionati rispetto alla domanda. Ma c’è anche l’esigenza di recuperare spazi di vita familiare e restituire al nostro lavoro condizioni più sostenibili”.
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